La Sintesi degli Opposti

Sono al centro,

nel mezzo, nel cuore del mio piccolo universo quotidiano.

Sono come un pendolo,

mi sposto lentamente da un’estremità all’altra,

in moto perpetuo senza sosta

posso dispensare

Amore, Felicità, Tenerezza e Passione.

posso infliggere

Odio, Infelicità, Durezza e Indifferenza.

ondeggio tra ciò che è Bene e ciò che è Male.

tra la Realtà e la Fantasia.

tra la Verità e la Menzogna.

Sono Buio e sono Luce.

Sono Acqua  che inonda,

sono Fuoco che riscalda.

Sono il Tutto

sono il Niente.

Sono come Tu mi definisci..

la Sintesi degli Opposti“.

Destino – 3

La seconda parte è QUI

Pierre, terminato il turno al banco frutta dell’emporio Carver, sgattaiolò provando a nettar le mani con uno straccio. Alla fontana della piazza completò l’opera, sciacquando anche la faccia impregnata di sonno. Dalle cinque del mattino sveglio e in moto per le faccende del mercato, adesso si trovava poca energia in corpo da spendere con la bella Marie. Ma si sa, tolti i vestiti di dosso e davanti alle grazie esposte della giovane amante, la gioventù avrebbe compensato qualunque fatica pregressa. Passando dinnanzi la chiesa ebbe un brivido: la statistica, seppur inclemente, non lo induceva a prendere sul serio le conseguenze, sebbene si rendesse conto di quanto fosse oltre che temerario stupido. La stessa Marie più volte l’aveva redarguito: solo sesso tra di loro, come per tante donne in paese. Solo quello, tutto il resto ahi loro doveva essere mantenuto lontano. E perfino segreto vista la perfidia della matrigna. 
Holbesh, nello stesso istante, vedeva su di sé volteggiar le due donne, che anche tra loro ogni tanto indulgevano in pratiche che rincuoravano il suo occhio oltre a lasciar un po’ riposare il suo povero dimenar d’uomo. Eppure tra un orgasmo e l’altro, in mente ben chiaro tornava il volto sereno della vedova Morel. Era un pensiero fisso e dolce che per fortuna ben l’aiutava a recuperar foga in quella spossante danza a tre.
Due isolati a fianco, più tardi, Marie con un lenzuolo a velarla appena, seduta sulla sponda del letto, protestava il suo disappunto.

– Perché Pierre ti ostini in questi discorsi? Perché? Non hai sentito in chiesa padre Martin redarguir noi tutte sull’accampar pretese per chicchessia uomo del paese o forestiero?
– Ma padre Martin potrebbe sbagliarsi, potrebbe esser solo un caso e non una…
– Caso? E mio padre e Morel. E il signor Chassisse, Veron, Peregrine. D’Anton!
– Ma rifletti, tua madre allora?
– Allora cosa? Cosa? Stai parlando di prima della guerra?
– E che cosa avrebbe dovuto causar di così astruso la guerra?
– Non è cosa che una locandiera o un garzone di bottega possono capire. Ma tant’è se vogliamo ancora stare insieme dobbiamo fare come tutte le mie amiche e parenti.

E dicendo questo fece scivolare maliziosamente il lenzuolo rivelandosi nuovamente a lui completamente nuda. Pierre dovette pensare che la vita ci regala istanti da cogliere e che per quei discorsi sicuramente c’era tempo. Così, anche lui pronto all’amore, si rituffò in tutto quel ben di dio che attendeva solo d’essere preso e ridotto ancora a corpo stremato e ansimante.
Da poche ore, mesta e preoccupata, la vedova Morel era rientrata e seduta sul piccolo patio davanti casa, rifletteva sugli stessi argomenti che torturavan l’anima di Pierre. Lei, da brava fedele osservante, credeva alle parole di padre Martin; eppure ripensando agli struggimenti di Holbesh, ai loro stupidi altalenanti incontri, si faceva assalire da dubbi e speranze. Certo ripensava al marito, spentosi improvvisamente in un bel giorno di primavera proprio mentre rientravano da una delle prediche più accorate del sacerdote. Ancora sentiva dentro di sé quel sentimento di colpa misto a rabbia. Quello era un destino per lei e per le tante rimaste a rifletter troppo sui fatti, guidate dalla ragione più che dal cuore, che s’eran opposte alla realtà, perdendo cari affetti e tranquillità. 
Già, anche lei doveva farsene una ragione, come Marie e le altre sue conterranee, accettando la sua condizione per accontentarsi delle gioie del sesso. E in mente sua, pensando adesso alla giornata appena trascorsa con Holbesh, già l’accontentarsi sembrò ben riduttivo.
A tarda notte Holbesh e Pierre, piuttosto acciaccati si incrociarono sulla piazzetta del santuario e con uno sguardo inequivocabile si confessarono tante cose. Rimasero un attimo come a voler condividere i loro pesanti fardelli. L’amore signori, l’amore che li distruggeva piano piano, giorno dopo giorno, insensatamente devoti a quello che per loro era solo un infausto destino.
Poi, così come erano apparsi nella oscurità della piazza, sparirono per strade opposte a guadagnar finalmente un letto, dove semplicemente riposare nelle poche ore ancora disponibili alla notte.
La vedova Morel, infreddolita e triste, rientrò anche lei per prender meglio sonno. Marie e la matrigna, guardandosi vicendevolmente dalle finestre buie, speravano che anche quella volta nessuna di loro avesse avuto consapevolezza dei maneggi amorosi dell’altra.
La vedova D’Anton, rientrando verso casa, fece improvvisamente una svolta a destra, infilandosi dritta dritta dentro una palazzina buia ma ad occhio e croce ancora insonne. A quanto pare per lei la notte sarebbe stata lunga e per nulla tranquilla.

Vaniglia

Non ci crederei, sono qui davanti che l’ascolto, ha qualcosa di distante, percepisco stia nascondendo qualcosa. Osservo il taglio delle sopracciglia, una scura linea netta. Il colore degli occhi, d’un tratto mi sento pervaso da un vago senso di disagio.
“Che cambiamento” sospiro.
“Nelle ultime settimane non ho avuto molto tempo di scriverti, stasera potremmo andare in quel locale? Vicino al negozio di fiori che fa angolo…”
Scorro gli occhi dal quadrato dell’orologio brillante al tacco alto “che cambiamento…”
Rivolge un largo sorriso “ci faremo compagnia” o quasi, continuo ad osservare “certo, come preferisci” ha qualcosa che impedisce di sentirmi a mio agio. “Ti chiamo poi, inizia a breve la riunione di consiglio” mi avvio verso la sala, sta sorridendo.
La testa vacilla, come dopo aver bevuto di troppo  “che cambiamento!”
Per qualche ora assorto dal lavoro. La progettazione di un nuovo brand mobilita diversi dei nostri colleghi. Il progetto dovrebbe essere, come tutti i nuovi progetti, innovativo, ricercato. Naturalmente a basso costo, la nuova sfida del dirigente dell’anno.
“Cosa ne pensi?”
La bozza scorre di mano in mano attorno al tavolo “di innovativo ha il colore verde” qualcuno dice ironico “potremmo ingrandire questi dettagli, far leva sui prodotti che intendiamo rivalorizzare sul mercato” aggiunge un altro.  “Potrebbe essere un punto di svolta!” il terzo; una frase che ho imparato in automatismo “col giusto impegno, si ottiene il massimo” ne sono convinto, essendo arrivato fino a sedermi a questo tavolo. Nel mentre, un paio di occhi dall’altra parte della vetrata incontrano i miei, cosa stava osservando?
Quanto cambiano le persone, i soldi.
“Credo che andrò a bere un sorso d’acqua” dico ai colleghi, c’è movimento oggi. Uscendo dalla seconda entrata, considero il fatto di volerla evitare di proposito.
“Vai di fretta?” riconosco la voce femminile, passandomi accanto. Il ticchettio dei tacchi mi provoca una certa sensazione. “E’ così, hai ottenuto la promozione” faccio; sorride compiaciuta “non è grandioso?”.
Faccio un gesto con la mano, siamo in una delle stanze inutilizzate del piano. Di chi è stata l’idea di mettere questa fontanella d’acqua, qui?!
“Ti trovo in forma, davvero” esprimo sincero.
“Periodo fortunato, non potrei chiedere di meglio” si osserva le unghie laccate di nero.
“Trovato la tua dolce metà?” un’altro dei suoi sorrisi
Bevo qualche sorso, riflettendo sulla risposta “sai com’è, se respira…”
“Oh, non credo. Non sei di questo genere”
“Hai ragione, ma sai. Le persone cambiato” accenno. Che abbia colto il nesso? Scuote la testa, lasciando ondeggiare i capelli. Mi arriva dritto al naso un odore intenso di vaniglia.
Fa un passo verso di me, tirandomi per un passante della cintura. Sorreggo la sguardo, ma infondo a quel paio di occhi scuri, non mi ritrovo.
“Non è il periodo”
Oltre al bianco delle pareti non so su quale dettaglio potrei soffermarmi per evitare il passo successivo. Da certe reti è difficile uscirne senza drastici tagli.
Alcune voci in corridoio risolvono la situazione.
C’è qualcosa nel suo modo di fare che lascia nell’incertezza. Si avvia verso il suo ufficio, resto ancora per qualche momento al mio posto, l’odore di vaniglia scomparso. L’unico lecito pensiero che vorrei non affiorasse alla coscienza; come si possa essere così commerciabili. Probabilmente, al giusto prezzo, avrei avuto anch’io una fetta della torta.

Ma se avessi ..se fossi

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Come è strana la vita, a volte mi ritrovo a pensare a come delle scelte irrilevanti e tutto sommato stupide nell’economia di un percorso di vita s’impongano spesso all’attenzione con una importanza di esclusività che non hanno, reclamino un minuzioso soppesare i pro e i contro con una seriosità fuori luogo e un pragmatismo eccessivo; mentre in altre occasioni tutto venga deciso al volo, sui due piedi, senza pensarci una frazione di secondo in più , seguendo l’istinto , il lampo dell’impulso. Un percorso di vita è fatto di milioni di scelte analoghe, meditate o impulsive che siano. Qualche volta ti fanno rischiare soltanto eventi memorabili o un bell’incontro, qualche altra di perdere tempo e rimpiangere di aver scelto diversamente, qualche altra di sfiorare di perdere la vita ma la maggior parte delle volte di immergerti nella quotidianità.

Un sorriso può far sfumare i pensieri e portarti seguire il volo di una upupa che cerca il suo posto su un ramo per lanciare il suo verso.

I DUE BRUCHI

Il bruco entrò nella mela e trovandola gustosa e morbida andò subito ad avvisare l’amico.
Il secondo bruco, abbastanza indolente nel cercarsi da mangiare, accettò fidandosi del primo.
Appena dentro cominciò a scavarsi una sottile fessura da parte a parte, sbucando sull’altro lato.
“Che fai?” gli chiese il primo bruco. “Così facendo ci scopriranno e qualcun altro cercherà di entrare”.
“E noi lo cacceremo fuori!” disse il secondo bruco che già si sentiva padrone della mela.
“Ma non è meglio fare finta di niente e stare qua dentro tranquilli?” cercò di insistere il primo bruco.
“Non ti capisco” disse il secondo scuotendo la testa. “E poi quanto pensi che durerà questa mela? Saranno cinque giorni che è caduta dall’albero.” “Ma è un posto sicuro”, sentenziò il bruco che si introdusse per primo. E aggiunse: “E’ da un po’ che la curo. E poi fidati che se solo usciamo da qui, diventiamo preda di uccellacci”.
“Sempre la solita paura di finire male” disse seccato il secondo bruco. “Stiamo qui, mangiamo e poi quando saremo al torsolo, penseremo al da farsi”.
Il primo bruco, che aveva il difetto di combattere poco, accontentandosi dell’opinione degli altri, annuì e lasciò all’altro l’ultima decisione.
Mangiarono, scorrazzarono da una parte all’altra della mela, finché dopo pochi giorni si ritrovarono scoperti e senza riparo. Sentirono un tiepido cinguettare e un leggero battito d’ali e tanta saliva che li accompagnava, come bolo, nello stomaco di un passerotto.

(di Stefano Re)

PRIMAVERA PAZZERELLA.

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Primavera pazzerella,
di tutte le stagioni sei regina e la più bella.
Fa caldo ma ancora non è esagerato,
tanti bei fiori si cullano nel prato.
E le rose sbocciano, colorate e vanitose,
si osservano, si colgono, o si regalano alle spose.
Le ciliegie sono rosse e ormai mature,
la pelle si tinge d’oro e le spighe del campo pure.
Appassiscono i papaveri, cresce il panevino,
e che stia finendo la scuola, si legge in faccia ad ogni bambino.
E’ bello stare all’aperto, si cammina,
poi è un dramma alzarsi dal letto, ogni mattina.
Si riaprono le ante di certi armadi dimenticati,
manca questo, manca quello, intanto vengono spolverati.
Si comperano le scarpe nuove,
si buttano quelle senza più suole.
Ci si spoglia un po’ di più,
un paio di chili, tanto, presto andranno giù.
Le ginocchia scoperte si lasciano volentieri accarezzare,
con baci che sanno di panna, è più facile amare.
Si è ancora più allegri quando il tempo è bello,
le nuvole sono bianche e se poi piove non c’è l’ombrello.
C’è tanta voglia di vacanze, di montagne e di mare,
ma ancora un po’ le dovremo sudare.
Ci accontenteremo di una piscina affollata,
o tutt’al più di una doccia ghiacciata.
Le zanzariere sono già calate sulle finestre,
cappellini colorati proteggono di giorno le nostre teste.
E alla sera, nella brezza fresca si fa una passeggiata,
lo sguardo al tramonto e poi, magari, una birra gelata.
C’è aria di festa anche se festa non è,
è bello oziare quando il sole non c’è.
E allora suvvia, non perdere l’occasione,
lasciati subito andare a questa stagione!

Buona primavera a tutti da Lady Nadia.

“Raccontami”, mia video poesia su YouTube

Raccontami
di luoghi lontani,
poesie mai sentite,
fruscii di farfalle.
Raccontami
di aquile e gabbiani,
cieli infuocati di tempesta
e notti di stelle cadenti.
Raccontami
di ciò che è stato,
di chi ti ha amato,
di chi ti ha potuto odiare.
Raccontami di ere antiche
e di futuri immaginifici.
Raccontami
la perfezione del blu
e la felicità di un giallo.
Raccontami
emozioni sconosciute,
paure segrete,
passioni che fan tremare.
Raccontami
la follia,
la magia,
il coraggio.
Raccontami
di quella ruga tra gli occhi.
Raccontami di te. 
Lucia Lorenzon 

Spero si veda perché ho avuto problemi di caricamento. Buona lettura e visione.

Lucia

La gerontofila

“Ti chiamo io nei prossimi giorni”

Resto fermo qualche secondo a guardare la porta chiusa ,qualcosa è andato storto ma cosa? Salgo in macchina e vado a cercare un parcheggio , abito a poco distanza ma non ho voglia di andare a casa , devo pensare e ora non sono lucido.  La luna è alta nel cielo buio , sento il frangere delle onde . Sul lungomare c’è un bar ancora aperto con qualche tiratardi ancora all’opera. Mi siedo ad un tavolino un po’  a lato e rivolgo il mio sguardo alla vetrata , non voglio dare adito a nessuno di attaccare discorso. Si avvicina una giovane con un grembiulino  e il trucco  disfatto che trasuda stanchezza prima di farla parlare le chiedo una media alla spina .

Luca mi aveva contattato 2 mesi prima , doveva organizzare una esposizione di reperti archeologici presso un museo a Finalborgo e mi offriva “vitto e alloggio” e una piccola “una tantum” .

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Io ero libero ed avevo accettato e mi faceva anche piacere rivedere Luca con il quale avevo partecipato ad un paio di spedizioni in Giordania , avevo anche bisogno di rilassarmi e quel lavoretto mi sembrava l’ideale. Luca mi aveva messo a disposizione un appartamentino a Finale con relativo posto macchina , aveva aperto un conto in un ristorante a pochi metri e la parte logistica era completata . Mi aveva presentato i compagni di lavoro che avevano età tra le più disparate che andavano dai 20 agli 85 anni praticamente tutti volontari che offrivano qualche ora del loro tempo. I due artigiani che si occupavano delle istallazioni erano due professionisti dall’aria vagamente stravagante. Uno era di corporatura massiccia e tarchiata , la faccia era coperta da un paio di occhiali tondi e da una lunga barba  che tratteneva con una serie di elastici che la faceva assomigliare ad resta di salsicce e terminava sul petto . Il suo collega era uno spilungone segaligno con braccia lunghissime , stempiato con i pochi capelli rimasti portati a coda di cavallo , un paio di occhialini rettangolari sulla punta del naso e portava dei baffetti sottili  che facevano da tetto ad una bocca spiovente.I due che sembravano molto competenti erano governati dalla sorella di Luca di sette anni più giovane che avevo conosciuto in Giordania quando era venuta a trovarlo . Luisa , una donna molto energica anche se di fisico minuto con due splendidi occhi scuri e profondi e con lineamenti regolari, appena mi vide mi abbracciò con un trasporto forse eccessivo ma la cosa mi fece piacere . Era stata sposata per venti anni con un giovane molto sportivo che purtroppo aveva lasciato questa terra mentre prestava soccorso alle vittime di un incidente travolto da una auto . Luisa si era chiusa in un mutismo ostinato  e travolta da una depressione devastante. Dopo un anno Luca la aveva portata in Giordania e io mi ero impegnato a cambiare il suo stato insieme al fratello. L’avevo portata  a correre sulle dune con il fuoristrada , avevamo partecipato a incontri conviviali con cibi locali, le avevo insegnato ad andare in moto sulla sabbia. Lentamente era uscita dalla spirale della depressione e rientrata in Italia si era accompagnata con un ricercatore che attualmente partecipava alla spedizione italiana  in Antartico. Io volevo molto bene a Luisa , con lei avevo percorso un tratto di strada aiutandola a superare i baratri e le impervie vette dell’esistenza sostenendola fraternamente. Era facile collaborare con lei , metteva tutti a proprio agio i due artigiani erano innamorati perdutamente , la seguivano nei suoi voli pindarici e cercavano di soddisfare le sue richieste. Dopo una settimana mi aveva presentato Claudia mi ero perduto nei suoi occhi verdi al tocco della sua mano avevo sentito una scossa che mi aveva percorso il corpo. Aveva una classe innata ,gli anni avevano lasciato pochi segni sulla sua figura , i capelli erano di un biondo cenere e i lineamenti molto fini deturpati da un paio di occhiali bruttissimi inoltre vestiva in maniera classica come se non volesse farsi notare. Luisa me l’aveva presentata come una sua ex compagna di liceo perciò conoscevo anche la sua età , sei anni meno di me. Avevo iniziato a farle una corte serrata piena di attenzioni che lei accettava con il sorriso sul volto ma i miei inviti a cena venivano sempre annullati con le scuse più disparate . La sua presenza era subordinata a quella dei miei amici  se la cena era con la presenza di Luca e Luisa allora lei era presente e accettava la mia corte e dava anche segnali di accettazione ma appena rimanevamo soli frapponeva un muro invalicabile. Dopo due mesi la mostra era stata aperta , il pubblico si era presentato numeroso e il giorno seguente avevo ritentato ad invitare Claudia a cena e con mio sommo stupore aveva accettato , avevo prenotato in un ristorante a Borgio Verezzi perché volevo creare una certa atmosfera il più intima possibile. La cena era stata splendida ,era andato tutto bene avevamo iniziato con dei piccoli sfioramenti e poi mano nella mano sulla terrazza che domina il mare eravamo stati vicini da sentire il calore dei corpi.  Saliti in macchina lei mi aveva detto

” mi porti a casa “

con una voce che non lasciava dubbi . Mi ero fermato vicino al suo portone ed ero sceso per aprirgli la portiera e lei quasi fuggendo  ” Ti telefono io nei prossimi giorni”.

La cameriera aveva già spostato tutte le seggiole e con qualche colpo di tosse aveva cercato la mia attenzione “mi scusi è tardissimo, devo chiudere” “Ha ragione mi scusi , le devo pagare la birra ” “Lasci stare non l’ha neanche bevuta gliela offro io , Buonanotte”. Sapevo che non avrei dormito che avrei ripassato al rallenty tutta la serata , parola per parola , gesto dopo gesto dovevo trovare il motivo del rifiuto , di quel respingermi dopo avermi attratto. Dopo due giorni durante i quali non si era più ne fatta vedere ne sentire avevo comunicato a Luca la mia intenzione di ritornare a Genova , avevo salutato Luisa senza fare menzione di Claudia ma nei suoi occhi vedevo un qualcosa che non riuscivo a decifrare ma ero profondamente deluso e non connettevo a dovere. Passati alcuni giorni a Genova a sistemare le cose in sospeso ero stato contattato per un lavoro nei pressi di Bakù , qualche mese di lontananza mi avrebbero fatto sicuramente bene.

Passati quattro mesi ero tornato a casa ,alla mia vita ma il pensiero di Claudia non mi aveva abbandonato , ero tentato di chiamarla ma non mi decidevo allora una sera chiamai Luca con la scusa di chiedergli come era proseguita la mostra ,dopo varie domande preparatorie arrivai a quella cruciale “di Claudia che ne è stato? l’hai più vista?” “non ne so niente e non l’ho più vista , chiederò a Luisa e ti faccio sapere”.

La sera dopo una chiamata di Luca “domani vengo a Genova con Luisa che è rientrata da Ushuaia da qualche giorno , ci possiamo vedere a pranzo” “certo ci penso io , ciao a domani “

Luca aveva un’aria leggermente imbarazzata e sul volto di Luisa leggevo un po’ di tristezza mentre io cercavo di essere leggero e forse un po’ sopra le righe. Un bel ristorante vicino al porto antico e pranzo a base di frittelle di fiori di zucchino e e fiori di acacia , calamaretti affogati e fritto misto. La mostra era stata un successo con un alto numero di visitatori , la critica positiva e per quanto riguardava la vita tutto fluiva e le prospettive future allettanti .  Al caffè cercando di rompere quel velo di imbarazzo che di aveva avvolti ho lanciato una domanda nell’aria : “Come sei stata a Ushuaia ?”              “Ho trovato la città con un’aria di frontiera con qualcosa di violento ma nello stesso tempo eccitante anche se sono andata là per trovare qualcosa anche se sapevo che non c’era più , quando è arrivato Giulio non c’era più nessun fuoco da riattizzare , neanche una piccola brace . Come sempre ha parlato solo di se stesso , delle sue ricerche , del suo lavoro ma mai di noi, non c’era altra soluzione ….ci siamo lasciati e mi sono sentita liberata anche se lui non mi ha messo nessuna catena ma ora so quello che voglio”

Luisa guardandomi negli occhi mi dice:        “Franco ti devo parlare seriamente di Claudia ” “Dimmi , tu credi che io possa avere qualche speranza? Tra Genova e Finale ci sono solo settanta km , posso certamente continuare a farle la corte ma forse ti ha detto qualcosa , forse in qualche modo l’ho messa in imbarazzo?”

“Franco, Claudia si è sposata”

La botta è forte,  ho bisogno di elaborarla ma Luisa mi incalza ” Franco stammi a sentire e non interrompermi”

Claudia si è sposata a venti anni con un commerciante di auto di Sanremo che aveva trentacinque anni più di lei . Dopo quindici anni è rimasta vedova con un patrimonio consistente ma dopo pochi mesi si è sposata con il commercialista del suo defunto marito che anche lui aveva trentacinque più di lei .  Passati otto anni anche lui ha raggiunto i più , aggiungendo i suoi possedimenti a quelli già consistenti della ferale vedova che tra l’altro non è legata ai soldi perché non ha una vita dispendiosa ma piuttosto frugale ma questo non impedisce alle malelingue di elucubrare teorie . Comunque dopo pochi mesi si trasferisce ad Albenga e convola a nozze con un affermato notaio  anche lui facente parte del club degli ottuagenari della città ingauna . Dopo tre anni ritorna a suo stato di vedova e le voci su di lei riprendo a chiacchierare sulla sua collezione di patrimoni ma lei è pervicace si risposa con un avvocato genovese fino che anche lui sei mesi prima della sua apparizione a Finale prende il suo posto nella cappella di famiglia a Staglieno. Quando è sparita da Finale ,dopo che tu l’hai vista per l’ultima volta,  non ne ho saputo più niente fino a un mese fa quando mi ha chiamato e mi ha detto che si sarebbe sposata con imprenditore edile di Savona , vedovo senza figli che anche lui aveva superato la soglia degli ottanta , poi ho letto sul giornale un trafiletto che ne comunicava le avvenute nozze , l’ho chiamata per un aperitivo . Ci siamo incontrate e l’ho trovata serena e appagata e mi ha detto di salutarti e di perdonarla se ti ha illuso e dato delle aspettative.

Mentre ascoltavo questo resoconto così minuzioso qualcosa si rilassava dentro di me  , non avevo sbagliato niente e non ero io lo sbagliato ..forse …ero semplicemente troppo giovane , sicuramente se hai a che fare con una gerontofila devi… avere l’età giusta.

Luisa dopo avermi lasciato il tempo di assorbire il tutto aveva ancora qualcosa da dire: “Devi sapere che anch’io sono innamorata di uno più grande di me ma sette anni non sono poi tanti”