Nato

Ricordo che quando sono nato la prima volta, non avevo neanche un anno. Era un pomeriggio assolato ma freddo di mezzo inverno. Udivo voci ovattate che mi invitavano a respirare e mi consolavano per le fatiche del viaggio facendomi complimenti immeritati. Chi mi prendeva per le gambe e teneva a testa in giù, chi mi somministrava buffetti per svegliarmi dal mio stato di torpore, chi vociava festoso per la mia apparizione e chi mi faceva sguazzare in acqua come fossi un papero. Un trauma. Non saprei come altro definire la mia esperienza che ricordo con immagini vivide.

Tutto si è svolto in un istante. Un momento prima ero perfettamente cosciente della mia vita precedente, in possesso di tutti i ricordi di un’esistenza passata fino alla sua drammatica conclusione e subito dopo tutti quei ricordi preziosi sono svaniti lasciando solo sensazioni, qualche parola in una lingua ormai incomprensibile, immagini di luoghi visitati o di persone incontrate, forse del precedente me stesso ormai perso nel nulla.

In quel momento ho pianto. Una tristezza si è fatta largo dentro di me, sono diventato tutto rosso e un pianto prorompente è esploso nella sala nell’indifferenza dei presenti che attribuivano questa mia reazione alla natura del momento. Il mio modo di apparire, in effetti, così sporco, nudo e totalmente inadeguato alla vita poteva ispirare simili considerazioni, ma i miei pensieri allora erano rivolti in tutt’altra direzione e la mia disperazione correva dietro ai ricordi che svanivano, al mio vecchio Io che mi abbandonava.

A mano a mano che questo avveniva, un grande vuoto si è creato in me e le mie brillanti capacità di pensiero e di parola sono venute meno. Il linguaggio stesso si è fatto più limitato e non più in grado di descrivere appieno quello che stavo provando. L’abbandono delle mie facoltà si è poi trasformato in una valanga e ha travolto tutto fino ad un breve momento di silenzio, giusto il tempo di prendere fiato, rotto alla fine dall’urlo sgraziato della voce di un neonato nel quale non c’era ancora la conoscenza della vita ma solo la tristezza inconsapevole della perdita.

Sono cresciuto come tanti altri. Una vita tutto sommato frizzante ed interessante. Ora che ne sono al termine riesco ad andare ai suoi primi momenti come se la Natura volesse fare ammenda di questa sua terribile regola. Quello che per una vita intera ho dimenticato, ora mi è concesso ricordare, e col ricordo arrivano le notizie di vite lontane, lingue note e altre non più parlate. Solo il tempo non mi è dato di conoscere e tutto il ricordo dura un solo istante in cui tutto è concentrato. Forse, come la somma di tutti i colori si trasforma in bianco, anche la somma dei ricordi che ora mi assalgono diventa luce.

Forse sono pronto per diventare un altro Io.

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  1. …spesso penso a cosa o chi ero in una vita precedente, se davvero come l’araba fenice è possibile risorgere dalle proprie ceneri…e se sarebbe un bene o un male ricordare…forse è meglio non avere questa consapevolezza a livello razionale, chissà quanti rimorsi e quanti pentimenti dovrei accatastare sull’animo. vita dopo vita!

  2. “Ricordo che quando sono nato la prima volta, non avevo neanche un anno”.
    Diamine nascere avendo già un anno è il sogno di ogni neonato.
    Battute a parte, interessante è questa rivisitazione della propria nascita da parte di un neonato. Chissà se è veramente così.
    Un saluto

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