Una visita tempestiva

«Cancelli tutti gli appuntamenti di oggi» disse la donna premendo il pulsante rosso della plafoniera del telefono «e mi faccia preparare subito la macchina che mi porti all’eliporto. L’elicottero deve essere pronto fra meno di mezz’ora.»
Tirò fuori la ventiquattr’ore. e, visto che c’era, ci infilò anche il report con gli ultimi sondaggi. L’avrebbe visionato con calma durante il viaggio: la davano in preoccupante calo di consensi. Doveva pensare a qualche nuova strategia per recuperare l’ala oltranzista della sua fazione. Quel benedetto Millèmi la stava impensierendo. Subentrato dopo la vacanza del posto al ‘fidato’ Neri, questo giovane rampante non lesinava occasione per darle pubblicamente addosso. Era evidente che mirava al suo posto nella leadership della corrente, anche se sosteneva il contrario. Sì, certo, non era stata una grande mossa da parte sua annullare i lavori alla variante dell’ex area Poltri, con quello che si era speso e promesso, ma le pressioni di certe frange dell’elettorato, insorto inaspettatamente contro di lei, non potevano essere ignorate. 
E’ per questo che la sua visita tempestiva sul luogo della tragedia avrebbe avuto un indubbio peso politico e un benefico impatto positivo sulla gente risollevando la sua credibilità. Millèmi non avrebbe più potuto sostenere che la macchina dei soccorsi era scattata in ritardo. Il fatto che addirittura fosse arrivata lei per tempo sul posto, a portare il conforto e la solidarietà dello Stato, avrebbe impressionato favorevolmente l’opinione pubblica.
«Presidente, la macchina è arrivata» disse la segretaria aprendo la massiccia porta in noce e sporgendo una faccia smagrita e i troppi capelli biondi che la sormontavano.
«Si grazie Paola, arrivo subito.» 
‘Forse il tailleur chiaro non è l’ideale’. Pensò guardandosi nel riflesso della finestra. L’avrebbe sporcato tutto. Ma sicuramente le avrebbero dato qualcosa alla protezione civile per potersi cambiare o coprirsi. Comunque ne sarebbe valsa la pena. 
Ci sarebbero state le reti nazionali e quelle di Sky, probabilmente persino qualche corrispondente estero: non poteva mostrarsi con il primo vestitino preso dall’armadio.
Scese l’ampia scala sotto i soffitti affrescati. Non aveva voglia di prendere l’ascensore. Il suo passo risuonò nell’androne e, al suo passaggio, i due corazzieri scattarono sull’attenti come due automi caricati a molla. Scivolò dentro la macchina blu che partì sgommando. Con la sirena spiegata arrivò all’aeroporto in venti minuti. L’elicottero ci mise un po’ a partire a causa di problemi di rifornimento, ma dopo neppure un’ora la funzionaria era già nell’ufficio del Sindaco, in quel paesino sperduto della piana, ma simbolo dell’opposizione.
«Voglio esprimerle a nome del Governo che rappresento il mio più sentito cordoglio per le vittime e i danni ingenti alla popolazione. Non siete soli e non rimarrete soli. Ricostruiremo ogni cosa in modo sollecito e funzionale. Occorre una risposta forte e immediata contro gli atti vili e criminali che ci lasciano sgomenti, ma fermi e indomiti, nella risposta democratica che solo un Paese civile come il nostro può dare. Vogliono colpire il cuore dello Stato, ma noi non lo permetteremo. Mai.» La donna aveva proferito quelle parole tutto d’un fiato, appena entrata. Non si era neppure seduta e stava ancora stringendo la mano al primo cittadino.
«Mi scusi, Presidente» disse il giovane Sindaco impacciato e in visibile imbarazzo per una visita ufficiale tanto importante quanto inaspettata. «Non capisco. A quale attacco vile e criminale fa riferimento?» e aveva l’aria di volersi scusare di non avere un massacro disponibile da offrire per compiacerle.
«Alla stazione ferroviaria… tutti quei morti, case sventrate, danni incalcolabili, mamme che piangono i loro bambini…» fece lei, di rimando, indispettita di avere di fronte il solito funzionario di periferia inetto e di scarsa intelligenza.
In quel mentre un’esplosione dirompente e violentissima squarciò l’aria e fece spalancare le finestre del Comune. Entrò prepotente un forte odore di tritolo e di carne bruciata, ma anche polvere e urla.
La funzionaria rabbrividì sbiancando in volto. ‘Accidenti, sono arrivata troppo presto’, pensò.

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