COGLI L’ATTIMO…

 Giacomo bighellonava da alcune ore per le vie del quartiere, ciondolando come al solito tra una vetrina e l’altra, sognando di poter fare acquisti, anche se era consapevole che non avrebbe avuto tutte quelle belle cose che ammirava, le tasche erano vuote già da un bel po’ di tempo.

Da un anno e mezzo circa aveva concluso con scarso risultato il suo percorso di studi ed ora con il diploma in tasca trascorreva le giornate su Internet alla ricerca di un’occupazione. Ma gli esiti erano pressoché negativi. Al curriculum inviato non riceveva neppure un semplice: “ Ci dispiace, non siamo interessati al suo profilo” oppure “ Per il momento siamo al completo” o qualsiasi altra risposta stereotipata.

Giacomo faceva spallucce, la sorte non gli era favorevole, ma per il momento poteva contare sull’aiuto di mamma e papà, almeno per qualche anno ancora. I suoi gli passavano un’esigua paghetta mensile, con la quale poteva ricaricare il cellulare o andare qualche volta al cinema, ma nulla di più.

Guardava con invidia i suoi coetanei, i quali almeno due volte l’anno potevano permettersi di cambiare il telefonino o sfoggiare l’ultimo modello di Tablet. Lui non poteva far altro invece che stare davanti alle vetrine e fantasticare.

Amici ne aveva pochissimi, anzi, più che amici potevano considerarsi solo conoscenti, più che altro ex compagni di scuola. Giacomo era un tipo solitario, se ne stava molto tempo chiuso in casa, davanti al pc e non si interessava molto di quello che accadeva fuori dalla sua stanza. Sarebbe potuto crollare anche il mondo, ma lui non se ne sarebbe accorto.

Quel pomeriggio uggioso decise di entrare nel bar all’angolo, quello vicino al negozio di elettronica. Era grande ed accogliente, all’interno vi erano tanti espositori con dolci dall’aspetto molto invitante e dopo essere stato ad osservarli con l’aquolina in bocca si diresse alla cassa per acquistarne uno.

Dal portafogli tirò fuori l’ultima banconota da cinque euro, a malincuore l’allungò alla cassiera, che con un sorriso tese la mano per prenderla, con delicatezza e sfoderando un bel sorriso.

Carina però- pensò Giacomo ricambiando la gentilezza ma diventando rosso come un peperone. La sua timidezza era davvero esagerata, forse anche per questo non aveva mai frequentato una ragazza.

Al bancone indicò alla commessa quella tortina ai pinoli e crema, che gli piaceva tanto.

Stava già per tuffarsi sul succulento tortino quando lo vide… poggiato solo soletto sul bancone, in bella vista, se ne stava un bellissimo Iphone, ultima generazione, nero, lucidissimo, dava l’impressione di essere stato abbandonato.

Giacomo deglutì un boccone, senza masticarlo. Sentì il dolce fermarsi nella gola e ostacolargli il respiro. Con uno sforzo enorme riuscì a mandarlo giù, ma il cuore aveva iniziato ad accelerare i battiti. Si guardò intorno, circospetto.

Nessuno stazionava davanti al bancone, gli avventori erano tutti accalcati alla sua sinistra, dove era posizionata la macchina del caffè. La commessa si era eclissata nel retrobottega.

Cogli l’ attimo.

Un pensiero malsano iniziò ad insinuarsi nella sua mente.

L’ultimo modello… quello esposto nella vetrina del negozio accanto… costa un’enormità… ma quando capiterà un’altra occasione del genere… in fondo non c’è nessuno…. chissà dove sarà il proprietario.

Considerazioni e giustificazioni vorticavano nella sua testa, per creargli un improbabile alibi.

Con un gesto fulmineo afferrò il cellulare e lo infilò nella tasca del piumino. Avvertì il calore inondargli il viso, fin sopra alla punta delle orecchie. Cercò di mantenere un contegno mentre continuò con indifferenza a mangiare il dolce.

Improvvisamente un signore alto, largo come un armadio entrò di corsa nel locale. Aveva il fiatone e sembrava molto preoccupato.

– Scusate-disse con un tono di voce stridula, rivolgendosi a tutti i presenti – qualcuno ha trovato il mio cellulare? Credo di averlo lasciato in questo posto!- L’uomo si guardò intorno freneticamente, perlustrando minuziosamente ogni centimetro di pavimento. Si avvicinò al bancone formulando la stessa domanda al ragazzo che serviva i clienti.

Tutti si guardavano l’un l’altro, con sospetto, chi aveva preso il cellulare? Nessuno si faceva avanti. L’uomo iniziò ad imprecare.

Giacono era rimasto impietrito, con il tortino di pinoli e crema in mano. I piedi incollati al pavimento e nella mente l’impulso di fuggire via. Non riusciva più a controllarsi. Era diventato oramai paonazzo ed il cuore ora batteva all’impazzata. Sentiva le gambe molli e aveva come la sensazione di essere sull’orlo di un precipizio dentro cui stava per sprofondare.

Sentì la presenza dell’uomo dietro alle sue spalle. Trattenne il respiro mentre in cuor suo sperava ardentemente che egli rinunciasse alla sua inutile ricerca e decidesse di andare via.

Intervennero il titolare del locale e la cassiera, diedero tutte le assicurazioni che in caso di ritrovamento avrebbero avvertito il proprietario e gli chiesero di lasciare un recapito.

Infine l’uomo rassegnato si diresse verso l’uscita, non prima di aver lanciato un’eloquente occhiataccia a tutti i presenti.

Giacomo, che dallo specchio posto difronte aveva seguito la scena, tirò un sospiro di sollievo. Ricominciò a divorare la tortina, ma l’uomo fece appena in tempo a mettere un piede fuori dalla porta, che il cellulare, il bellissimo Iphone che aveva nascosto nella tasca, iniziò a vibrare e dopo tre secondi circa le note dell’inno nazionale si diffusero inesorabili nel silenzio del locale…

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  2. Eh sì, c’era da aspettarselo! Però, questo Giacomo – ladro improvvisato che in altre circostanze avrei disapprovato (rubare è un reato ed un peccato), mi risulta pure simpatico, per come l’hai descritto e avrei preferito che il cellulare non squillasse.
    Brava, sai sempre caratterizzare bene i personaggi dei tuoi racconti!

    • Grazie Annita, anche a me Giacomo ha fatto un pò pena, poveraccio, si è lasciato trasportare dalla tentazione… ed è stato punito. Poi lui è anche un tipo timido e mai si sarebbe sognato di fare una cosa del genere… però, il destino gioca brutti scherzi! 😉

  3. Ha ben strutturato la storia, che si sviluppata ordinata con tutti i pensieri di Giacomo, che si lascia tentare dal Iphone. Mi era simpatico fino all’ingresso del proprietario, perché pensavo che l’avrebbe consegnato alla cassiera o al legittimo utente senza correre il richio di essere colto in flagrante come è accaduto.
    Complimenti

  4. Nunzia, questa volta resto un po’ deluso. Il racconto è scritto bene come sempre, ma la fantasia (qui) l’hai abbandonata sul bancone di un bar dove ti sei fatta il caffé mattutino… visto che termini con i puntini di sospensione, non è che ci dai un seguito un po’ meno scontato? Ormai ci hai abituati bene e da te vogliamo (voglio) sempre di più…
    Un saluto
    Stefano

    • … hai ragione, sai che ultimamente ho troppe cose da fare… lo so, non è una giustificazione! Ma sto lavorando a due progetti molto impegnativi (avrai notato che sto poco sul blog) e a tempo debito vi svelerò di che si tratta… poi ho deciso anche di continuare con l’università e tentare con la specialistica. Insomma, in parole povere, mi sto impegnando molto poco con i racconti! la fretta è cattiva consigliera… cercherò di rifarmi in futuro, e di non deludervi.

  5. Urca… proprio sfigato questo Giacomo… poteva lasciarsi distrarre dalla cassiera??? Forse gli sarebbe andata di lusso a costo molto inferiore!!!
    Beh… c’è materiale idoneo a far pensare tutto ciò che sarebbe potito succedere se… avesse realmente colto l’attimo della ragazza… il telefono era solo un diversivo… 🙂
    brava!!!!

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