L’ultimo istante di freddo

Seduto sul letto della sua stanza, immerso nell’oscurità, si teneva la testa tra le mani. Stava immobile, pensoso. Per la prima volta dopo tanto tempo era sereno. Finalmente aveva preso la sua decisione e, confortato dalla propria risolutezza, sorrideva estatico. Sapeva cosa fare. Ripassava nella mente ogni dettaglio.
Vagava tra i ricordi della sua triste vita. Vent’anni da solo, nessun amico, nessuna famiglia. Un’esistenza inutile, piena di rimpianti e di progetti inutili. Un’infanzia solitaria nella città grigia e affollata che aveva abbandonato tanto tempo fa. Quello’incubo di vicoli maleodoranti e drugstore tutti identici dove rubava il cibo. Sembravano passati secoli e allo stesso tempo sembrava ieri.
Dopo il carcere minorile e gli abusi non era più tornato là. Aveva viaggiato a scrocco sui treni, ma ogni luogo era tale è quale il precedente. Freddo, inospitale, mostruoso. Lo stesso odore anche se cambiavano i vicoli e i mercati. Lavoretti saltuari e pochi contatti umani.
Quando riuscì a mettere abbastanza soldi da parte e a prendere in affitto il buco in cui si trovava seduto in quel momento pensava che le cose sarebbero migliorate. Ma il gelo era sempre dentro di lui. Unico compagno di una vita misera. Ma adesso conosceva la soluzione. Sapeva come liberarsi della tenaglia fredda che lo opprimeva.
Almeno questa volta sarebbe stato facile ottenere il risultato. Non avrebbe fallito, questa volta. Era euforico. Sensazione completamente sconosciuta. Si alzò di scatto, ridendo. Finalmente felice. Canticchiando andò nel bagno comune. Chiuse con cura il chiavistello. Lentamente aprì il rubinetto dell’acqua calda. Continuando a intonare motivetti delle pubblicità guardava la vasca riempirsi, il vapore salire. Erano le sei del mattino. Nessuno era sveglio nel palazzo. La magia del silenzio, la calma dopo anni di tempesta. Non aveva acceso nessuna luce, solo il rosa bagliore dell’alba filtrava dal lucernario.
Ore dopo gli inquilini riuscirono a sfondare la porta del bagno. L’acqua color rubino, la lametta, il sorriso sul volto immobile. Il silenzio.

  1. Una storia come tante altre che si leggono sui media si snoda leggera e dolorosa verso la fine quasi annunciata.
    Buono, buono. Ritmo e parole giuste nel contesto, tono narrativo ottimo.
    Complimenti.

    O.T. per il mese di settembre la data del 22 va bene?

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