Bianco di sera…

Siamo nel 5014. Il mondo è completamente diverso da ora. Alcuni secoli prima un importante team di scienziati aveva scoperto la chiave delle emozioni umane. Esse sono profondamente influenzate dai colori. Il risultato della lunga ricerca riportò un dato clamoroso: il bianco è l’unico colore in grado di sopprimere le forti reazioni. E così l’umanità comincio a lavorare per rendere tutto bianco.

Si partì dalle case, l’arredamento, i vestiti. Tutti gli oggetti artificiali vennero dipinti di bianco. In Olanda inventarono un procedimento per cambiare la pigmentazione dei fiori. Tutti bianchi, stelo e foglie compresi. Da lì tutte le piante divennero bianche. Alla sabbia e al terreno aggiunsero gesso e altri composti. Strade bianche, spiagge bianche, foreste bianche. Con enormi quantità di colorante alimentare anche tutte le acque, mari, fiumi, ruscelli, laghi, tutti bianchi. Una selezione mirata delle specie animali fece in modo che anche tutte le bestie del mondo diventassero color latte. Anche il cielo venne coperto da una nube bianca che circonda l’intero pianeta.

Piano piano anche la pelle, i capelli e gli occhi delle persone iniziarono a schiarire. Braccia di luna, pupille di ghiaccio, teste come gigli. E così ora, regna la pace. Nessuno corre sulle macchine candide e nessuno suona il clacson. Nessuno grida o si arrabbia. Tutti sorridono e sono calmi, pacifici, senza fretta né turbamenti. Le api bianche non pungono, i cani dal manto di neve non abbaiano, i ladri non se la sentono di rubare nelle loro tute bianche, nella notte biancastra sempre troppo luminosa.

Il Paradiso in Terra è qui. Ma con l’arrivo di esso non sparirono solo le emozioni violente, un po’ per volta anche la personalità della gente si appiattì. Con la morte della fantasia i bambini crescono tristi. Chiaro, non depressi, il bianco li rende calmi e buoni, non veramente tristi solo… meno bambini. Le storie  non sono più interessanti. Le descrizioni dei vecchi libri non hanno senso, pieni di parole incomprensibili e i film sbiancati sono tutti uguali: cosa sarà mai questo “Profondo rosso”? E che è sta strada di “mattoni gialli” che porta alla città di “Smeraldo”? Assurdo! E sta Pantera che malattia ha che è Rosa? Cosa sarà poi questo “rosa”?

Le pubblicità del dentifricio sono le uniche cose divertenti da guardare in televisione. Viaggiare ha poco senso, l’orizzonte è simile ovunque tu vada. Distese di latte, sfumature di crema, contorni indefiniti di colline candide su cui si staglia un cielo pallido. Grattacieli e strade slavati, su cui si muovono lentamente persone terree. La moda e lo shopping non sono molto stimoltanti, tanto tutto è ugualmente niveo e le passeggiate diventano sempre più rare. Poche conversazioni e anche il vocabolario comincia a restringersi sempre di più.

Omini lattei, quasi muti, senza hobby né passioni. Amori meccanici, che cercano disperatamente di colmare il vuoto di vite vuote, ma ormai si è persa la memoria di ciò che un tempo le riempiva. Cessate le grida di dolore, sono cessate anche quelle di gioia. Nel silenzio si sono zittite anche le risate. In un mondo privo di fantasia e personalità nessuno litiga e nessuno ama. Nessuno capisce la musica e tutti si godono la quiete.

L’esistenza apparentemente serena dell’umanità nascondeva un disagio radicato nel profondo dell’inconscio, consapevole di avere represso una parte di sè anche se da tempo aveva dimenticato quale. Nell’oblio dell’ignoranza appaiono tutti felici. Punti bianchi in un mare di neve, dimentichi del nero del buio, del rosso della passione, del verde della speranza, del giallo dell’invidia. Punti pieni di calma ma appassiti dentro.

Un giorno, probabilmente assolato, chissà, comunque era caldo, un bambino giocava sulla spiaggia, all’ombra di una palma cerea. Con una piccola paletta bianca scavava buchette e le riempiva di mare latteo, così, tanto per passare il tempo. All’improvviso, toc, la punta della palettina colpisce qualcosa di duro incastrato sotto la sabbia. Sarà una radice. Prova a tirare, spinto da una curiosità che normalmente non provava mai. Una scoperta sconvolgente. Un piccolo oggetto quadrato, misteriosamente salvato da un antichissimo passato. Un cubo di Rubik. Lo pulì e vide prima il famigliare bianco, poi, per la prima volta, vide l’arancione, il giallo, il rosso, il blu, il verde. Non sapeva dare un nome a ciò che aveva davanti e nemmeno a quello che provò. Sentì solo il suo cuore fare click mentre una lacrima gli rigava una guancia.

  1. Diamine che tristezza tutto quel bianco! No, no! preferisco il mio arancione e giallo, il cromatismo di Van Gogh e al diavolo la calma dei sensi. Una bella arrabbiatura ci vuole subito per ristabilire le emozioni.
    Complimenti per questo bel post al futuro che dovrebbe insegnare agli scienziati pazzi che è meglio lasciare tutto al naturale senza inventarsi qualcosa di paranoico..

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