Solo il tempo di una fermata

images (12)Chiara si accomodò sul sedile accanto al finestrino. Lo scompartimento era quasi vuoto. La luce del mattino faceva capolino tra le poche tendine che riuscivano a rimanere chiuse, mentre sprigionava tutto il suo bagliore attraverso i  vetri sporchi, a cui le tende erano state strappate vie. A Chiara piaceva il taglio che prendevano i raggi a quell’ora e i giochi di luce che formavano sulla tappezzeria marrone. Seguì per un po’ il segno luminoso con il dito, poi voltò la testa dal lato del finestrino e si perse a rincorrere con gli occhi le case, gli alberi, i campi, qualche cane col muso appoggiato al cancello, le sbarre dei passaggi a livello con le biciclette in attesa, la biancheria stesa a prendere l’ossigeno del nuovo giorno, i suoi occhi riflessi. Nel momento di massima concentrazione, un tonfo sordo,  che annunciò l’ingresso in una galleria, la fece sobbalzare. Sullo sfondo scuro la sua immagine era ancora più nitida, ma ormai Chiara aveva perso l’interesse nello scrutare il suo alter ego.

Chiuse gli occhi.

Il viso di Giorgio era una costante di quei giorni frenetici. Bastava che chiudesse per qualche attimo le palpebre e lui si materializzava come se fosse arrotolato, a mo’ di cartina geografica, nella loro parte interna. Giorgio aveva la capacità di calamitarla a sé qualsiasi cosa dicesse, era calmo e riflessivo e con lui sentiva di poter affrontare ogni tipo discorso, dalle ore frenetiche di lavoro, ai suoi hobby, alle fantasie più segrete. Bastava guardarsi negli occhi e si capivano al volo, senza bisogno di parole, oppure quando c’era la necessità di parole se le rubavano di bocca vicendevolmente, c’era alchimia e intesa. Quando si vedevano, i loro corpi fremevano per sfiorarsi, si creava un’attrazione che li portava a guardarsi con insistenza e una resistenza all’irrefrenabile desiderio di aversi. L’unico contatto che si concedevano, però, era un lungo abbraccio, alla fine del loro incontro, in cui i visi si avvicinavano così tanto che l’uno poteva contare i respiri dell’altro.

Il treno stava rallentando la sua corsa, si sentivano i freni stridere sul ferro del binario e la voce del capotreno annunciare in nome della fermata. Per il rossore che avevano preso, sembrava che le guance di Chiara fossero state schiaffeggiate con violenza. Decise di alzarsi e sgranchirsi le gambe, liberando la mente da quel dolce pensiero. Cacciò fuori la testa a guardare le facce ancora assonnate delle persone in attesa sulla banchina. L’aria fresca era rigenerante e sentì che il suo rossore poco alla volta la stava abbandonando.

Il treno ripartì con la sua andatura forzata e stridente.

Chiara chiuse il finestrino e si abbandonò di nuovo sul sedile, pensando alle due ore di viaggio che la separavano da casa e si addormentò. Quando si svegliò, guardando l’ora al cellulare, si accorse dell’arrivo di un messaggio. Lo aprì scoprendo, con meraviglia, che era Alberto. Alberto la trasportava con la mente in atmosfere lontane. Apparentemente freddo, la spiazzava con frasi che tradivano un certo interesse per la sua persona. Era un uomo affascinante e molto sicuro di sé, single incallito, il ragazzo per il quale Chiara, poco più che adolescente, aveva perso notti intere a sognare, convincendosi di non essere mai stata abbastanza per lui. Parlargli era come risolvere un enigma. I discorsi rimanevano sospesi in un precario detto e non detto, in una continua allusione ad argomenti piccanti, mentre le sue battute taglienti denotavano ogni volta l’acutezza della sua intelligenza e la notevole preparazione nei campi più disparati. Alberto rappresentava il proibito, la contraddizione di tutti i principi e le regole che Chiara si era imposta nella sua vita. Il messaggio era asciutto, senza fronzoli, ma di quelli che la inchiodavano ai mille pensieri, ai “ma”, ai “se fosse”, ai “però”. Ogni parola le asciugava la gola e ripensare ai suoi occhi e ai suoi gesti accorti e misurati la rendeva vulnerabile.

Se qualcuno le avesse chiesto a chi avrebbe voluto legare la sua vita per sempre, non avrebbe saputo rispondere. Giorgio, rassicurante, sentimentale, ragionevole, oppure Alberto, imprevedibile, passionale, con una sensibilità nascosta e profonda? Sapeva solo che sentiva freddo ogni tanto, quel freddo che si placa solo dentro l’abbraccio della persona amata. Sentiva di avere un estremo bisogno di un uomo che non le facesse mancare la sua presenza costante, che potesse arricchirla della semplicità dei gesti quotidiani. E’ per questo che non cedeva, perché sapeva che per entrambi, lei era solo una conquista, un trofeo. Per Giorgio lei avrebbe significato il superamento della timidezza, l’abbandono dello stato adolescenziale, il coraggio del prendersi cura di una persona con consapevolezza e responsabilità, un rito di passaggio, insomma, di cui vantarsi in seguito, quando l’insicurezza l’avrebbe lasciato. E per Alberto sarebbe stata un altro numero da aggiungere alla lista delle conquiste del mese, la sfida più ardua.

In quel momento il fischio del treno la riportò alla realtà.

Guardando fuori si accorse che la sua corsa era giunta al termine, così come doveva arrestarsi quella marea di considerazioni che l’avevano assalita. Prese il suo bagaglio e si diresse davanti alla porta d’uscita. Il treno inchiodò e le porte si aprirono.

“Chiara! Sono qui. Com’è andata il viaggio?”

“Buongiorno signora Bortoli… Il viaggio è andato, grazie. E’ venuta lei a prendermi…E Gianni?”

“Ieri sera mi ha detto che avrebbe fatto tardi dopo la partita, di lasciarlo dormire stamattina…”

“Capisco…”

“Ma non sei contenta di essere qui?”

“Certo, certo…ma mi aspettavo un’altra accoglienza… non me ne voglia, non è per lei.”

“Lo so, lo so…Ah Chiara mia, ancora non hai capito come sono gli uomini? Gli metti la fede al dito e voilà, è la volta buona che si dimenticano di te… suvvia non ci pensare, andiamo che ti ho preparato una buona colazione!”

  1. Veramente spiazzante il finale dopo tanti pensieri su Gorgio e Alberto, dopo tanti sogni sul come sarebbe stata la vita di Chiara con loro. Alla fine si scopre che Gianni, il marito ha delegato la signora Bortoli, la suocera o la domestica non è chiaro ma importa poco, a prendere in stazione la moglie.
    Bello e seducente con tutte quelle analisi su se stessa, sui possibili amori, e sulla sorpresa finale.
    Complimenti

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