Favoletta crudele di San Valentino

25253349-silhouettes-d-un-couple-d-amoureux-dans-un-cafe-et-cadre-vintageC’era una volta una ragazza, tramite alcuni amici conobbe un ragazzo. Il ragazzo si innamorò follemente a prima vista della ragazza. Non le fece una corte spietata, provò solo a conoscerla meglio e più ci parlava più si innamorava. La sensazione che una cellula del suo cuore scoppiasse ogni volta che lei sorrideva. E anche lei, che non ci pensava a innamorarsi e a cuoricini e arcobaleni e unicorni, cominciava però a sentirsi attratta da lui, a volerlo sempre di più.

Tutti gli amici le dicevano che lui le moriva dietro e lei si ostinava a negare, a non voler vedere. Poi, un giorno, nel bel mezzo di una conversazione qualunque, lui la guardò serissimo negli occhi e le disse:

“Sei bellissima.”

Lei spalancò gli occhi, stupita.

“Mi piaci sin dalla prima volta che ti ho vista e ogni giorno di più. Non devi rispondere. Se non provi lo stesso mi farò da parte.”

La ragazza sentì una morsa nel petto. Una specie di disperazione, come se queste parole le avessero aperto una scatolina dentro di lei con dentro tutti i sentimenti che finora aveva ignorato. L’attrazione, l’affetto, il dolore all’idea che lui non faccia parte della sua vita.

E il ragazzo stava lì, con lo sguardo serio e grave, incapace di guardarla ulteriormente negli occhi. Allora lei sorrise, si alzò e lo baciò. E lui poteva essere morto e rinato mille volte in quei pochi secondi perché nulla aveva più senso, era in preda al tumulto contrastante delle sue emozioni.

E ogni giorno lui le ripeteva quanto era bella e ogni volta che facevano l’amore lui le ripeteva quanto era immensamente fantastica. E lei ogni volta si innamorava un po’ di più. Ma non erano tanto le parole di lui a farla precipitare nell’incantesimo dell’amore, era il modo in cui lui la guardava. Come si fa a resistere quando qualcuno ti guarda così, come Eva doveva aver guardato la mela dopo che il serpente l’aveva convinta che essa fosse la cosa più desiderabile di tutto il Paradiso.

Erano felici. Se litigavano poi facevano pace e dopo si amavano ancora di più. Se uno rideva l’altra rideva e viceversa. Due persone, ma un unico cuore che batteva per entrambi.

10422197_819961554706250_645194270257435480_nPer questo motivo, il giorno in cui lui la lasciò, lei rimase senza cuore, senza vita, senza nulla. Sola in un mondo divenuto improvvisamente sconosciuto e malvagio. Nessuno più che la guardava come fosse la mela più succosa di tutte.

La vita dà e poi toglie. L’amore non è condividere un cuore in due, ma tenersi il proprio mentre ci si prende cura per un po’ anche di quello di qualcun altro. Se entrambi si prendono per bene cura sia del proprio che dell’altrui cuore allora potrebbe durare fino alla morte, altrimenti finisce, ma almeno si ha ancora il proprio cuore ben saldo nel petto. La vita impartisce lezione che è bene imparare.

  1. Una favoletta moderna con tanto di morale finale. Ovvero l’amore eè prendersi cura del proprio cuore e un pochino di quello dell’altro.
    Certo che rubare il cuore quando lui la lascia, è un gesto criminale ed egoistico.
    I tuoi racconti sono sempre sorprendenti!

    O.T. Tutto bene? Spero di sì! Per marzo la data dell’otto (8) va bene?

  2. Per amare il prossimo devi amare te stesso e curarti del tuo cuore é fondamentale per curare quello degli altri. Sembra un arzigogolato egoismo eppure …A ben vedere é uno dei pilastri della felicità. Tua e della persona di cui hai cura.

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