(Ri)Morsi

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Avevo un’altalena appesa sotto la terrazza

con due robusti ganci

e una tavola di legno per seduta

quattro mani di bambini a portarmi in alto

che chiedevano spesso

se lo stomaco sfrigolava lassù

e se desiderassi minuti in anticipo

per tornare giù.

Ma io stavo bene a guardare

vicino lontano

la stretta dei mattoni alla malta asciutta

i pezzi come puzzle incastrati a dovere

le geometrie del ragno

e immaginavo un solo salto

che finiva in volo e non in atterraggio.

Ero sognatrice

anche quando poco dopo

sopra la terrazza

gomiti puntati e palmi al mento

ero io pendolo oscillante tra due occhi

che abitavano la casa al di là del campo.

E lui porta con sé

ancora adesso

quel suo modo magnifico

di indossare le sue labbra

che col tempo non ricordano più

quante volte si siano cibate

di pane o seni.

Al pane invidio il sapore del morso

ai seni il suo languore.

  1. scorro le pagine del blog, spronata da un invito inatteso, e cerca cerca…trovo una poesia che possa far iniziare questo giorno bruno di gennaio “Al pane invidio il sapore del morso/ ai seni il suo languore.”

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