QUANDO PIOVE AD AGOSTO.

“Tic, tic” fa la pioggia. Cade su me ed io non ho portato l’ombrello. Che bella sensazione, finalmente un po’ di fresco in queste afose giornate di agosto. L’asfalto bolle insieme alla mie guance e all’uva quasi matura, esalando respiri di vapore e desideri. Odore di terra e prato.
“Tic, tic, tic”, sempre più veloce, il cielo sempre più nero. In pochi minuti è giunto da nord un temporale e i miei capelli seguono liberi la forma del vento.
Briciole di sassi e di terra si insinuano per scherzo tra le mie dita, nei sandali, e mi solleticano, le suole di cuoio diventano pattini sui quali il mio camminare un’elegante esibizione. Sono leggera.
Vado piano. Tutto il paese corre a ripararsi e gli uccelli raggiungono le grondaie della chiesa mentre io mi purifico dalle noie, dalle tristezze, dai pensieri vecchi.
A quest’ora tu sarai rientrato a casa ed io mi fermo qui un momento.
Alzo il volto al cielo e dischiudo la bocca. Assaporo di alcune gocce avida, gusto, consistenza e forma. Sono assetata.
Ecco la più temeraria, mi si posa sul collo per imboccare poi, scendendo, una via stretta tra i miei seni dove si trasforma in carezze di fresche piume.
La mia magliettina bianca è inzuppata di pioggia.
I jeans si sono irrigiditi. Mi premono addosso con forza, sulle gambe e anche più su in un piacevole massaggio.
Mi incammino ancora.
A terra si sono formate delle pozzanghere che fremono inquiete di eccitazione e nelle quali si riflettono i lampioni che senza chiedere permesso penetrano con il metallo questo cielo gemente.
Finalmente ossigeno intorno, girasoli timidi abbassano la testa, non sanno dove guardare e i prati diventano morbide e vibranti lenzuola di seta.
Ascolto il mondo da sotto i miei passi, la musica della pioggia e il ritmo del mio cuore. Nei miei occhi il paese lucido e brillante, nei miei pensieri tu, mio uomo.
Tra poco tornerò a casa, quando sarò pronta. Tu mi accoglierai e potrai asciugare ogni angolo e ogni luogo remoto della mia pelle, con le tue mani rudi, un po’callose di lavoro e forti.
Vorrei poter sentire la tua poca barba, come questa pioggia, donare brividi alla mia schiena e al mio collo mentre, colmo di desiderio, mi stringerai in una morsa senza scampo dalla quale fingerò di svincolare.
Ma tu veloce, come quella massaia che ora sta ritirando i panni stesi per salvarli dall’asciugatura, invece mi stenderai e con decisione sarai presto dentro di me. Già lo sento.

E sono a casa. Eccomi.
Apri la porta, mi stavi aspettando, i tuoi occhi pesano sulla mia maglietta e si arrendono alle sue evidenti trasparenze, le mie forme.
Poi alzi lo sguardo e trovi il mio. Le mie intenzioni ti giungono chiare, sussurri con la voce rotta:“ Dai, entra, sei tutta bagnata!” E in meno di un istante ti ho addosso come un tiepido vestito asciutto che profuma di buono.
Quando piove ad agosto, senti che bel rumore!
No.
Apro la porta. Sono due anni che non ci sei più.
Quando piove ad agosto mi ricordo di un tempo che fu.
Silenzio. Solo: “tic, tic,tic” delle mie lacrime sulla tua foto.
La verità? Odio la pioggia.

  1. La prima parte è splendida per capacità descrittiva e verismo (“Odore di terra e di prato” “Briciole di sassi e di terra si insinuano per scherzo tra le mie dita, nei sandali, e mi solleticano, le suole di cuoio diventano pattini sui quali il mio camminare un’elegante esibizione. Sono leggera.”)
    Poi l’attesa dell’incontro di sesso che immagini delicato ma anche fortemente erotico.
    Infine, il colpo di scena.
    Voto: dieci.
    (L’ho letto tre volte).

  2. Leggemmo di un passaggio bello, delicato e sincero.
    Un passaggio che ci fece pensare, con tristezza, la fine della storia.
    Mentre leggevamo, infatti, avidi e colpiti dalla bellezza -illuminante – e propria, riflettemmo su quanto ponderato.
    Avete analizzato, con la linearità che vi compete, una grande parte dei sentimenti che pervadono l’uomo. Brava conoscitrice, ci avete messo di fronte a un tema che affascina: Serbiamo, ancora, quell’introspezione e quei sentimenti da voi descritti?
    Abbiamo, ancora, la facoltà di amare?

    Lady Nadia ci indica, come c’indicò, le varianti e l’osservazione dalla parte del cuore.
    Seguiamo il corso dei sentimenti, dunque.
    Ascoltiamo milady.
    Il tempo fugge e dopo, nel mare della disperazione, solo uno scoglio solitario potrà salvarci: Lady Nadia e i suoi racconti che, forti, ci prenderanno per l’ultima stilla d’aria rimasta.

    Apro la porta. Sono due anni che non ci sei più.

    Come sottacere a questa ridda di emozioni profonde che urlano l’amore sincero e indimenticabile.
    Ovvero tutto quello che continua a dare un motivo per vivere.
    La vostra prosa mia signora, si rivelò come una panacea antalgica per il nostro terribile ed egoista stile di vita.

    Ma c’é di più.
    Ci sono gli occhi e gli sguardi; il sentimento e l’amore; la forza e l’inerzia.
    C’é l’uomo che non dimentica la propria dimensione umana.
    Esiste ancora, dunque, l’amore?
    Grazie sul serio milady.
    Grazie

    Abbiate le nostre cordialità più sentite, mia signora.

    The milord

    • Carissimo Milord,
      Certo che esiste l’amore. Se l’ha intravisto c’è.
      Non era mia pretesa insegnare nulla a nessuno ma piuttosto far ricordare di rispolverare certi angolini del cuore, dove magari, per ovvi e giustificati motivi, ci si dimentica di guardare almeno ogni tanto.
      Grazie per questo commento che mi commuove. Onorata.

  3. Un brusco risveglio al rientro in casa dopo la pioggia di agosto, che non ha purificato nulla ma solo riattivato quel dolore profondo nel cuore, perché tu da due anni manchi dalla sua casa.
    Complimenti per l’analisi introspettiva delle sensazioni e dei sentimenti che covano inquieti nella voce narrante.

    O.T. per marzo avrei riservato per te la data del 6 marzo. Va bene?

  4. Una vita che odi la pioggia? Chissà se l’amassi veramente, come ami ciò che scrivi. Perché ami ciò che scrivi e non lo scrivi così … Quasi obbligata, come un pegno da pagare.
    Non do un voto specifico, ma dico che questo è da TOP TEN.
    Continua così … A farci star bene. Grazie

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