INCIPIT

  • Allora non ci siamo capiti – Sbuffa e sputazza saliva il Commendator G.

E’ così che è cominciata quella riunione. Con il gran capo che sbuffa, impreca e sbavazza come un ippopotamo. E non ci sono andato tanto lontano, nel figuramelo come  il pericoloso pachiderma fluviale. Ci somiglia in tutto e per tutto.

  • Non va bene … Questo incipit è … Scarso … Debole … Insufficiente. Senti qua: “Chiamatemi Ismaele” (Cfr. Moby Dick – H. Melville) … Eh . C’è tutto il pathòs , il dramma  futuro. Non importa il nome del personaggio. L’importante è la  storia che lo accompagna. Anzi che lui vive. La balena, il capitano, l’odio. Lui poteva chiamarsi … Che so : Giovanni, Giacomo, Mario. Non ha importanza. L’importante è la storia. Eppure quell’incipit rimane il biglietto da visita per una delle storie più … Più … Più!.

Prese un altro respiro e si accese nervosamente il mozzicone di sigaro puzzolente che teneva e roteava in bocca.

-Si … va bene .. L’incipit forse è un po’ debole, ma lascia prefigurare un seguito. E’ una sorta di esca … Come dire … Vegetariana?

  • Ma che vegetariana … Un par di balle. E’ una caccolina di mosca. “I bambini sono cattivi”( Cfr Alex Alliston – Alessandra Bianchi). Ecco un’altro bell’esempio di incipit. Viene ribaltata tutta la filosofia di Rousseau. La bontà insita nell’uomo. La naturale bontà.umana … No , perdio!! I bambini sono degli emeriti schifosi, grami come la merda e di una crudeltà che lascia senza fiato, il più delle volte.

 

  • Bhè adesso … Non tutti i bambini sono cattivi. Possono esserlo, ma è la contingenza. Occorre guardare al caso specifico.

 

  • -E già …. L’occasione fa l’uomo ladro. Ne abbiamo ancora per molto di luoghi comuni. Questo incipit fa schifo e poi … Mi pare di averlo già sentito, di averlo già letto , ma non so dove ne quando.

 

  • -No, guardi Commendatore che non è possibile. Le do ampia assicurazione che è farina del mio sacco. Cioè … E’ un doveroso omaggio a due grandi della penna. Poi se legge bene subito dopo c’è la spiegazione del perché uso quell’incipit … Anzi lo cito.

 

  • La vecchia Wolkswagen color crema del venditore di matite era parcheggiata a metà di via dei Rododendri” (Cfr. A che punto è la notte – Fruttero & Lucentini) Alzai lo sguardo dal libro e mi resi conto che avevo parcheggiato anch’io a metà della via. Ma  che aveva un’altro nome e la macchina era di un’altra marca.” E allora … A parte che la citazione è un banale escamotage. Risibile e goffo e rischia di affondare già subito il resto. Un incipit può essere banalotto, ma sottintendere che la polpa è più avanti. Può essere un’esplosione, ma il resto poi, rivelarsi una ciofeca illeggibile. Oppure una ciofeca come il resto di quanto scritto.. No, no, no e poi ancora no!!!  Nessuna citazione. Quest’incipit fa schifo. Nessuna citazione e poi subito all’inizio. Ma che scherziamo. Sembra quasi che questa casa editrice non si possa permettere neppure autori originali, ma solo e semplici scopiazzatori e citazionisti. Cambia l’incipit e poi ne parliamo, anche se … Il resto … Bhè … Ma si …  Ne parleremo ancora eh.

Mi restituisce il manoscritto e a quel punto mi alzo, accenno un inchino ed esco. Lui è già impegnato al telefono e si scorda immediatamente di me. La copertina in cartone è segnata evidentemente dall’incontro con l’editore. Macchioline più chiare mi fanno intendere che il Commendatore ha sbavazzato. Che schifo. Dovrò cambiare il cartone. Adesso però come fare a cambiare l’incipit? Questo ha un senso e il nesso tra quella vecchia macchina tedesca e la fiammante macchina del mio eroe sta nella diversa città, cultura, atmosfera. Lo scontro di due epoche ed è logico. Un giallo fantascientifico dove il perno della storia è un viaggio nel tempo e il libro che cito è uno degli elementi portanti. Non so come farò, ma una cosa però ho ben chiara ora come ora. Un insegnamento avuto a caro prezzo, soprattutto ai danni della mia autostima. L’incipit è importante. Dona l’impronta, da il ritmo a chi legge, ma anche a chi scrive.

Vediamo .. Dunque .. Un incipit potrebbe essere : ….

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