SHINING TALISMAN

Il resto del giorno vuoto scivolò via nella coda della notte e con esso tutto ciò che rimase delle forze dell’uomo. Il sonno si insinuò con lentezza, carezzandogli il viso e occultandogli l’attenzione alle cose. L’uomo ciondolò fino a rischiare di stramazzare per terra e farsi male; giunse presto ad un albero spoglio e storto e vi appoggiò la schiena.
Il crepuscolo lasciava spazio alle tenebre della sera ma lui non potè contemplare quella visione naturale perchè si addormentò senza rendersi conto del passaggio dalla veglia.
Non potè rendersi conto di chi tramava in quei momenti nel mezzo dell’oscurità, tra gli spazi della desolazione di un mondo morente.
L’uomo in compenso sognò e fu un susseguirsi di istantanee accecanti, immagini e suoni che immobilizzavano la mente e la riducevano in disarmo.
Il sorriso di suo figlio.
“Papà, che cosa sta cambiando?”
La risata pazza della compagna che soffocava e si rotolava nel sangue delle sue numerose ferite.
“Papà, che succede alla mamma?”
Gente che scompariva nel nulla.
Suicidi di massa.
La città che si sfaldava.
Il caldo e la scarsità di elettricità e acqua.
L’esercito che sparava ai fuggiaschi.
“Papà, mi tieni la mano?”
Le risate e le urla dei condannati.
Il luccichio che proveniva da un luogo lontano, da distanze quasi siderali.
Un libro e un anziano che lo recitava nel parco, circondato da pochi individui dalle facce stravolte.
Le ultime interviste a biologi e scienziati che proclamavano di mantenere la calma e l’ordine.
Il luccichio così potente, emanava luce verdastra, una luce di cui ci si poteva fidare.
Il sorriso del figlio, stavolta asciutto e senza speranza, il suo bambino che si spegneva lento tra le sue braccia.
“Papà… chi porta questi cambiamenti?”
Il suo pianto.
Il luccichio.
Forse una pietra preziosa, un oggetto ovale, un piccolo sole verde.
Il cumulo di morti seppelliti in serie nelle fosse aperte o buttati al largo del mare.
Le risate pazze e gli occhi di suo figlio che imploravano, colmi di vergogna.
La sua marcia iniziale, in pura solitudine.
L’uomo dunque sognava tutto questo e non potè scoprire chi lo stava osservando nel completo silenzio, tra le fronde della radura non molto distante.
Quando si risvegliò alle prime ore del mattino seguente, drizzandosi a sedere e guardandosi intorno come se fosse una sorpresa, si rese finalmente conto di avere il cervello sgombro e pulito, tranne che per una questione. Un oggetto, un simbolo. Molti ne avevano parlato, storie e leggende dell’umanità che rideva fino allo sfascio.
Ma lui ora ne era più che sicuro, iniziava a ricordare, pur non senza fatica.
La luce sfavillante di colore verde proveniva da un oggetto benefico, un oggetto che avrebbe condotto alla salvezza di tutti.
Un amuleto.

  1. Un vero incubo! Però la salvezza è a portata di mano.
    Ottimo racconto.

    O.T. per giugno cosa pensi di fare? Partecipare, allora la data proposta è il 15 giugno, oppure passare a luglio?
    Ciao, dimmi qualcosa.

  2. Incalzante,tanto da togliere il fiato e che non permette distrazioni. Da leggere anche più volte per apprezzarne a pieno tutte le sfumature che aumentano ad ogni lettura.
    Mi ricorda “La strada” di McKormick.

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