IL CANTASTORIE.

 

Finì nelle mani di una bambina che lo lanciò nel lago con la sua minuta manina.

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Nella rete di un pescatore, prima sulla sua barchetta, poi gettato nel prato accanto ad una goffa paperetta.

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…E ancora nel sacchetto di un ragazzino che cercava soltanto un luccicante bottino.

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Dimenticato fu presto nel giardino della sua casa in collina, a dire il vero dalla successiva mattina!

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Fu seppellito dalla neve e dal suo candido manto, che dell’inverno era il gran vanto.

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Catturato da una ruspa che scavava fondamenta nella terra, caricato su un camion si trovò diretto ad una serra.

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Scaricato da un autista assai svogliato, tra il vivaio, il bosco ed un prato.

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Raccolto per sbaglio fu messo in un cestino, tra funghi e castagne così proseguì il suo destino.

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Da una massaia venne conservato in un vassoietto, tra monete, chiavi ed ogni altra sorta di oggetto.

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nella tasca di un laureato diventò un portafortuna, mentre felice sognava il suo futuro contemplando la luna.

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Un giorno la lavatrice, per caso, lo rese più bello, sbattendolo per bene nel suo terribile cestello.

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Su uno scaffale in lavanderia fu dimenticato tra caos, mollette e biancheria.

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Cadde per sbaglio tra giochi e balocchi, per lui, davvero, nessuno pareva aver occhi.

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Si ritrovò nel baule di un’auto, dentro ad un secchiello, abbastanza nascosto tra paletta e rastrello.

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Sulla sabbia bollente scivolò trovando il suo nuovo posto, in quel soleggiatissimo pomeriggio di ferragosto.

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L’alta marea lo trascinò negli abissi marini, andò a fondo tra coralli e pesciolini.

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Ma un giorno tornò sulla riva spinto dalle onde, non era quella la sua sorte d’altronde.

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E dopo tutto quel tempo in cui rimase sommerso, un cantastorie lo trovò dedicangogli questo verso.18.png

 

Questa storia vi è parsa strampalata?
Con la fantasia ogni cosa diventa animata!

 

Un saluto e un augurio a voi tutti di caffè letterario,
e ricordate: “persino un sasso, volendo, può divenir leggendario”.

 

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  1. Vero, anche un sasso, un piccolo sasso da tutti ignorato e dimenticato, una volta finito per sbaglio o destino nella fantasia di un cantastorie può diventare leggenda, scavalcare il tempo e lo spazio, occupare l’altrui fantasia, eternarsi e lasciar di sé indelebile traccia per chi dopo di noi verrà. E’ poi questa la magia del saper raccontare storie: eternare la piccolezza affinché venga consegnata alla grandezza.

    Brava Nadia, una bella favola, adatta a ogni età, con una morale da non sottovalutare.

    Beppe

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