No!

Di tutte le cose che poteva dire e fare Ada scelse la meno probabile.
Dico, non una cosa ovvia o scontata e neanche una assurda e improponibile. Lei semplicemente si mise in piedi. Sì Billy, si alzò da quella sedia dove era rimasta per tutto il tempo e disse no! Semplice, lineare, diretto.
Capisci Billy? No, disse. No! Ora non è che fosse mai stata prolissa tua madre, ma a vederla così, in piedi, dopo tutto il fiume di parole che esperti e professori avevano vomitato in quel lungo pomeriggio, ecco Billy, dopo tutto questo, quella sillaba sembrò arrivare come uno scroscio d’acqua nel deserto. Più che stupirci, ci risvegliò alla vita, quel libro aperto sul tavolo a una qualche pagina e quel no, che ci vorticò sopra per minuti e minuti. Questo accadde e noi rimanemmo stupiti a guardare. Tutti. Comprese quelle facce da becchino degli esperti. Avresti dovuto vederle, livide di boria e rancore.
Sì becchini Billy! Quelli erano là per seppellirla. Lei e il suo libro. E pure noi che come deficienti stavamo ad ascoltare quelle loro parole vuote. Ora non ricordo neanche la domanda esatta. Già! La domanda. Strano che proprio io abbia dimenticato, ma alla fine immagino che si continuasse a chiederle un parere intorno alle loro idee magnifiche sul senso.
Già Billy, il senso! Come se le parole ne dovessero avere necessariamente uno di senso. E sarebbe bastato un attimo, un solo breve indulgere quelle lusinghe e Ada, tua madre, sarebbe svanita per sempre, intrappolata nel personaggio che loro volevano creare. Un attimo e puff! E avremmo parlato di un’altra donna. Invece lei si alzò, chiuse il libro, e disse solo no. Poi così come era entrata in quell’agone ne uscì. In silenzio, perché tutte le parole necessarie le aveva già messe dentro quei fogli. Non ne servivano altre, neppure per rispondere a quella domanda. Lei Billy era altro rispetto al libro che tutti avevano creduto di leggere. Capisci Billy? Tua madre aveva impiegato una vita a metterle insieme quelle parole. Una ad una, con la cura e l’amore per dei figli. Tu sai bene che significa, tu sei una di quelle parole, la migliore forse. Ecco, immagina cosa avrebbe significato per te se uno di quei palloni gonfiati fosse arrivato per cambiarti la voce o il taglio degli occhi, la forma del naso o il nome. Già, pensa un tizio che arriva un giorno con un fare affettato e falso e ti spiega che tu no, non sei Billy, sei che ne so, Enrico. Nulla di male eh! io conosco almeno due bravissime persone che si chiamano Enrico. Ma non è il nome che tua madre aveva scelto per te. Lei non aveva allevato un Enrico, no, lei aveva cresciuto te, Billy.
Comprendi ora? Comprendi il valore immenso di questo unico residuo volume, salvato al macero e alle furie dell’editore? Povero cristo anche lui, si era svenato per pagare quegli sbruffoni e organizzare quella maledetta… Be’ che dico? Non maledetta. Benedetta serata Billy.
Tu questo libro devi leggerlo, devi farlo per me. Con i tuoi occhi devi scorrerlo e arrivare sino alla fine. Dentro ci troverai il tuo nome. No, non Billy, quello lo conosci da sempre. Dentro c’è di sicuro il tuo vero nome. Quello che tua madre aveva previsto prima di pronunciare quel no assoluto, prima di rinnegare la parola scritta per non inumarla nelle librerie funeree degli studiosi. Billy, tu hai la possibilità unica di conoscere tua madre dal di dentro, guardare le sue viscere come mai nessun figlio ha potuto fare. Registrare il ritmo circadiano delle sue giornate e infine carpire il segreto della tua stessa generazione e nascita.
Sì Billy, tu hai ora la possibilità di osservarti embrione, feto e figlio, tutto nello stesso momento e di raccontare a me, povero vecchio, la reale storia che qui dentro lei ha voluto scrivere.

Billy alza lo sguardo e prende il volume tra le mani. Lo carezza piano come fosse la mano di Ada. Poi inizia a camminare per la stanza. Avanti e indietro. Il libro in mano chiuso e le mani a carezzarlo con delicatezza. Avanti e indietro. Sembra pensare a qualcosa di grande, ma non lo apre, quasi non sappia decidere da quale pagina iniziare. Non la prima, non l’ultima. Cammina, carezza la copertina e riflette. Poi fa quello che avrei dovuto aspettarmi dal figlio di Ada. Lo fa con lo stesso sguardo che allora osservai negli occhi di sua madre. Li ricordo, io ero uno di quei lugubri luminari. Ero seduto vicino al tavolo con accanto il libro. E fui l’ultimo a chiedere qualcosa sul senso. Io ero là allora come ora, con la necessità bruciante di ricevere una risposta. Non importa quale, me ne sarebbe bastata una anche falsa.
Billy mi guarda, poggia il libro sul tavolo, lo apre su una pagina a caso e poi dice no. Solo quello. Non si volta più, non parla più. No! E con il passo di sempre va via dalla stanza. Va via con la stessa andatura serena di Ada.
Il libro sul tavolo rimane spalancato sulla pagina che allora Ada si era rifiutata di spiegare. Io sono fermo a guardare il foglio. Lettere sbiadite compongono frasi. Per me incomprensibili per sempre. Per sempre Billy.

  1. un personaggio di un libro, qualcuno nel quale specchiarci.
    Insomma un ricordo, un deja vu letterario.
    Una storia ben costruita.
    Complimenti.
    O.T sto allestendo mil calendario di giugno per te avrei pensato al 26 giugno. Può andare?

  2. Pingback: SABATOBLOGGER 26. – I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...