PERIFERIE URBANE

Periferie_Urbane

Rinaldo Boccia Artieri accostò al margine della strada l’elegante SUV nero pece, ritirato da una settimana appena.

Attese un paio di minuti, poi la figura immobile sul marciapiede si girò nella sua direzione e sorridendo si avvicinò, ancheggiando vistosamente sugli altissimi tacchi a spillo.

Nella strada la luce fioca dei radi lampioni illuminava cumuli di immondizia, mentre rivoli di acqua putrescente ruscellavano lungo l’asfalto irregolare. L’ambiente circostante era completamente al buio.

Concita salì sull’auto che sobbalzò sotto i suoi ottanta chili di peso. Dalla scollatura traboccava un seno enorme, sul quale scendevano fluenti due trecce color giallo limone. Rinaldo le piantò gli occhi addosso, mentre Concita guardandolo intensamente, muoveva la lingua sulle labbra ringonfie, accese da un appariscente rossetto. Quei gesti non facevano altro che aumentare il suo urgente desiderio. Rinaldo svoltò improvvisamente in una stradina laterale e spense il motore.

«Amore, questo non essere solito posto!» esclamò Concita.

«Lo so… ma io non resisto!» e così dicendo iniziò a slacciarsi la cintura dei pantaloni.

«No, No… »

Rinaldo l’afferrò per i capelli spingendola verso il basso.

Concita rassegnata non osò aggiungere altro e iniziò a svolgere con cura e dedizione il suo lavoro. Rinaldo, completamente in estasi non si accorse dell’auto a fari spenti che si era fermata poco distante.

Lo sportello del suo SUV venne spalancato con violenza, mostrando un uomo con il volto coperto da una calza che brandiva un grosso bastone.

«Scenni da sto cazzo de SUV» gli intimò.

Rinaldo preso allo sprovvista, indugiò e l’uomo mascherato spazientito, lo tirò giù con forza dall’abitacolo.

Concita iniziò a urlare mentre il suo sportello venne aperto da un secondo uomo con il volto coperto da un passamontagna.

«Anvedi questo!» esclamò trascinando fuori il trans.

«Bada… che se quello te da ‘na sventola te stende!» disse ridendo l’uomo con la calza.

Intanto dalla macchina parcheggiata uscì un terzo uomo, con il volto coperto da una maschera raffigurante un famoso calciatore.

Concita si voltò di scatto in direzione della strada principale e iniziò a correre, ma i suoi tacchi affilati si conficcarono nella terra umida facendola cadere rovinosamente a terra.

L’uomo con il passamontagna le fu addosso e iniziò a prenderla a pugni. Concita urlava, tentando di svincolarsi, ma la punta di un coltello le tracciò una profonda ferita al volto e la paura le paralizzò ogni parte del corpo.

«Ma falla finita, nun perdemo tempo… che alle nove ce sta la partita della “maggica”» disse l’uomo con la maschera.

«E sai a me che me ne frega!» rispose quello, alzandosi in piedi, mentre Concita continuava a urlare.

«Certo, te sei un laziale de mer…»

«E basta! M’avete rotto i cojoni! Questa lasciamola, prendete sto pervertito che lo portamo alla Maranella, qua stamo troppo vicino alla strada» disse l’uomo con il bastone.

Durante il tragitto i due uomini continuarono a scambiarsi reciproci sfottò, mentre Rinaldo sprofondava sempre più negli abissi della paura.

Fu condotto ai margini del fiume, dove dentro una baracca fatiscente fu legato a un trave di legno. Iniziarono a interrogarlo, avendo recuperato nel SUV il portafogli e le chiavi dell’appartamento, volevano sapere se viveva solo. Rinaldo pensò con orrore a sua madre, sola in casa.

«Se nun me risponni te do na bastonata!» lo minacciò l’uomo.

Rinaldo non rispose.

La bastonata allora arrivò dritto in fronte. Poi ne seguì un’altra in faccia e un’altra ancora sulle ginocchia. Il sangue iniziò a scorrergli lungo il volto, imbrattando i costosi abiti.

L’ultima cosa che vide fu il volto deforme del suo aguzzino.

Al risveglio Rinaldo riuscì con fatica a togliersi le corde dalle gambe, il sangue coagulato gli teneva le dita appiccicate, ostacolandogli i movimenti e si rese conto che non poteva stare in piedi. Carponi si trascinò verso l’unica porta, da dove filtrava una debole luce. Uscendo si guardò intorno alla ricerca di qualcuno o di qualcosa che potesse aiutarlo, ma si rese conto di essere stato abbandonato all’estrema periferia della città.

Si spostò lentamente trascinandosi in mezzo ai rovi, riuscì ad arrampicarsi fino al livello della strada asfaltata, dove ogni tanto sfrecciava qualche auto. Con un grande sforzo si mise in piedi e non appena scorse in lontananza dei fari, si gettò in mezzo alla carreggiata. La sagoma scura si avvicinò a gran velocità. Le dimensioni gli erano familiari, doveva trattarsi di un fuori strada. Alzò le braccia, iniziando a gridare.

Il grande mezzo gli fu addosso, sbalzandolo avanti. Rinaldo fu risucchiato in un vortice buio, e prima di chiudere gli occhi, riconobbe la targa.

L’elegante SUV nero pece, gli passò lentamente accanto, poi accelerò di colpo e sparì nell’aria umida del mattino.

  1. Un bel thriller senza dubbio. Scritto in maniera eccellente. Complimenti Nunzia.
    Tragica fine per Rinaldo, che incautamente ha lasciato le portiere aperte e si è appartato in un luogo disgraziato. Ma forse era inutile, qualsiasi altro posto.

    O.T. avevo pensato per te per il 15 giugno ma è a ridosso della manifestazione del 17. pensi di esserci oppure passi a Luglio?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...