POLITICALLY INCORRECT

Verso mezzanotte Lucia andò in bagno. Si stava divertendo molto: quella festa era riuscita perfettamente e aveva conosciuto molte persone simpatiche. Mentre si ritoccava il trucco, fu raggiunta da Monica, la padrona di casa. La frequentava da pochi giorni, si erano incontrate per la prima volta in palestra ed avevano familiarizzato subito. Erano coetanee, entrambe trentenni; nessuna delle due era veramente bella, tuttavia risultavano senz’altro attraenti, bruna la prima, rossa la seconda. Lucia lavorava in un’agenzia di viaggi, Monica si occupava di import export.
“Tutto bene, cara?”
Lucia annuì. Si sentiva euforica, era la sua prima uscita in società da quando si era lasciata con Piero. Monica le porse un bicchiere. “Bevi.”, disse, “Vedrai che è qualcosa di speciale!” Lucia mandò giù un sorso, storcendo il naso; non era una bevanda particolarmente gradevole, aveva un retrogusto amaro. Monica sorrise. “Su, finiscilo. Ti assicuro che dopo ti sentirai in paradiso.” Un po’ controvoglia, Lucia le obbedì.

Quando riprese i sensi, si trovava in una camera avvolta nella penombra. Era nuda, sdraiata su un grande letto matrimoniale, aveva polsi e caviglie legate. Con lei c’erano due persone, anch’esse svestite. Avvertiva un forte profumo di incenso, che si mescolava all’odore di una donna eccitata. Monica le stava succhiando un capezzolo, un nero dall’aspetto atletico si accarezzava il pene, che era di dimensioni enormi. Ambedue avevano i corpi lucidi di sudore. “Cosa mi state facendo? Chi è lui?”, biascicò la giovane. Prima non lo aveva visto alla festa. Ad un tempo, si sentiva confusa e impaurita. Inoltre non sopportava la lingua di Monica, non perché non fosse abile, ma per il semplice motivo che non amava le donne. Amava gli uomini e comunque non gli sconosciuti. Inoltre, era prigioniera, alla loro mercè, e questa era una condizione che non tollerava. “Liberatemi immediatamente!”, esclamò con un tono di voce più risoluto. Improvvisamente era diventata lucida, e pienamente consapevole di ciò che stava accadendo. Per tutta risposta Monica si sdraiò su di lei, nella classica posizione del 69, e incominciò a leccarla avidamente. Nel frattempo, il nero continuava a masturbarsi; il suo pene era diventato ancora più grosso, turgido, pulsante sangue.
“Per favore, basta! Mi fa schifo!”
Parole al vento. Monica sciolse i nodi che le assicuravano le caviglie, le sollevò le gambe e penetrò a fondo in lei con una lingua che diventava sempre più vorace. Suo malgrado, Lucia iniziò a contorcersi sul letto. Con raccapriccio si rese conto che adesso le piaceva. Monica cambiò posizione, cercandole la bocca. Incredula di se stessa, Lucia ricambiò il bacio. Fu allora che l’uomo la penetrò. Malgrado la straordinaria consistenza del membro, duro come l’acciaio, lei era già completamente bagnata, e non provò alcun dolore. Solo passione. Una passione che si fece sfrenata, mentre lui la possedeva con incredibile vigore, e Monica le mordeva i capezzoli oppure le leccava il viso. L’orgasmo la travolse con un’intensità straordinaria; gridò.
Monica le liberò anche i polsi. Ormai sapeva che Lucia non si sarebbe ribellata; l’aveva desiderata fin dal primo momento in cui l’aveva vista in palestra, intuendo che, dietro a un’apparente riservatezza, celava un temperamento passionale. Monica amava le ragazze, ma soprattutto adorava condividerle con Max. Non era la prima, non sarebbe stata l’ultima. Mentre il nero la possedeva nuovamente, la baciò per l’ultima volta sulla bocca. Poi le cinse la gola con le lunghe mani forti. E strinse. Le avrebbe donato la morte più bella e più raffinata.
Lucia comprese le sue intenzioni.
Ma era troppo tardi.

  1. Urka. Dapprima mi son detta dato l’attualità di questi giorni: “un racconto contro la violenza”.
    Ma ohimè, andando avanti…
    Mi sono dovuta ricredere.
    Fa molto caldo oggi o sbaglio?😁😉
    Sei tornata all’erotismo noto… sarà l’estate!

    Bel pezzo!😊😊😊

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