BLIND HOUSE

La casa cieca si ergeva a simbolo di quella notte disperata. Mentre lì fuori la tempesta infuriava suprema, all’interno di quella dimora scura succedeva qualcosa che non si poteva descrivere e che non si poteva decifrare attraverso coordinate, piani operativi o azioni di squadre robotiche. Semplicemente accadeva, così come accade quando la pioggia si forma dalle nuvole e scende per bagnare la terra, come quando i venti trasportano polvere e foglie secche attraverso i campi o come quando un essere vivente nasce e dopo il suo tempo muore. Ogni regola e legge di ordine naturale poteva essere capovolta e contraddetta nella casa nera. E quella notte il potere inestimabile aleggiava a sprazzi lì dentro, proprio come l’energia sprigionata dai lampi del temporale. Numeri e lettere di alfabeti sconosciuti e primitivi danzavano sospesi nell’oscurità, marchiati d’oro; la forza di gravità era pressocchè tradita; l’acqua dai rubinetti veniva risucchiata anzichè versata; le mattonelle del pavimento della grande sala al pianterreno si illuminavano di verde fosforescente e rosso fuoco come fossero caselle di una scacchiera; la musica suonava senza grammofono, le voci parlavano in lingue di tutte le regioni del mondo che fu senza bocche e fiato. E c’era una presenza fissa, immobile, nuova padrona di quel micro-universo. C’era qualcuno che ultimamente osservava dalle finestre, ghignando compiaciuto per ogni giorno di declino ulteriore di quell’anticamera ormai desolato. C’era qualcuno che sapeva leggere il destino di quella terra e che voleva sopraffare il resto del mondo sotterraneo. Qualcuno che giocava con le vite altrui, soggiogandole al suo potere e bieco egoismo. Qualcuno a cui gli occhi si illuminavano come biglie infuocate nelle notti di furia. Proprio come ora. Proprio come l’Uomo Nero. Un vile intruso che provava a invadere ciò che non era mai stato violato prima, nemmeno dai robot e dalle macchine. E l’Uomo Nero rise di più, gingillandosi in tutto quel suo nuovo manifesto potere. E rise ancora. E ancora. Il tempo dell’Altro stava per terminare.

  1. Sembra evocare il mondo del Califfato questo noir dai toni forti.. Un mondo alla rovescia, un mondo succube dell’uomo Nero. Insomma tempi oscuri per tutti noi.
    Ottimo per il tono cupo usato per questo breve racconto.
    O.T. immagino che passi a settembre oppure pensi di pubblicare qualcosa ad agosto? Ci potrebbe essere un 17 agosto, se ti va. Dimmi qualcosa.

  2. Allora esiste chi gioca a dadi con il mondo! E non so perché, ma ho come l’impressione di essere, come sempre, dalla parte del perdente.

    Incalzante e intenso … Un Univers … Pronto all’esplosione finale.

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