Harry Potter e l’Amico Speciale. (Fanfiction)

Harry_Potter

Harry se ne stava seduto sul suo letto, mentre nella penombra della stanza guardava la foto dei suoi genitori. James Potter e Lily Evans lo salutavano e sorridevano, agitando le mani in segno di saluto.

Quell’immagine evocava in lui un sentimento di gioia misto a malinconia.

Non ricordava i loro volti, era troppo piccolo quando Voldemort aveva deciso di stravolgere la sua vita, privandolo dell’amore della sua famiglia. Dopo aver vissuto con gli zii, relegato in un angusto sottoscala e sottoposto alle infinite angherie di suo cugino Dursley era giunto a Hogwarts, la scuola di magia e stregoneria per i futuri maghi.

L’unico ricordo che aveva dei suoi genitori era proprio quella piccola foto animata e soltanto il loro grande amore era stato in grado di proteggerlo dalla furia del Signore Oscuro, salvandolo da una morte orribile. L’emozione era ogni volta intensa e lo trascinava in uno stato di profonda tristezza. Una piccola lacrima si impigliò rapida tra le ciglia, Harry si asciugò con il dorso della mano, cercando di reprimere il pianto.

«Harry, ma che fine hai fatto!» la voce di Hermione lo sorprese, con gli ancora occhi lucidi.

«Eccomi… arrivo!» Harry nascose la foto sotto il cuscino, cercando di assumere un aspetto normale.

«E’ più di mezz’ora che ti stiamo aspettando! Lo sai che Piton si arrabbierà moltissimo, non tollera assolutamente che si faccia tardi e … con noi in particolare… lo sai!»

«Già… lo so» disse Harry «e ancora non ho capito il motivo…» aggiunse mentre recuperava i grandi tomi per la lezione di Pozioni e Difesa contro le arti oscure. Ron li stava attendendo lungo il corridoio. Insieme scesero di corsa le grandi scale, la cui direzione cambiava continuamente.

Piton aveva già iniziato la spiegazione quando Harry e i suoi due amici entrarono di soppiatto nell’aula, cercando di non farsi notare.

«SIGNOR POTTER!» lo apostrofò subito il professore «anche oggi siete in ritardo… il nostro famoso, caro signor Potter…bene… dieci punti di penalizzazione per Griofondoro»

«Ma professor Pitono noi…» cercò di giustificarsi Harry

«BASTA! ora sedetevi e fate silenzio».

I tre ragazzi presero posto nei banchi senza aggiungere altro, mentre Draco Malfoy e i suoi amici di Serpeverde se la ridevano.

«Hermione la mezzo-sangue e Ron il povero straccione… degni compari di Harry Potter!» disse Draco al suo compagno di banco, indicando con disprezzo il trio ammutolito.

La lezione andò avanti per altre due ore, ma Harry era distratto, da un po’ di tempo aveva dei tremendi mal di testa, che gli impedivano di concentrarsi a dovere.

Quella notte, come tutte le precedenti, Harry si svegliò di soprassalto. I Dissennatori erano tornati a popolare i suoi incubi e gli erano parsi così reali che aveva creduto sul serio che gli avrebbero risucchiato via l’anima. Spalancò gli occhi nel buio più completo e avvertì il volto madido di sudore freddo e la cicatrice, regalo mortale di Tu-sai-chi, che iniziava a pulsare di nuovo, infliggendogli delle fitte lancinanti.

Il ragazzo richiuse gli occhi, nell’attesa che il dolore lo abbandonasse, poi quando li riaprì di nuovo, notò un bagliore provenire dalla poltrona accanto al caminetto spento. Con cautela si alzò dal letto e inforcando gli occhialini tondi si diresse verso la grande poltrona, di cui vedeva solo la parte posteriore. Il cuore pareva correre come un puledro impazzito, ma trovò ugualmente il coraggio di avvicinarsi. Avvertì un senso di calore intorpidirgli la testa e poi con grande sollievo si rese conto che l’emicrania era sparita. Girò intorno alla poltrona e si ritrovò di fronte a un ragazzino, più o meno della sua stessa età, vestito completamente di bianco.

«Ciao Harry, stai meglio?» disse lo sconosciuto seduto sulla poltrona. Harry si ritrasse, colpito dal bagliore che emanava quella figura.

«Non aver paura Harry, sono tuo amico» disse il ragazzino con voce suadente.

«Mio amico? Ma io non ti conosco… chi ti ha mandato? Il professor Silente?» chiese Harry diffidente.

«No, il Preside sa che sono venuto a trovarti, ma non mi ha mandato lui»

«Cosa vuoi da me?»

«Sono qui per aiutarti a superare le tue paure Harry… hai di nuovo sognato i Dissennatori vero?» gli domandò lo sconosciuto.

«Tu come fai a saperlo?» chiese sempre più incredulo Harry.

«Io sono tuo amico, conosco la tua storia e so molte cose di te… anche quelle che tu stesso non sai. Mi chiamo Jack.»

«Allora forse sei uno dei fantasmi che abitano qui nella scuola?»

«No Harry, sono solo un amico speciale… ti verrò a trovare spesso e faremo delle lunghe chiacchierate che ti aiuteranno a superare le tue paure». Harry rimase sconcertato da quelle parole e si convinse che quel ragazzino era stato mandato da Silente, il Preside della scuola di magia, per indurlo a parlare.

Da qualche mese infatti il ragazzo era in preda a un profondo sconforto e quelle fitte lancinanti alla testa lo facevano stare male, ma si trattava soprattutto di un malessere interiore, che lo stava allontanando dalle persone che aveva intorno e dai suoi amici di sempre.

La percezione di essere “diverso” si faceva man mano più nitida e il sentirsi un emarginato lo faceva a volte diventare anche aggressivo, per questo preferiva starsene per conto suo e non parlare con nessuno dei suoi incubi e del suo disagio.

«Io non… parlo dei miei problemi, neanche con i miei più cari amici…»

«Lo so Harry, ma con me puoi farlo, vedrai ti sentirai molto meglio!» lo esortò Jack.

«Dopo tutto quelli mi è successo… i pericoli che ho affrontato…certo ho avuto paura, ma stavolta si tratta di qualcosa di diverso… che non sono in grado di comprendere» disse Harry, cercando di focalizzare la sua attenzione su quanto voleva comunicare «…gli incubi, la cicatrice che mi provoca un dolore insopportabile… ho come la sensazione che qualcuno stia cercando di prendere il controllo della mia vita… e non so come reagire! » concluse, rendendosi consapevole che ora aveva ben chiaro quale fosse il vero dilemma. Così dicendo si sedette sul gradino del caminetto, guardando dritto in faccia il suo interlocutore. Il bagliore che circondava al figura di Jack gli infondeva un lieve torpore e lo faceva sentire tranquillo, rilassato. Poggiò la testa contro il muro di pietra e si lasciò andare verso un sonno ristoratore.

«Harry! Harry! Svegliati!» Harry sentì una voce gridare il suo nome e aprendo gli occhi si ritrovò davanti il faccione lentigginoso di Ron Weasley

«Ron… che succede… dove è andato Jack?» chiese il ragazzo con la voce impastata dal sonno.

«Jack? E chi sarebbe?… senti, lascia stare, avrai fatto qualche sogno strano» sentenziò Ron cercando di sollevandolo per un braccio.

«Dobbiamo assolutamente andare! Ti sei dimenticato della tua partita di Quiddich?»

«Accidenti la partita!» esclamò Harry e in preda al panico prese a vestirsi il più in fretta possibile.

«Che ore sono?» chiese all’amico.

«E’ tardi!»

Draco e suoi due tonti scagnozzi, si erano introdotti di nascosto nella stanza dove erano custoditi gli oggetti utilizzati durante la gara, per sostituire il boccino d’oro con una copia alla quale era stato fatto un potente incantesimo.

«Draco, ma sei sicuro che questo funzionerà?» chiese timoroso il più grasso dei due.

«Non dimenticare che mio padre è un potentissimo Mangiamorte, lui ha fatto l’incantesimo e il nostro piano non fallirà!»

Gli spettatori assiepati sugli spalti, urlavano in coro in nomi dei propri beniamini agitando le sciarpe con i colori delle case. Nel settore Ovest dominavano l’oro e il rosso fuoco, i colori di Grifondoro, mentre nel settore Est dominava l’argento e il verde dei Serpeverde.

La squadra, con in testa Harry, entrò a cavallo delle scope volanti. Un urlo gigantesco accolse i ragazzi avvolti nei loro mantelli rosso-oro, che volteggiarono in circolo diverse volte prima di prendere le rispettive posizioni.

La partita ebbe inizio, mentre l’incitamento del pubblico si faceva sempre più frenetico.

Improvvisamente Harry riuscì, dopo aver smarcato alcuni avversari, a raggiungere il boccino afferrandolo al volo. Non appena le sue dita si strinsero intorno alla piccola sfera dorata dalle ali iniziò a fluire un fluido rossastro che accecò il ragazzo facendogli perdere il controllo della sua scopa. Harry dopo aver tentato invano di atterrare si schiantò contro una delle torrette dello stadio. L’impatto lo lasciò esamine al suolo, mentre la folla ammutolì per lo stupore.

Harry si risvegliò dopo molte ore. Aveva i muscoli intorpiditi e un paio di costole fratturate.

«Ciao Harry, bentornato… come ti senti?» la voce di Silente lo raggiunse, mentre riusciva a vedere solo ombre sofocate.

«Che mi succede? Non ci vedo bene!» chiese impaurito il ragazzo.

«E’ l’effetto del fluido rosso che qualcuno ha introdotto nel boccino… ma non preoccuparti l’effetto svanirà presto e poi sei senza occhiali!» lo rassicurò il preside di Howg..

«Professore… mi dica la verità, è stato lei a mandare Jack?»

«Jack? Non mi pare di conoscere nessuno con questo nome…»

«Ma sì, quel ragazzino vestito di bianco che…  no anzi, dimentichi quello che ho appena detto» Harry si rese conto che quella storia non aveva senso, chi ci avrebbe mai creduto?

«Avanti Harry, dimmi di che si tratta». Lo sguardo di Silente era colmo di benevolenza e compassione per quel ragazzo così forte e fragile al tempo stesso, il Preside aveva perfettamente compreso il suo stato d’animo e cercava di farlo parlare.

«Professor Silente… io mi sono fatto molti nemici vero? A iniziare da Voldemort… ma anche nella scuola ci sono persone che mi vorrebbero vedere morto, perché sono “diverso” e molti mi temono e pensano che diventerò come il Signore Oscuro!»

«Non devi pensare questo Harry, tu sei diverso, tu sei sopravvissuto al male e il tuo destino è certamente un altro. Vedi, a volte noi abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi e di cercare la forza di andare avanti dentro di noi… nessuno può aiutarci, darci una mano a superare i problemi… e questa forza tu l’hai trovata… il tuo amico Jack non è nient’altro che la proiezione della tua forza interiore, quella ti aiuta a capire te stesso, che facendoti prendere coscienza delle tue emozioni, ti indica la strada da percorrere per risolvere le questioni»

«Mi sta dicendo che Jack non esiste? Che è una parte di me? La parte migliore?»

«Esatto Harry, diciamo che hai trovato un amico, un alleato dentro te stesso e stai sicuro che non ti tradirà mai e se cercherai di essere sempre sincero con te stesso, saprai esserlo anche con gli altri… e gli altri ti accetteranno per quello che sei» così dicendo Silente gli mise nel palmo della mano una gelatina Tuttitigusti.

«Ora mangia una di queste Harry… sperando che sia al gusto di vomito!»

Il ragazzo la masticò avidamente.

«Gusto menta… stavolta mi è andata bene!»

  1. Era solo in bozza e non programmata, Nunzia. Gli ho dato una spintina per la pubblicazione😀
    Piacevolo questa fanfiction. Harry Potter non è il mio genere – strano vero?😀 – ma l’ho trovata molto gradevole. Complimenti.

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