Una storia al giorno d’oggi – Carlo

Verona - Foto personale

Verona – Foto personale

“No. Grazie, Alba” disse con un cortese cenno di diniego della testa.

Sarà per la prossima volta! Ora ho fretta! Duemila impegni” mentì Carlo. Avrebbe voluto fermarsi ma il sesto senso gli diceva che non era il caso. Niente di razionale ma solo una premonizione. “Ci si vede presto comunque, è stato bello incontrarti!”

Un bacio. Labbra carnose su gote lisce come la seta. Labbra sottili, appena disegnate su barba pruriginosa.

E Alba un “Ciao, Carlo! A presto!” fece con la voce impregnata di rammarico.

Carlo era andato via con il senso di avere perduta un’occasione ma con un misto di sollievo di non aver prolungato l’incontro oltre il necessario. Camminava per strada insoddisfatto per il periodo refrattario di un orgasmo che non c’era stato, che non aveva mai avuto. Provava un forte senso di potere e di appartenenza ma comunque avvertiva una sensazione di non appagamento. Carlo si sentiva il padrone della sua vita ma non artefice del suo destino. Non era felice ma non percepiva imbarazzo per la sua scelta. Avvertiva un impaccio che gli faceva prendere delle decisioni che forse non erano nella sua natura.

Tutto gli sembrava inverosimile. Gli pareva di avere uno sdoppiamento della personalità E poi quel sesto senso, al quale si era sempre abbandonato fiducioso, non l’aveva mai tradito.

Non mi può tradire oggi’ si disse, mentre percorreva Viale Cavour sotto una leggera cappa di nebbia.

E così oggi quel bacio tenero di Alba aveva fatto scattare il suo sesto senso. ‘Perché?’ si chiese, mentre arrivava nella piazza sotto casa. ‘Perché è scattato quell’allarme che mi ha mandato nel pallone?’

Alba lo aveva invitato a salire da lei ma Carlo aveva declinato l’invito con una scusa, che puzzava di posticcio. ‘Si può rifiutare un invito palese a fare all’amore?’ pensò, mentre procedeva col viso corrucciato vero il suo palazzo. ‘Chissà cosa avrà pensato’. Una reazione istintiva, irrazionale. Alba aveva fatto una smorfia che sul quel viso era grottesca. Era rimasta delusa ma poi sembrava aver compreso il motivo misterioso, per il quale Carlo si era negato.

Si fermò davanti al portone del suo condominio con le chiavi in mano. Era indeciso tra l’aprire il portone e il tornare indietro. Scosse la testa, perché di certo Alba non era rimasta ad aspettarlo in strada, pensando a un suo ripensamento. Quel ‘No’ era stato troppo repentino per poter essere smentito.

Carlo ripensò a come era iniziata, composta da attimi che puzzavano di eternità, da giochi amorosi che sembravano reali, da sentimenti, che trasmettevano emozioni. Eppure il suo sesto senso l’aveva diffidato dall’abbandonarsi a lei. Gli aveva comunicato che doveva troncare.

Perché?’ si domandò Carlo, dondolandosi sulle gambe, mentre dal portone entravano e uscivano dei condomini, che lo salutavano. Doveva scavare nel passato per dare una risposta al suo ‘Perché’.

Come ho conosciuto Alba?’ si disse Carlo, ripercorrendo la storia, che a tratti pareva singolare.

A lui piaceva andare sulle chat, anche quelle a luci rosse. Faceva il duro, ingannava le controparti. Non gradiva conoscerle di persona, anche se spesso arrivano inviti espliciti di sesso. Non gli interessavano. Preferiva le chiacchiere, le battute fulminanti. Una notte comparve un nick, Passerotta solitaria. Rise perché mai e poi mai avrebbe scambiato due parole con lei. ‘Sì, con lei’ si disse, anche se nelle note non compariva il sesso. ‘Ormai sono un esperto. Capisco al volo se è una tipa o un tipo. I secondi li canno senza pietà. Non sono omofobo ma non mi piacciono’.

Carlo stava salendo le scale, dopo avere indugiato a lungo prima di entrare. L’ascensore lo odiava ma forse aveva paura di rimanere prigioniero. Aprì la porta della sua abitazione, che era silenziosa e buia. Senza accendere la luce si diresse verso il salotto. Conosceva a memoria quelle stanze e si si sarebbe orientato anche bendato. Si gettò sul divano.

Riprese il filo dei pensieri. Dunque Passerotta solitaria non aveva messo nell’avatar la sua foto, aveva occultato tutti i dati. Solo l’età: vent’anni. Carlo aveva riso, quando quel nick aveva bussato alla sua chat. ‘Sei una bella passerina più giovane’ pensò, mentre le chiudeva le porte di accesso. Ancora una volta era scattato l’istinto irrazionale, il suo famoso sesto senso. Per lui aveva sì e no sedici anni. “Troppo pochi” fece, mentre cancellava la richiesta. “Non voglio finire tra i pedofili”.

Per lungo tempo. ‘Quanto?’ si chiese Carlo, mentre prendeva dal tavolo il computer. ‘Non saprei ma di certo diversi mesi. Forse un anno’. Poi una sera su una chat innocua di perditempo era ricomparso quel nick, Passerotta solitaria. Questa volta il profilo era più ricco. Era certo che fosse la stessa ragazzina che l’aveva contattato un anno prima. L’età, diciotto anni, gli confermò l’intuizione precedente. ‘No, cara passerina’ si disse Carlo ridendo. ‘Di anni ne hai uno in meno’. Era una femmina, female diceva il genere. ‘Perché credevi di pensare di essere un maschietto?’. Interessi libri e film. Ancora troppo poco, pensò Carlo, sbarrandole di nuovo l’accesso.

Due anni più tardi Carlo annoiato, era d’estate, riaprì quella vecchia chat innocua di perditempo, che aveva abbandonato per mancanza di stimoli. Richiese una nuova password, la vecchia l’aveva dimenticato e si presentò. Era rimasto un unico contatto attivo. Passerotta solitaria. Rise. ‘Non demorde la passerina’ pensò, accettando il contatto. Così iniziò a chattare con lei. Ormai era maggiorenne e poteva parlare senza problemi. Poco alla volta durante quell’estate scoprì tanti piccoli segreti. Adesso aveva quasi vent’anni. ‘Credevi di farmela?’ si disse. Era bionda con gli occhi azzurri. Aveva una mail ma nicchiava sulla località di origine. ‘Perché? Cosa c’è di tanto segreto da nascondere il posto?’ Non aveva importanza, tanto non l’avrebbe mai conosciuta nel reale.

Ciao” fece Carlo una sera di ottobre. “Toglimi una curiosità. Perché da oltre tre anni cerchi la mia amicizia?”.

Mi sono innamorata di te” rispose diretta.

Carlo rise. ‘Innamorata di un avatar?’ si disse con le lacrime agli occhi.

Non ci credi?” gli chiese, perché Carlo non aveva risposto.

Sì, sì! Ti credo” replicò divertito. “Io sono Carlo. E tu?”.

Passerotta solitaria chiuse la chat. Carlo ci rimase male ma alzò le spalle. Passò qualche mese, mentre il nick rimase latitante. Carlo una sera di gennaio non sapendo cosa fare aprì quella chat innocua di perditempo e trovò il nick collegato.

Se vuoi fare all’amore virtuale” scrisse ironico, pensando che avrebbe chiuso la conversazione, “dovrò pur conoscere il tuo nome. Mica posso gemere invocando un nick”.

Comparve un emoticon, una faccina sorridente. Carlo rimase perplesso. Non si aspettava questa reazione ma piuttosto qualcosa d’irritato.

Alba” rispose subito.

Da quella volta passavano un paio d’ore a conversare tutti i giorni, finché una sera di luglio Alba gli propose di vedersi persona.

Così possiamo passare dal virtuale al reale, compreso l’amore” disse Alba. “Io sono di Verona e tu?”

Carlo, colto di sorpresa, rispose “Anch’io”, rimproverandosi immediatamente perché aveva contravvenuto al suo sesto senso, che stava urlando male parole.

Ci possiamo incontrare domani pomeriggio” propose Alba.

Dove?” rispose Carlo, che aveva messo a tacere il suo intuito.

In Piazza delle Erbe. Ho un vestito rosso” disse Alba, che aggiunse una bella faccina che rideva in continuazione.

Alle cinque” fece Carlo, salutando.

Alle cinque del pomeriggio successivo Carlo andò in piazza delle Erbe, convinto che Alba non ci fosse. Invece una ragazza minuta dai capelli colore del grano maturo stava ferma nel centro. Indossava un abito rosso, corto che mostrava due gambe rotonde, belle a vedere e piacevoli da accarrezzare. Ogni tanto qualche uomo si fermava, diceva una battuta ma lei si spostava in un’altra posizione. ‘Aspetta me’ si disse Carlo, che l’aveva osservato con cura.

Si avvicinò e Alba gli corse incontro. ‘Porca miseria’ si rimproverò, perché aveva contravvenuto alla sua regola aurea di non conoscere di persona i contatti virtuali.

Ciao” disse, dandogli un bacio in punta di piedi. Due labbra sottili, appena dipinte con un filo di rosso.

Ciao” rispose Carlo, abbracciandola. Le avrebbe chiesto dopo come aveva fatto a riconoscerlo fra decine di uomini che le ronzavano attorno.

Alba gli prese la mano per portarlo nel Caffè Vescovi.

Quel ricordo lo stancava, lo sfiancava, lo annientava. Eppure qualcosa d’impercettibile era scattato dentro di lui, quando verso le otto, sotto casa Alba gli aveva detto. “Salì. Ho voglia di stare rannicchiata su di te, di svegliarmi accanto a te”.

Carlo si riscosse da questi pensieri.

Cazzo! Riprenditi! Alzati. Fai qualcosa!” esclamò ad alta voce, mentre i muscoli del corpo sembravano opporsi a quel pensiero razionale e volevano solo abbandonarsi, lasciarsi andare al flusso dei ricordi.

Un attimo e percepì il desiderio di contattare Alba. Conosceva dove abitava e forse lo stava aspettando in casa. Tuttavia l’eccitazione di poco prima si era completamente dissolta. Il sesto senso l’aveva avvertito. ‘È pericoloso’.

Si alzò, accese lo stereo.

Si addormentò.

  1. Scelta difficile, quella del Carlo.Bruciare in un bel fuoco, oppure far decantare la cosa. e avvicinarla con cautela, studiando ben bene la situazione. Dopo tutto lei, Alba, ha tenuto duro per anni, per poter ottenere quell’incontro. Non ha mai smesso di sognare il suo sogno. Lei sembra determinata, ma per ora vale più la diffidenza di Carlo che altro.
    Chissà che il sonno non porti consiglio, soprattutto se cullato da buona musica.

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