Una storia al giorno d’oggi – Mauro 2

Foto personale

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«Bene, bene» disse Mauro, fregandosi le mani. «Alla fine si è decisa, ha capito di aver sbagliato. Vediamo un po’ che dice. Ero certo di aver ragione. Ho fatto benissimo ad aspettare. Ah, le donne!»

Mauro gongolava. La sua pazienza era stata premiata. Si sistemò meglio sulla poltrona davanti al computer. Si frizionò le mani e compì quei gesti naturali che ogni pianista fa prima dell’esecuzione.

Cliccò sulla mail per aprirla.

Caro Mauro,
non volevo scriverti. Ho pensato mandarti al diavolo semplicemente con un click ma poi ho cambiato idea

Ed eccomi qui davanti al monitor con le mani sulla tastiera…
Ho deciso di cancellarti per sempre dal mio pc, dai miei contatti, dai miei pensieri, dal mio tempo.
Mi rendi tutto tanto difficile. La mia vita ha assunto uno strano percorso, che non conosco, del quale ignoro la destinazione finale. Nulla mi è chiaro, con te.
Ci conosciamo ormai da tempo, parliamo di tutto, siamo affiatati.

Solo amici, dici ma io conosco i tuoi pensieri, i tuoi dubbi, le tue paure…
Mi tieni sulla tua scrivania, racchiusa in quel rettangolo dal quale mi fai uscire a tuo piacimento, quando ti va, quando non hai altro da fare.
Sono una donna, Mauro. Una donna viva, vera, con sensazioni, emozioni e sentimenti. Il mio cuore batte, il mio cervello pensa, il mio corpo pulsa.
La sera mi addormento tra le tue braccia, sai? Ti sento. Sei vicino a me, accarezzi la mia pelle, sfiori i miei capelli. Le tue labbra ricoprono di piccoli baci il mio collo, cercano la mia bocca, dolcemente. Lentamente mi conduci a un passo dal piacere. Mi sussurri ‘amore’ in un sospiro, leggero, quasi un alito di vento ma io lo sento. Sono li con te, per te, in te.
E ogni sera, sul più bello, tu ti ritrai, non ti concedi, vuoi farmi aspettare. Vuoi centellinare i secondi, farli diventare ore. Ogni volta è un tormento e quando torno alla realtà tu non ci sei, mai… Sono sola nel mio letto.
Sono stanca Mauro, di questa storia che non ha senso. Com’è, cos’è?
Mi sento come un cane legato a un guinzaglio, quando cerca di scappare al suo padrone. Il filo si allunga ma lui lo tira a sé con uno strattone, accorciando le distanze, senza mai annullarle del tutto. Quando il cane comprende che non può scappare e si calma, ecco che il filo si allunga nuovamente. E lui corre lontano felice, come se la libertà fosse a portata di zampa.
Anche tu, come quel padrone, se intuisci che mi sto allontanando da te, verso nuove esperienze, diverse conoscenze, tiri il filo. E io torno vicino a te, in attesa di una parola, di un gesto, di un sorriso… Per chi? Per me, da te.
Perché Mauro lo fai? Lasciami andare, fammi volare, devo vivere!
Questa spinta verso la libertà mi ha fatto riflettere.

Ora ho deciso. Ti lascio ai tuoi ricordi. Continua pure a nutrirtene, a fantasticare. Vivi del tuo passato, pensando a una donna che tu non hai avuto la forza di tenere. Sei testardo, cocciuto ma anche impaurito, esitante, dubbioso…
Ora è tardi. Qualsiasi mossa sarà inutile. Il filo, che ci legava, si è rotto. Sono un palloncino, che dondola, salendo verso il cielo, mentre il bambino lo guarda sgomento.…

Da questo momento non ci sono più per te, per lei, per me…
Micaela.

Mauro si appoggiò allo schienale della poltrona. Era annichilito. Ma che stava succedendo? Micaela innamorata di lui? Chiuse gli occhi e la immaginò. Ma era come la vedeva con l’immaginazione oppure diversa.

Solo buio e null’altro. Niente immagine, nessun volto. Ancor meno un corpo da tenere abbracciato e sfiorare con le mani. Eppure Micaela afferma il contrario.

Riaprì gli occhi e tornò sul messaggio che si stagliava chiaro sullo schermo. E si pose la domanda, che non si era mai fatto. È possibile che in tre anni non mi sia accorto di questi sentimenti? Ma da quando? Non riusciva a identificare il momento. Mauro andò indietro nel tempo: mai un’avvisaglia l’aveva messo in guardia. Come è stato possibile che io sia rimasto cieco e insensibile per tutto questo spazio temporale? Perché lo scopro solo adesso, dopo la sua mail?

Mauro fu colto dal panico. Cosa fare, ora? Cosa scriverle? Cosa dirle?

Le braccia scivolarono verso il basso e lo sguardo vuoto si appuntò sullo schermo, dove scorreva lo screensaver.

Oddio, ma perché deve essere tutto sempre tanto difficile?

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