L’alba Del Mondo

Il primo ad arrivare fu un ragazzo, con il suo zaino giallo. Poggiò un piede su una radice che usciva dal terreno e guardò le fronde estendersi in ogni direzione. Pensò che era stato fortunato dopo dieci anni di viaggio ad arrivare sin lì, al Ficus Magnolia sulla grande spianata vicino al mare. Pensò che era davvero bello quell’ultimo albero sulla terra, che dava finalmente riparo al sole cocente dell’estate.
Poi arrivò una ragazza, con uno chador in testa. Sedette sulla radice accanto al ragazzo e osservò incantata quelle propaggini aeree scendere dai rami più alti; alcune già lignificate li sorreggevano, nel tentativo di accumulare spazio intorno alla chioma. Sapeva che era l’ultimo quel Ficus Magnolia e rimase così, ascoltando il fremere del vento sulle foglie.
Anche la terza era una donna, ma più anziana. Aveva la pelle olivastra e si capiva che il lungo viaggio l’aveva provata. Non vide gli altri due perché giungeva dall’opposta direzione e il corpo del gigante di legno li nascondeva alla vista. Non sedette sulle radici, ma arrivò sino al tronco, poggiò sulla corteccia le mani e iniziò a carezzarlo, come fosse un amico da lungo tempo atteso. Poggiò le mani, chiuse gli occhi e ascoltò la vita passarci dentro, in silenzio.
Il quarto era un vecchio. Negli occhi aveva i boschi della sua infanzia e quando rivide le foglie si inginocchiò sulla terra e ringraziò Dio per avergli dato abbastanza giorni da arrivare al Ficus Magnolia. Poi stanco del lungo peregrinare, si accovacciò sulle foglie cadute, poggiando la schiena al tronco mastodontico, chiuse gli occhi forse per sempre e pensò alla sua infanzia sulle montagne lontane, quando di alberi si faticava a tenerne il conto. Respirava sempre più lentamente e sorrideva, all’ombra del gigante.
Il quinto era un assassino. Era scappato da se stesso e dai fantasmi delle sue vittime. Aveva bevuto sangue e sudore, ma era arrivato anche lui ansimante e pentito della sua presunta vita. Si avvicinò a un ramo con timore, staccò una foglia e la masticò lentamente. Avvertì il sapore amaro di un veleno e la fitta al cuore di un perdono. E pianse, singhiozzando mentre stramazzava al suolo, con la certezza di avere almeno una volta amato.
Il sesto sarebbe stato un cieco con il suo cane. Ma solo l’animale era sopravvissuto al viaggio; smagrito ed esausto, alzò una zampa e pisciò la corteccia. Poi si accasciò all’ombra sperando in qualche amico che lo rifocillasse. Ma nessuno si accorse di lui e così languidamente si spense, nell’ombra del gigante. All’ultimo istante gli sembrò di vedere arrivare il cieco, alzò un secondo il muso, ma era solo l’ombra della sera che stava calando.
Il settimo, non arrivò mai. Tutti lo attendevano perché qualcuno aveva profetizzato così. Gli oracoli però non avevano previsto che la progenie umana avrebbe mangiato e bruciato ogni albero della terra e allora avevano vaticinato sette messaggeri, perché sette era il numero delle tribù superstiti.
La sera quindi scese sulla spianata vicino al mare e proiettò colori così accesi che il ragazzo e la ragazza non poterono non intrecciare i loro corpi in un amplesso d’amore. Esplorarono ogni anfratto della loro prorompente giovinezza nuda, poggiati sul legno rigido del grande ultimo Ficus Magnolia. Incessantemente diedero ed ebbero piacere, per tutta quella magnifica notte. E quando lei esausta inarcò la schiena per accogliere la vita ancora liquida in sé, il ragazzo le si adagiò sopra, baciandole gli occhi, con un gesto antico come il mondo.
Allora la donna anziana che aveva vegliato e guardato per tutta la notte l’orizzonte, si alzò in piedi e intonò un canto antico. La sua voce era stanca e si contorceva nell’ugola come provenisse da una caverna sotto i loro piedi, sepolta sotto le radici del gigante. E saliva, saliva fino al cielo, fino al Dio che aveva pianto e urlato per ogni albero ucciso e che ora stregato da quel canto atroce, alitava di nuovo sul ragazzo e la ragazza assopiti abbracciati, con i corpi ancora invasi dall’amore.
E poi il canto si spense e l’alba, finalmente, irruppe sulla terra e sul Ficus Magnolia gigante.

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