Sogno Infranto

L’aria frizzantina dell’imbrunire era ancora piacevole.

Nonostante fosse già novembre, la gente del paese se ne stava ancora seduta all’uscio di casa, per godersi gli ultimi tiepidi giorni di quell’autunno così stranamente caldo. Il cielo andava man mano sfumando nel blu intenso, mentre il sole oramai basso all’orizzonte mostrava gli ultimi bagliori purpurei. Dal belvedere del paese si poteva ammirare la vallata che si estendeva a perdita d’occhio, frastagliata soltanto da piccoli promontori, sui quali se ne stavano arroccati minuscoli agglomerati di vecchie case. D’inverno, quando la neve si ammassava sui quei ripidi e stretti tornanti, era difficile spostarsi tra un paese all’altro e la gente rimaneva giorni e giorni senza potersi spostare, in completo isolamento.

Sul sagrato della chiesa i bambini giocavano a pallone, al bar gli uomini continuavano a chiacchierare allegramente mentre le donne erano affaccendate nella preparazione del pasto serale, l’orologio segnava le 18 in punto.

Giovanna scese di corsa le scale della canonica, il seminario prematrimoniale era appena terminato e aveva fretta di raggiungere sua madre che la stava aspettando per preparare i biscotti.

«Ciao Giovanna! Dove vai così di corsa…» le chiese Donna Luisa affacciata alla finestra.

«A casa, mamma mi aspetta!» rispose Giovanna continuando a correre.

«Ma Agostino, dove l’hai lasciato?» chiese ridendo l’anziana donna.

La ragazza lasciò quella domanda aleggiare nel vicolo, alzò una mano in segno di saluto e scomparve in fondo alla ripida e angusta discesa.

L’odore dei biscotti appena sfornati l’accolse già nell’androne, salì in fretta le scale pregustandone con la mente il sapore dolce.

«Mamma, ma hai già hai infornato!» chiese la ragazza entrando in cucina.

«Se stavo ad aspettare te!» rispose Maria, intenta a togliere i biscotti dalla teglia «Agostino? Se n’è andato a casa?»

«Oggi non è potuto venire alla riunione, sta a San Giorgio, per finire quel lavoro…»

«Immagino che Don Pietro si è arrabbiato»

«Un po’ sì… sono già due volte che vado da sola, ma i soldi ci servono, la settimana prossima portano la camera da letto… e poi Agostino si deve fare il vestito per la cerimonia!».

Sua madre sorridendo le porse un vassoio «Tieni, continua a metterli sopra, io inforno gli altri».

Giovanna rifletteva su come da un paio di mesi la sua vita fosse diventata piuttosto frenetica e che i preparativi per il matrimonio stavano diventando snervanti.

Agostino la scorsa estate le aveva detto che era arrivato il momento di mettere su famiglia. Lei lo aveva guardato sorpresa, non avevano mai affrontato l’argomento, anche se erano oramai quattro anni che erano fidanzati. Il lavoro procedeva bene, la sua ditta di ristrutturazioni si stava consolidando, in molti avevano iniziato a mettere mano alle vecchie case, dato che comprarne di nuove iniziava a essere molto oneroso. La parte nuova del paese si collocava molto più in basso, quasi a valle e nessuno voleva lasciare i propri parenti, specie se anziani e l’unica soluzione era quella di ristrutturare gli edifici antichi del centro storico. La ditta di Agostino aveva così iniziato ad allargarsi e ora contava circa otto dipendenti, tutte maestranze specializzate, e gli garantiva un guadagno discreto e un lavoro costante. Giovanna aveva conseguito la licenza media, ma ora aveva imparato a far di conto e dava una mano nel gestire la contabilità della ditta.

Sorrise a quel ricordo e a come l’aveva abbracciato stretto stretto, immaginando il futuro insieme a lui. Poi si la faccenda si era complicata e i preparativi per le nozze si erano rivelati estenuanti. Ricordava le discussioni sui parenti da invitare, la scelte delle bomboniere e la confezione del vestito. Lei aveva pensato a tutta l’organizzazione mentre Agostino si era dedicato, nel suo tempo libero, alla ristrutturazione di una piccola casa nel centro storico, che sua nonna gli aveva lasciato in eredità, dato che nessuno dei parenti era disposto a prendersene cura, talmente era dissestata.

Verso le 18.45 il suono del citofono la fece sobbalzare, chi poteva essere a quell’ora così insolita?

«Giovanna scendi, ti devo dire una cosa… anzi, prendi anche la borsa e il cappotto, dobbiamo fare un giro…» disse la voce maschile al citofono.

« Agostino, ma sai è quasi ora di cena? Perché non mi hai detto che passavi!»

«Dai scendi» insisteva il ragazzo «devi assolutamente vedere una cosa!»

Giovanna avvertì sua madre che stava uscendo di casa e che Agostino la voleva portare da qualche parte. La donna le raccomandò di tornare presto scuotendo la testa in segno di disappunto.

La ragazza raggiunse Agostino nell’androne. Lui la prese teneramente tra le braccia e la baciò con passione.

«Tra poco sarai tutta mia…» le sussurrò nell’orecchio.

Giovanna sentì il viso avvampare «quanto sei scemo!» esclamò imbarazzata «poi vediamo se mi sopporti per tutta la vita…» aggiunse divincolandosi dall’abbraccio.

«Dai facciamo due passi… » disse il ragazzo prendendola per mano e avviandosi lungo il vicolo stretto, quasi buio, illuminato soltanto da piccole lanterne all’angolo dei caseggiati di pietra antica.

«Stiamo andando nella casa nuova?» chiese Giovanna, riconoscendo il percorso.

«Certo, ho detto che ti volevo far vedere una cosa…».

I due giovani innamorati si ritrovarono sotto l’edificio, intonacato di fresco. La facciata era stata ristrutturata e ora il marrone chiaro si intervallava ad ampi squarci di pietra, lasciati appositamente, per ricordare le antiche origini del palazzetto. Il loro piccolo appartamento si trovava all’ultimo piano, dopo aver salito la stretta scala di pietra, si ritrovarono davanti al piccolo portoncino di mogano scuro, con la nuovissima targa dorata intarsiata dai loro nomi. Giovanna guardò il suo ragazzo e sorrise, mentre la curiosità iniziava a metterle fretta, non vedeva l’ora di scoprire ciò che Agostino le voleva mostrare.

«Chiudi gli occhi… » le disse conducendola per mano lungo il corridoio. La ragazza lo seguì a piccoli passi in direzione della sala da pranzo.

«Ora guarda!»

Giovanna aprì lentamente gli occhi, pregustando la sorpresa e li sgranò quando vide la credenza antica che aveva visto una settimana prima alla fiera del mobile.

«Ma tu sei matto!» esclamò «questa costa un occhio della testa! Non potevamo permettercela…»

«ma tu te ne eri innamorata, lo so… non negarlo… e io ho riscosso i soldi di quel lavoro… quindi, eccola, nella nostra sala!».

Giovanna gli buttò le braccia al collo, stringendolo forte, in preda a una emozione duplice, che da un lato la faceva sentire felicissima per quella sorpresa e dall’altro consapevole che si trattava di una spesa enorme, che forse non avrebbero dovuto affrontare.

«Grazie Amore mio… » disse «forse non era il caso… comunque oramai è nostra » disse sciogliendo l’abbraccio. Giovanna si avvicinò alla credenza, aprì i cassetti e le ante, pensando mentalmente a cosa avrebbe potuto metterci dentro. I due ragazzi trascorsero una ventina di minuti facendo progetti e fantasticando su quando sarebbero andati ad abitare nel loro nido d’amore.

«Amore ora è tardi, mi aspettano per la cena!» disse Giovanna dando uno sguardo all’orologio che segnava le 19.20.

«Va bene, andiamo…» rispose Agostino a malincuore. In fretta lasciarono l’appartamento e scesero in strada.

«Un momento… ho dimenticato le chiavi dell’auto sul tavolo… torno subito» così dicendo il ragazzo aprì di nuovo il portone, lasciando Giovanna in attesa.

Improvvisamente un sordo boato s’irradio nell’aria circostante, una vibrazione violentissima scosse la strada sotto i suoi piedi e la ragazza fu catapultata a parecchi metri dal portone dove pochi istanti prima era entrato Agostino.

Il buio profondo avvolse tutte le strade e le vecchie case di pietra iniziarono ad accartocciarsi come carta pesta. Giovanna sentiva il mondo crollarle letteralmente addosso, tentò di urlare ma la voce le morì nella gola arsa dalla polvere. La terra continuò a tremare per lunghi, interminabili istanti, mentre urla terrorizzate si confondevano nel roboante rumore delle macerie che s’andavano accumulando tutto intorno.

Ma in quei terribili istanti il suo pensiero fu solo per Agostino, che solo pochi istanti prima era sparito dietro quel portone…

  1. un omaggio al terremoto che ha scosso Amatrice. Quando il destino cambia il mondo.
    Un bel racconto che si snoda lieve tra le pieghe di un amore tra due giovani con un finale impietoso.
    Complimenti Nunzia.
    O.T. Sto compilando il calendario di ottobre. Se ci sei, ti ho riservato la data del ottobre, Va bene?

    • Grazie Univers, la realtà ci offre spunti e ci ispira, anche se ovviamente ci piacerebbe scrivere storie diverse… ma edulcorare il mondo che ci circonda non serve a farci dimenticare le infinite tristezze dell’esistenza!

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