L’OTTAVO CLIENTE

(dal diario di Ingrid)
Anche oggi è passato.
Siamo come cozze aggrappate agli scogli, ma fragili come le foglie di un bonsai.
Rincorriamo la gioia e poi la buttiamo per mancanza di fiducia.
Oggi sono stata con sette clienti. Otto per la precisione, anche se l’ultimo non mi ha pagata.
Faceva caldo questa sera. Non sopportavo l’odore di alcuni clienti.
Le zanzare mi hanno ridotta ad una macchia rossastra.
Ho guadagnato abbastanza per essere soddisfatta. Domani riposerò.
Il primo cliente non era niente male. Abbastanza giovane, moro e con un fisico allenato. Mi ha portata in hotel. È stato molto carino, mi ha offerto da bere e poi ha cominciato a parlare. Diceva cose interessanti, ma gli ho ricordato che eravamo lì per altro. Così s’è spogliato e abbiamo fatto l’amore. È durato poco, ma è stato intenso. Nel rivestirsi è scoppiato a piangere. Gli ho chiesto cosa avesse, ma lui stava in silenzio scuotendo il capo. Ho insistito e mi ha parlato di sua moglie. Singhiozzava. Mi ha detto che la moglie è morta circa un mese fa in un incidente stradale. Non avevo tempo per consolarlo, così ho detto di farsi coraggio, ché prima o poi ne avrebbe trovata un’altra. Mi ha guardato e ha scosso il capo. “Che Troia”, mi ha detto. L’ho insultato, poi mi ha riaccompagnata tra il caldo le zanzare.

Il secondo cliente me lo ricordo per l’odore del suo alito. Mentre si faceva all’amore, dovevo continuamente scansarlo puntando forte i palmi delle mie mani sulle sue spalle robuste. Si avvicinava con il viso cercando di baciarmi; così ho deciso di dirglielo. Gli ho detto che l’alito era peggio di una discarica e che se non la smetteva di avvicinarsi, gli avrei conficcato due dita negli occhi. Mi ha guardata senza nemmeno fare una piega. Ha continuato a penetrarmi finché si è soddisfatto. Gli ho chiesto cosa provasse ad amare una puttana e lui ha risposto che non erano fatti miei. Mi pagava e questo doveva bastarmi. Poi ho insistito finché mi ha tirato uno schiaffo. Ho cercato di difendermi, ma la sua forza era davvero spropositata e così ho desistito e mi ha riaccompagnata tra le zanzare. Ero disgustata più per l’alito che per il suo schiaffo.

Cosa ho fatto di male per finire sulla strada? ma in fondo ci guadagno anche.

Il terzo cliente era davvero molto bello. Peccato che venga da me poche volte. Gli ho chiesto di sposarmi, ma lui ha risposto con una battuta. Ha detto che non saprebbe come mantenermi. Gli ho risposto di non preoccuparsi, perché un lavoro ce l’ho! Si è messo a ridere. Ho fatto spallucce. Mentre facevamo l’amore gli ho chiesto come mai portasse al collo una croce. Non mi ha risposto. Ho insistito. Mi ha detto che tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Gli ho detto che è superstizione. Mi ha risposto che forse lo è, e che comunque non sono fatti miei. Ho insistito. “Quell’uomo lì è morto in croce per salvarci”, gli ho detto. Lo so, ha risposto. Tu ci credi? M ha risposto di sì. Allora gli ho chiesto come mai venisse da me. Ha risposto che non sono io la sua coscienza.

Ad un certo punto si è presentata una pattuglia della polizia. Ho avuto paura. Ho dimostrato che sono in regola, che i miei documenti sono regolari. Mi hanno risposto che comunque devono controllare. Uno mi ha domandato se fossi bionda naturale. Ho risposto di sì. Mi ha chiesto quanto volesse per fare l’amore e se mi sono rifatta il seno. Gli ho risposto. Mi ha detto va bene. Gli ho fatto notare che l’amore fatto così è amore mercenario e che per un poliziotto prima di tutto c’è il rispetto delle regole. Ha risposto che le regole si fanno rispettare solo ai nemici, e che per gli amici si adattano. Ho abbozzato una smorfia di disapprovazione che lui non ha nemmeno colto. Si è abbassato i pantaloni e abbiamo fatto ciò per cui sono pagata. E se mi rifiutassi? gli ho chiesto. Mi ha detto che con la legge non si scherza, che basta poco per diventare nemici. È abuso di potere gli ho detto. Si è messo a ridere e se n’è andato. “Conta sopravvivere”, ha aggiunto.

Il quinto cliente di questa sera era una donna, una bella donna. Alta, mora, fisico statuario. Mi ha chiesto se la seguivo in motel. Sono salita sulla sua auto (credo una Mercedes) ed ha subito cominciato ad accarezzarmi le gambe. In stanza è stata molto discreta. Ha voluto che mi spogliassi e quando ero completamente nuda mi ha invitata a rivestirmi. Ho trovato il comportamento decisamente strano. Le ho chiesto spiegazioni. Mi ha risposto che non ne dà. Lei compra il tempo degli altri e ne fa ciò che vuole. Anzi, ha aggiunto che è stupido fare domande a chi compra il tuo tempo. Ho risposto che se il tempo è mio, posso fare tutte le domande che voglio. Mi ha detto che solo i soldi comprano il tempo e lei di soldi ne ha. Ho risposto di pagarmi e riportarmi tra le zanzare. Mi ha detto di no! Al che ho cominciato ad urlare e lei ha fatto per tirarmi un ceffone. Ho schivato il colpo e sono scappata fuori dalla stanza. Mi ha gridato di non fare scherzi e mi ha allungato un po’ di banconote. Ho fatto di necessità virtù e mi sono fatta riaccompagnare al mio posto. Prima di salutarmi mi ha chiesto scusa.

Il sesto cliente era un signore sulla settantina. Si è presentato in giacca e cravatta sul suo bel macchinone pulito e ordinato. Mi ha chiesto se potevamo appartarci per parlare un po’. Ho risposto che bastava pagasse. Ha detto che non c’erano problemi. Mi ha domandato immediatamente perché non smettevo di lavorare sulla strada; ha aggiunto che mi avrebbe assunto nella sua villa come domestica e che mi avrebbe pagata bene, ma quando gli ho chiesto quanto, ho capito che non avrei mai guadagnato come guadagno con questo lavoro. Gli ho detto anche che dovevo pagare alcune persone che mi avevano permesso di arrivare in Italia, ma gli ho spiegato, soprattutto, che non accettavo, perché questo mestiere è come una droga; i soldi che guadagni con il sesso ti danno alla testa. Mi ha chiesto allora se sono ricca e ho dovuto rispondere che questo mestiere mi fa guadagnare abbastanza per fare la bella vita, e che per fare la bella vita è necessario spendere. Mi ha guardato stupito e poi ha allungato le mani rugose sul mio seno. Dopo mi ha riaccompagnata tra le zanzare.

Il settimo cliente un cliente è un cliente di vecchia data. Mi chiede sempre di fare la stessa cosa; in fondo mi piace fargliela e poi è davvero un bel ragazzo. Dice di essere sposato, ma anche di avere un’amante. Gli ho chiesto cosa prova ad andare con così tante donne; mi ha risposto che è questione di prestigio. Oggi, dice lui, oggi l’amore deve essere libero, è questo il segreto per far andare bene le cose con la propria moglie. Gli ho detto che per Blake il matrimonio è la prigione dell’amore, e lui ha annuito. Mi ha spiegato che per far durare il matrimonio è necessario tradire. Gli ho chiesto se la moglie lo tradisce, e lui ha risposto che senz’altro lo fa. Mi ha detto che è giusto che lei lo faccia. Tradire, dice lui è il segreto per stare insieme più a lungo. Non sono molto d’accordo, ma finché mi paga preferisco dargli ragione. Mi ha detto, una volta, che di me gli piace il fatto che siamo sempre d’accordo sulle questioni che riguardano l’amore e la vita di coppia. E da quel giorno gli do sempre ragione. Un amico che paga è più che un tesoro. Mi ha chiesto di uscire un giorno con lui e la moglie, ma io ho preferito declinare. Gli inviti sono il segreto di questo lavoro, ne sbagli uno e sei rovinata. Ma non credo che il mio rifiuto l’abbia rattristato; a lui della moglie importa poco, questo è ciò che penso. Quando mi ha salutata ci siamo anche baciati. È l’unico cliente da cui mi faccio baciare. Che labbra!

A volte vorrei smettere di fare questo lavoro, ma so che è una volontà passeggera. Solo il suicidio mi potrebbe davvero convincere.

L’ottavo cliente non mi ha pagata. Mi ha guardato negli occhi, mi ha chiamata per nome e poi mi ha chiesto di seguirlo, ma non ho accettato. Ho avuto paura. Mi ha detto di non avere paura, che la sua parola mi avrebbe liberata. Forse è un pazzo. Eppure nel suo sguardo c’era tanta serenità e tanta comprensione. Mi ha detto che nella sua casa avrei preceduto molte persone, ma io della sua casa non conosco nemmeno i piani. Mi ha chiesto se gli credevo, ma io ho risposto di no. Mi ha preso le mani e mi ha chiesto se amo la vita. Gli ho risposto di sì, e che della mia vita sono anche orgogliosa. Ho anche aggiunto che di questo lavoro un po’ mi vergogno, ma è Dio o chi per lui che ha deciso così. “Basta avere fiducia”, mi ha detto. Ho risposto che di fiducia ne ho avuta fin troppa e che sono un po’ stanca di averne ancora. Mi ha chiesto il perché e ho risposto che fidarsi è come chiedere a qualcuno di pigliarci a calci in culo. Ha sorriso. È stata la prima volta che un uomo mi ha guardata senza volermi possedere. Ha detto che mi amava come si ama una figlia, e che non era morto per nulla. La mia sofferenza, ha aggiunto, allietava la sua, ma dovevo prenderne coscienza e far sì che la mia vita tornasse ad essere piena di speranza. Come quando da piccola cercavo la mano di mia mamma. Sembrava un pazzo. “Non ti giudico”, ha aggiunto, “preferisco aspettarti”. A quel punto si è fermato un cliente ed è stato proprio in quell’istante che ho capito che quell’uomo potevo vederlo solo io. Ho mandato via il cliente e sono scoppiata in lacrime. L’ottavo cliente se ne stava andando; tornerò, ha aggiunto.

Io però, continuo ad avere paura.
Mio Dio perché ci abbandoni?

(di Stefano Re)

  1. Direi che l’ottavo cliente è quello che illumina l’intero post. Nessun falso moralismo o ipocrisia mascherata. Fa il mestiere più antico del mondo come se fosse una professione.
    veramente intrigante e stimolante.
    Complimenti.

    O.T. ti va di pubblicare il giorno dei morti a novembre, il 2 novembre? Se sì, me lo dici..

  2. Grandioso. Hai descritto da una prospettiva alcune personalità diverse e allo stesso tempo diverse persone in maniera eloquente, convincente e secondo il tuo stile. Bel colpo. Univers

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