IL RAGNO.

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Una farfallina volava sbarazzina nel campo per provare planate e spirali. Cercava fiori belli di cui nutrirsi, raggi di sole per intiepidire il suo delicato corpicino e acqua limpida per abbeverarsi sebbene da tempo fosse un po’ annoiata della “solita vita”.
Un brutto giorno di primavera, dopo esser rimasta per quasi due settimane nascosta sotto una grondaia a causa delle continue tempeste, finì nella tela di un grosso ragno. Benché fosse preoccupata, venne contemporaneamente travolta da un’ adrenalinica ondata di eccitazione.
“Finalmente un gioco diverso, una giornata all’insegna dell’avventura! Sono adulta, so volare bene, sicuramente riuscirò a farla franca e finalmente proverò qualche forte emozione”.

Ma le ore trascorsero una dopo l’altra e per quanto si dimenasse o tentasse di liberarsi, le sue aline delicate e quasi trasparenti non ne vollero sapere di distaccarsi da quelle corde così ben tirate, viscide e appiccicose.
Le provò davvero tutte ma ogni impresa fu vana e quando soggiunse il crepuscolo e le sue forze furono del tutto esaurite, cominciò ad impaurirsi comprendendo il suo triste destino.
Quanto le sarebbe mancata la “solita vita”, i suoi voli liberi e i sapori dei suoi fiori e frutti preferiti! E pensare che avrebbe giurato a chiunque di essere stanca dei suoi soliti giri.

La tela cominciò a vibrare.
La farfallina cominciò a piangere.
” Ora arriverà il proprietario di questa trappola e mi mangerà piano piano. E io morirò! Che brutta fine per una graziosa e curiosa farfalla…”
La ragnatela traballò davvero forte.
La farfallina gridò con tutta la sua voce:” ragno non farmi del male, ti prego! Ti prometto che sarò per sempre tua amica, ti condurrò qui qualche moscerino, di tanto in tanto, affinché la tua panciona possa esser riempita ma… ti prego, rendimi salva la vita!”
E dall’altra parte sopraggiunse un vocione a dir poco mostruoso:” Hai detto ragno? Ma io non sono un ragno!”
“E chi sei dunque? Da qui non riesco a vederti!”
” Sono un altro prigioniero, proprio come te.”
” E dov’è il padrone di casa? Dove si nasconde? Dove è andato? Quanto impiegherà per tornare e mangiarci?”
” E lo chiedi a me? Sei proprio una piccola e stupida farfallina! Cosa vuoi che ne sappia io?”
I due pensarono bene di chiacchierare un po’ per “ammazzare” la snervante attesa.
” Che tipo di animale sei?”
” Non credo che tu conosca la mia specie. Sono molto raro, esotico direi!”
“E come mai ti aggiri da queste parti?”
” Sono scappato. Ero rinchiuso in un grande zoo, nella teca più prestigiosa, più osservata, più lucidata e più visitata di tutto il parco.”
“Veramente?”
“Certo!”
“Ma ancora non mi hai detto il tuo nome… insomma… di che razza sei?”
“Da più vicino riuscirai ad osservarmi, ce la fai a spingerti un po’ verso di me, piccola farfallina? Così ci daremo la mano e forse, insieme, riusciremo a scappare da qui o, al peggio, ci sosterremo e ci faremo forza a vicenda attendendo che quel ragnaccio arrivi. Potremmo studiare un piano, un piano per sconfiggerlo, cosa ne dici? …Ma io riesco a tendermi solo un pochino così imbrogliato in questo groviglio di fili, anche tu devi collaborare. Su, da brava, usa le tue zampette ed insieme tenta di dare un forte battito d’ali! Cerca di avvicinarti qui! Dai provaci!”
La farfalla si impegnò con tutta sé stessa. Si concentrò e, con tutta l’energia che le rimaneva puntò ben salde le sue zampette ad un filo della ragnatela. Utilizzando il suo peso tentò di dondolare tutto il corpicino a sinistra e a destra. Quando le sembrò di aver ottenuto la giusta oscillazione, a tempo, in perfetta sincronia, diede una bella sbattuta alle sue alette che, sebbene rimasero appiccicate a quel groviglio di fili , la aiutarono, con un bel colpetto, a raggiungere il suo compagno di sventura.
Tentò quindi di porgergli l’unica zampetta anteriore rimasta fortunatamente libera.
Percepì una stretta fortissima e del dolore.
Una risata infernale echeggiò per tutto il campo.
“Ah ah ah! Ciao! Ora mi vedi? Sono due giorni che aspetto di mangiare qualcosa. Ho una fame da lupi!”
E la mantide afferrò la farfalla tra le sue possenti pinze anteriori staccandole la testa con un morso e poi mangiucchiò piano piano tutto il resto.

Il ragno, che aveva costruito due ragnatele vicine tra loro, faceva la spola tra esse. Da qualche giorno, era rimasto impegnato di là a succhiare una bella carcassa di moscone.
Non immaginava minimamente che una preda si fosse annidata anche di qua.
Quando lanciò un bel filo nuovo per collegare meglio le due tele, percepì una forte vibrazione.
Esultò e si gongolò pregustandosi un altro bel pranzetto e, avido e goloso, si precipitò giù per il filo pronto ad imbozzolare il nuovo malcapitato.
Ma appena giunse nelle sue vicinanze si sentì afferrare da una morsa, non ebbe scampo. Fece appena in tempo ad udire un vocione sogghignare ed esclamare tuonando: ” Chi la fa l’aspetti, superbo amico mio!”

La mantide lo fracassò immediatamente con un secco “crak” poi agitò ampiamente le sue zampe; districandosi con facilità dalla ragnatela se ne andò divertita, giù per il tronco del cespuglio, tra fili argentati cullati dal vento e ciò che restava del suo lauto pasto.

Un grosso “CIAO” agli amici di “Caffè letterario”!

 

  1. Uhm! una mantide? Mangiatrice di maschietti e femminucce. E così si fa un bel pasto dopo essersi divertita e trastullata con loro. Graziosa e impertinente. La curiosità non paga, vero farfallina. La sicumera nemmeno, vero ragno?
    Veramente brava.

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