Scrivere…scrivere…

A volte ci  provava a sublimare le brutture in poesia. Ci provava con gli occhi, ci provava con la voce docile e gentile. Ci provava con un sorriso.

Ci provava perdonando.

Ci provava scrivendo.

Scriveva, scriveva, su agende, diari, foglietti, PC, cellulari. 

Senza interlocutori se non quelle pagine bianche, prima, quegli schermi vuoti, poi.

Parole per raccontarsi, parole per spiegare a sé stessa ciò che era. Per fare ordine nel caos, per dare un senso a troppe cose che per gli altri non avevano senso, e lasciarlo a testimonianza di sè o, chissà come racconto a chi  sarebbe venuto. Un uomo, un figlio…qualcuno. 

Una infinita mole di parole, per non perdere ricordi, per non perdere nè il male nè il bene.

Per andare a cercarsi quando si smarriva.

Per capire che era diversa da chi la circondava, ma non peggiore, no, diversa, fragile, impaurita, spesso e allo stesso con una profonda forza.

I suoi scritti erano coordinate, suggerimenti, malinconie e tenerezza di sè. Erano sprone verso il meglio, erano lucida analisi, fino alla spietatezza.

Lucidità che, a volte, non le permetteva ugualmente il cambiamento, ma che la rendevano consapevole anche nei momenti disperati. Lacrime e consapevolezza.

La disperazione scemava scrivendo.

Le emozioni e le felicità, a volte così sue, da non essere da nessuno colte come possibili gioie, venivano fermate. Divenivano quadri.  Meravigliosi tocchi di colore. Carezze da ritrovare sempre. Profumi conosciuti. 

La sua vita scorreva su realtà vissuta e scritta.

La sfida e il rifugio. 

E quando riusciva provava a darsi anche ai versi.

No non sapeva “poetare”, ma provava a dare musicalità a qualcosa che aveva bisogno di uscire da dentro, prendendo vita e leggerezza.

Chè le poesie sanno essere lievi. 

Trasformare grida in sussurri.

Sfiorarti, parlarti, darti fiato.

E allora scriveva, scriveva…
Lucia Lorenzon  8 aprile 2017

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  1. scrivere è liberatorio. Poetare è esprimere le sensazioni. Ma entrambe le forme descrivano parte di noi.
    Così per non dimenticare, così per lasciare una traccia.
    Una bella riflessione su come va intesa la scrittura.

    O.T. sto allestendo il calendario di maggio. se ci sei, per te avrei riservato la data del 28 maggio. Va bene?

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