Destino – 2

La prima parte è Qui

La carcassa verde della corriera sparì per un po’ oltre la curva tra i pini. Holbesh, poggiato alla balaustra sul ponte, la osservò ancora per un attimo transitare davanti alla cappella del Redentore e poi perse il suo sguardo sui vigneti nella vallata ormai buia.

– Pessima sera Holbesh per prendere decisioni.
– Dite mademoiselle?

La giovane Marie lo osservò con il suo solito sguardo malizioso.

– Siete in pena per la pessima annata delle vigne o per qualche bella vedova che conosco?
– Sono in pena perché stasera non ho dove andare a dormire. Ho perso la corriera come vedete.
– O bella! Ma se siete qui sul ponte da un’ora buona. Dite che l’avete voluta perdere almeno.
– Voluto o no, adesso devo cercar qualcuno di buon cuore…
– Se pensate di tornar nella famosa stanzetta senza saldare per questa mattina potete rimaner qui tutta la notte. A meno che…
– Marie voi siete troppo giovane, vi prego. Io…

La ragazza strinse un po’ le spalle e fece per girar e andar via.

– Io dico non potete approfittare di un povero diavolo indeciso tra una morte onorevole da un ponte e l’azzardo della vedova Morel. Abbiate almeno la creanza di…

La bella Marie sembrò ben poco interessata all’argomentare dell’uomo e quando ebbe già guadagnata la fine del ponte Holbesh si arrese a dover distrarre ancora una volta l’insopportabile matrigna, mentre la ragazza si concedeva alle attenzione dell’altrettanto giovane Pierre. Così con due falcate decise la raggiunse, pregandola di recare un messaggio galante da parte sua a madame de L’ail. Risero entrambi, Holbesh a dir il vero con una artefatta mestizia, per quel nomignolo poco rispettoso ma ahimè esaustivo delle abitudini della locandiera del Catalano.
Genevieve era giunta in paese in una sera d’inverno molto mesta per Morice, il padre della bella Marie. Era giusto la sera che l’aveva reso vedovo e con una ragazzina ribelle da consolare e tener cheta. Genevieve già allora non passava inosservata a causa delle sue straripanti grazie e soprattutto per l’innata incapacità a mantener addosso i vestiti in presenza di uomini e donne diciamo così benestanti. Adesso non vi avventurate in facili moralismi, perché fu la guerra e il governar flaccido del ministro Defous a privare la giovane Genevieve della famiglia e della verginità, lasciandola povera e sola, ma con una grande certezza. Uomini e donne vogliono possedere più che amare e visto che la proprietà si paga per questo sono ben disposti a diventar stupide scimmie ammaestrate. Il povero Morice pagò e anche caro accettando in casa le attenzioni e i tradimenti della maliarda, più volte avvistata con affaticati spasimanti sotto le lenzuola.
Il suo debito lo estinse con un bel funerale in una mattina di primavera, tra le lacrime della povera Marie e lo sprimacciare allegro dei cuscini della pensione, da quel giorno proprietà esclusiva della molto consolabile vedova Dalembert. Ma le donne si sa, sono più diaboliche di Bel Zebù e dopo alcune settimane, ogni notte, rumori improvvisi e ombre iniziarono a popolare la stanza da letto di Genevieve, sapientemente orchestrati dalla scaltra Marie e dal suo giovane spasimante Pierre. E questo sarebbe già stato un innocente scherzo se qualcuno, evidentemente ben addestrato dalla figliastra, non avesse consigliato ampio uso di aglio per tenere lontani spiriti maligni e vampiri notturni. Di settimana in settimana la credulità della povera vedova la portò a divenir la madame de L’Ail che l’intero borgo scansava oramai anche per strada a causa dei nauseabondi effluvi. Non potendo diseredarla a norma di legge, Marie la convinse almeno ad affidare a lei la locanda evitando per loro due un triste tracollo e a ritirarsi in due stanzette in fondo all’atrio. Genevieve da maliarda esperta di letti divenne acida e puritana, iniziando a vessare la povera Marie rea di voler di tanto in tanto concedere la propria grazia di Dio al fortunato Pierre.
La situazione iniziò a diventar pesante e disperata, finché in paese non transitò quel buon a nulla di Holbesh. Povero essere che per un motivo o un altro trovava sempre il modo di farsi incastrare da Marie. Lui rendeva per una notte felice la madame de l’Ail, evitando il controllo feroce della figliastra e Marie riservava per lui la stanzetta famosa per le tante avventure amorose dello strano vagabondo.
A dire il vero Holbesh avrebbe dovuto non omettere un trascurabile particolare: a causa infatti di un forte trauma da ragazzo era purtroppo affetto da una rara forma di disosmia. Il sacrificio per lui sarebbe quindi risultato davvero piacevole se non fosse già provato dalle golose attenzioni mattutine della vedova Morel e soprattutto se alla porta della sfortunata Genevieve non avesse fatto capolino la simpatica vedova D’Anton nel suo delizioso costume evitico apposta diciamo così  indossato per dilettare la sua perversa amica.

Annunci

  1. prosegue il racconto. Seconda parte che spiega molti dettagli che erano stati lasciati sottotraccia nel primo. prosegue?

    O.T. Sto preparando il calendario di giugno per te avrei pensato, se ci sei al 18 giugno. Va bene?

  2. Pingback: Destino – 3 | Caffè Letterario

  3. Pingback: … La seconda parte di Destino. | L'ordalia dell'acqua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...