Destino – 4

La terza parte è QUI

Il piccolo andito dava su un ambiente esterno circondato da una breve teoria di colonnine. Il relitto di un chiostro con molta probabilit. Una piccola edicola votiva, incastonata in una nicchia nella muratura, regalava un po’ di luce alla scena, brillando di lumini tremolanti. Una porta secondaria appena accostata trafilava un debole chiarore e con una certa difficoltà si faceva notare nella quasi oscurità della rientranza per un occhio ancora non adattato. Entrando, la navata buia di Santa Marta era completamente vuota e silenziosa, per nulla accogliente bensì lugubre visione delle ossa fossili del grande reliquiario. Qua e là candele quasi terminate proiettavano ombre sulle tele alle pareti. Una sagoma appena percepibile stava seduta su uno dei banchi in attesa.
La donna diede un paio di occhiate in giro, poi puntò decisa verso l’ingresso della sagrestia, non curandosi, o forse non avvedendosi, che la sagoma si fosse alzata per seguire i suoi passi poco dietro. Tutto avveniva nel silenzio più assoluto, come se entrambi i fantasmi indossassero pantofole di spugna. Ogni tanto solo un leggero fruscio d’abiti rivelava la presenza di esseri animati. Giunta nella sagrestia la vedova d’Anton si accomodò su uno degli scanni di legno sulla parete, in silenzio. Pochi istanti e anche la sagoma varcò la soglia illuminandosi e rivelando le sembianze di un uomo di mezza età in clergyman.
Si conoscevano i due, ma non accennarono a un segno di saluto. Per alcuni minuti confabularono animatamente, lei seduta, lui in piedi. Mantenevano comunque il tono della voce bassa, forse con la paura che a quell’ora i muri potessero essere troppo sottili per mantenere il segreto di quell’incontro. Poi la vedova d’Anton si alzò e fece come per tirarlo a sé di prepotenza. Una, due volte. Alla terza perse anche l’equilibrio cadendo all’indietro nuovamente seduta sullo scanno. Padre Martin, ché il suo volto avevano infine rivelato le fioche luci del luogo, le prese allora le mani come a volerla quietare.

– Ivonne, mia cara, sapete che io non posso comportarmi come ogni altro uomo del paese.
– Ma quella sera lontana…
– E proprio quella sera dobbiamo dimenticare, per non farci ancora del male.
– Ma allora perché ogni notte m’aspettate.
– Perché è davvero difficile dimenticare.

Ivonne Mercure, vedova d’Anton, piegò le labbra in un sorriso quasi beffardo poi, con lentezza studiata, iniziò a sollevare il lembo della gonna, spalancando maliziosamente le gambe.

– Potresti far di meglio che passare le notti a ricordare, magari anche considerando che quell’abito che porti è solo un travestimento, anche mal riuscito.

Sebastien Martin, agente del governo inviato in quel posto dimenticato dal mondo, osservò per l’ennesima volta la donna rimaner nuda dinnanzi ai suoi occhi. E per la seconda volta in sei mesi non ebbe la forza di rifiutarla. Scricchiolarono e gemettero gli scanni di legno, a dimostrazione di quanto Ivonne non fosse paga dei suoi incontri serali. E alla fine entrambi, abbracciati sul tappeto verde smeraldo, stremati e forse felici guardavano le travature di legno riflettendo su qualcosa di simile al futuro.

– Quando finirà questa quarantena Sebastien?
– Inizio a essere sfiduciato Ivonne. Ogni dispaccio che invio ha sempre la stessa risposta: stiamo indagando sul caso, presto avrete nostre notizie. Sono stanco di recitare questa parte del santone idiota che abborrisce il sesso e che blatera della maledizione. Siamo stati per mesi la favoletta della nazione, ma adesso anche i giornali hanno iniziato a dimenticarsi di noi.

L’uomo si girò su un fianco poggiandosi su un gomito.

– Hai idea da quanto non si veda più in giro un giornalista o un commentatore?

La vedova d’Anton chiuse un attimo gli occhi, non per appisolarsi, ma per provare a ricordare gli ultimi avvenimenti. Le prime morti erano passate quasi inosservate: cosa poteva esserci di strano in due signori di mezza età che passavano a miglior vita senza alcun motivo apparente? L’esistenza è strana e il destino ha le sue regole crudeli. Ma i casi aumentavano e il numero di vedove di fresche o antiche nozze divenne troppo strano per nascondersi dietro una presunta normalità. Il fatto produsse una macabra storiella estiva per le testate scandalistiche della nazione, il goloso racconto del paese delle vedove. È così arrivarono in paese anche strani figuri e padre Martin. L’intera popolazione maschile e poi femminile fu passata ai raggi X, raccontando in giro che quelli erano solo normali controlli che il governo stava operando un po’ ovunque per assicurare la salute pubblica. Padre Martin iniziò invece i suoi sermoni su un non ben identificato castigo divino, a causa della lussuria che aveva impestato quel borgo. Ogni settimana si svolgevano processioni e pubbliche manifestazioni di preghiera per impetrare grazia e benedizione. Eppure la moria dei mariti continuava implacabile sino ad azzerare tutte le coppie del paese, comprese quelle da mesi in rigorosa astinenza e le pochissime temerarie che irridendo la sorte provavano a ignorare il monito del sacerdote. Sull’argomento lussuria padre Martin non aveva troppi torti, visto che le donne del luogo, da secoli, avevano l’aura di grandi e insaziabili amanti, nomea guadagnata di diritto nelle alcove con sudore a applicazione. Di madre in figlia l’arte amatoria si era radicata nel codice genetico della piccola comunità e la moria dei maschi dopo il primo periodo di dolore sincero, minò seriamente la salute psichica delle povere vedove. Bisogna dire che anche i maschi celibi per timore della vita avevano, sebbene di malavoglia, applicato una ferrea astinenza sessuale. Fu così che alcune donne iniziarono a cercar refrigerio dei loro pruriti in maniera autonoma, aiutandosi vicendevolmente anche con strumenti e surrogati. A dire il vero, dopo un primo momento di paura di incappare nella maledizione e lasciarci le penne, giacché sempre di lussuria trattavasi, lo stesso padre Martin dovette giustificare l’accadimento in forma coerente con la presunta maledizione. Quelle pratiche erano, diciamo così, innocue proprio per evidenziare il degrado morale al quale anche le donne erano state condannate: accoppiarsi innaturalmente tra loro. Spiegazione dapprima poco gradita, ma in breve tempo piuttosto apprezzata dal popolo femminile, al quale, dopo vari tentennamenti, si aggiunse l’altra metà della popolazione maschile in vita, con limitato ma stabile sollievo
Tutto filò apparentemente liscio per mesi, sino a che in paese non capitò l’anomalia Holbesh. L’essere umano è infatti debole e nei confronti dello straniero purtroppo crudele. Specie con l’estraneo che fulminato dalla vedova Morel e ignaro del segreto del luogo, tanto fece e tanto disse da indurre la donna a cedere alle sue richieste, conscia lei di condannare a morte l’uomo che in fin dei conti l’amava, ma che almeno allora era solo una strumento utile alle sue mai sopite voglie. Dopo il primo incontro la giovane vedova tornò a casa appagata ma con il senso di colpa per la sorte imminente di Holbesh. E così per il secondo, per il terzo e per il quarto. Già dal quinto alcuni dubbi iniziarono a sorgerle e dopo due mesi di gustosa frequentazione assidua si decise a far visita a padre Martin per chiedere come mai Holbesh, nonostante avesse dato fondo con lei a ogni genere di pratica lussuriosa, fosse vivo, vispo e vegeto.

– Già perché Holbesh non è ancora morto?

La vedova d’Anton spalancò gli occhi e si rese conto che stava per albeggiare. Ovviamente neanche il suo Sebastien era in pericolo di vita; nonostante le sue ritrosie sia lui che Holbesh potevano dormire sonni molto più che tranquilli.

Annunci

  1. Pingback: Destino – 4 | L'ordalia dell'acqua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...