ESTATE.

Montagne antracite che scivolano su colline verdognole, secche, e poi pianure di ambra, coltivate e un po’ squadrate. Piccoli uccelli che pettinano le creste frastagliate dei monti, e poi planano e tornano presto all’orizzonte. Il mare e gli sfavillii, i graffi in superficie. I disegni lasciati dai passaggi delle barche celano e ricoprono i segreti più neri dei suoi abissi. I turisti come puntini colorati, un profumo di creme al cocco esalato da un’aria di phon. E torna presto, ancora, la terra venata da un sangue blu. Ecco i laghi verdastri quasi immobili, ad esclusione di cigni bianchi, di libellule, o tutt’al più, di qualche rana.
Poi, di nuovo, strade in salita che si stringono diventando selvagge. Gli alberi, con i loro frutti tondi, maturi e dolci, sono solo un ricordo. Qui, solo abeti possono offrire le loro ombre, donando ristori improvvisati e accoglienti. I tronchi mozzi diventano panchine, l’aria si alleggerisce, un poco più fresca e fine. Le cascate frizzano, le baite sorridono con i loro balconi fioriti.
Si ritorna giù, in pianura, dove si incrociano sguardi allegri, ma anche facce tristi. Gente con la pelle appiccicosa e gli occhi umidi, che vorrebbe andare più piano, o forse piu’ in fretta, per salire, o scendere, oppure restare. Persone ferme sulle proprie ombre, lavoratori che tornano alle rispettive case e appaiono spossati o nervosi, magari sono solo un po’ stanchi.
I negozi semi-vuoti, le chiese fresche e i rispettivi oratori che sembrano dei formicai. Il rosso dei semafori è una bollente tortura;
intorno, nelle vie, attendono case con giardini abitati solo da canne per annaffiare, e condomini deserti e serrati, che, se potessero, fuggirebbero via. I bar sono pieni di silenzi, di odori acri di caffe’, di correnti d’aria calda e di respiri.
L’asfalto mostra svincoli infernali e esibisce dei miraggi lucidi, poi si annoia e cede il passo a sentieri polverosi fatti di sassi.
Le tavole sono addobbate con pomodori e cetrioli. I gatti dormono. I cani e i rami piegano le orecchie. Le piscine nascondono intere folle, sembrano branchi di pesci immersi in fondali tropicali.
I bambini corrono meno, gli adulti sospirano di più: i ghiaccioli piacciono a tutti.
Sete, sempre sete, desideri come bollicine.
Docce inutili: evapora presto il loro buon profumo. Scie di aerei che incidono l’azzurro tra nuvole di ovatta.
Che caldo! Viaggiando e vivendo l’estate.

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  1. una normale domenica estiva col turismo mordi e fuggi e la calura a frae da padrone.
    Ottima interpretazione di un viaggio nel caldo torrido.
    Brava

    O.T. In agosto sei in ferie oppure posso proporti una data? Questa sarebbe il 23 agosto. Cosa dici?

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