Disegna la tua storia – miniesercizio 78 di Scrivere creativo

Scrivere Creativo propone periodicamente dei mini esercizi che servono a condensare in poche righe una storia. Questo tipo esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrivente attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre ci sono tre paletti, tre parametri definiti da rispettare. Infine ultima difficoltà un limite di parole, che obbliga a non dilungarsi in concetti relativamente inutili o ripetitivi.

In conclusione inventare una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una ruota
– Un bambino silenzioso
– Un sasso blu
e questa immagine

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E adesso la storia

Pietro aveva il viso segnato dalle maglie della rete. Sul green i giocatori facevano vibrare l’aria, mentre lui sognava restando in silenzio. Non perdeva un movimento delle spalle e delle gambe. Il colpo secco con l’erba che volava, mentre il bianco della pallina compiva il volo per planare distante. I rumori si smorzavano, mentre la visuale diventava vuota e le voci dei giocatori e dei caddies si perdevano nell’aria. Un attimo e sul prato tornava il silenzio interrotto dalle grida delle gazze alla ricerca di qualcosa. In silenzio Pietro riprese la strada di casa, tenendo stretto il suo piccolo tesoro. Un uomo stava sacramentando accanto alla vecchia Panda senza una ruota. Per terra giaceva quella scorta arrugginita e per di più sgonfia. Pietro trattenne la risata, perché trovava comica la scena, ma non voleva incorrere nell’ira dell’uomo congestionato nel volto per la rabbia.

Nel cortile di casa Pietro prese un manico di scopa, depositò il suo tesoro sul piccolo monticello di terra simulando il tee un sasso rotondo e blu. Dondolò sulle gambe come aveva visto tante volte e zac un colpo violento al sasso che terminò lontano.

Pietro rimase sbigottito. Il vetro del vicino non c’era più.

  1. Era una giornata di sole al tramonto, le ombre si allungavano sull’erba verde del prato dove il bambino camminava piano tornando a casa in tempo per la cena. Pantaloni lunghi stazzonati e scarpe bianche. Aveva abbandonato la bicicletta con la ruota piegata dall’urto contro un sasso e ora non sapeva come raccontarlo a casa. E lo sapeva, non sarebbe servito a nulla dare calci all’erba sollevando foglie e polvere. Aveva quasi voglia di piangere, rompendo il silenzio che aleggiava.
    A un tratto qualcosa si mosse e attirò la sua attenzione distraendolo dal suo dramma. Si voltò adagio ma non vide nulla. Ma subito un’ombra gli passò vicina e questa volta, di scatto, riuscì a scorgere una striscia blu stagliarsi nell’ombra dell’albero e poi successe. Lì, a mezz’aria, si era fermata una pietra blu che sembrava lo chiamasse; guardandola meglio, si rese conto che era la stessa contro cui era rovinosamente finita la ruota della sua bicicletta. Non si chiese come facesse a volare o stare ferma nell’aria, era affascinato da quella visione e troppo pieno di fantasia. La prese con se, pensando che, in fondo, la giornata non stava finendo troppo male.

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