L’incontro

– Arrivo giusto giusto all’acqua e alla siringa. Dai, per una volta puoi anche fare uno strappo! – disse Riccardo porgendo le monete.

Dalla finestrella di trenta centimetri per quaranta nella porta blindata il farmacista rispose:

– Te l’ho già spiegato, non dipende da me, non sono io il proprietario. Se non ti faccio pagare il supplemento notturno, ce lo devo mettere io.

– Non farmene cercare una usata e prendere l’acqua dal rubinetto, fammi quest’elemosina, per favore.

– Oh, ma sono tre euro. La faccio a te, la faccio a quelli dopo di te, e domattina mi ritrovo ad aver lavorato tutta la notte per pagare i vostri supplementi.

Riccardo ebbe un’idea. Porse le monete che aveva in mano al cliente in coda dopo di lui.

– Signore, me le compra lei acqua e siringa? Così il suo supplemento notturno vale anche per me.

Il tizio ci mise un attimo a capire. Si sarebbe risolto l’intoppo che gli stava facendo perdere tempo, e senza che lui dovesse sborsare un soldo. Prese le monete cercando di non toccare la mano del ragazzo. Sembrava pulita, ma tutto il resto… Orecchino, tatuaggi; una specie di canottiera scollata, cascante, macchiata, gli lasciava scoperta buona parte del torace ed era infilata solo a metà in un paio di pantaloni che non si capiva come facessero a reggersi sui fianchi stretti, pelle e ossa.

– Lexotan.

– Ce l’ha la ricetta?

Sapeva benissimo di non averla ma fece egualmente il gesto di tastarsi le tasche della giacca.

– Non ce l’ho con me, ma…

– Va bene, non importa.

Il farmacista scomparve dietro al bancone e tornò, dopo un tempo che gli parve interminabile, con il suo Lexotan, una siringa da insulina e una fiala. Lui passò siringa e fiala al ragazzo con l’orecchino tenendole con la punta delle dita, sempre cercando di evitare il contatto. Un attimo dopo il ragazzo era sparito.

Diede un’occhiata all’orologio, prendendo nota mentalmente di non uscire più con quello d’oro in queste occasioni: con la gente che si incontra di notte, era un rischio.

La puttana all’angolo della strada gli sorrise. Carina, ma il capo si sarebbe già lamentato anche senza ulteriori ritardi. Tirò dritto.

* * *

Riccardo il foro per l’orecchino se l’era fatto fare assieme a Elena. Lei non ne aveva ancora, di fori: quello era il primo, proprio come per lui. Avevano comprato un paio di orecchini tondi, semplici (a quel tempo lavorava ancora e qualche soldo ce l’aveva) e se li erano fatti mettere proprio in quella farmacia. Non da quel farmacista antipatico del turno di notte: c’era una ragazza sorridente, quella volta. Il foro non era stato neanche troppo doloroso, temeva peggio. Un orecchino lui e uno Elena, uguali: così si vedeva che stavano insieme. Al posto dell’anello di fidanzamento.

Quando Elena era morta di overdose, per un istante aveva pensato di toglierglielo. Non serve a niente un orecchino nella bara, e forse il compro oro gliene avrebbe dato dieci euro. Poi però non ne fece nulla: gli piaceva l’idea che continuassero a restare legati, lei di là e lui di qua. Finché un giorno, non troppo lontano, si sarebbero ritrovati.

Spense l’accendino, tolse la siringa dal blister e aspirò fino all’ultima goccia dal cucchiaino ancora caldo.

* * *

– Ce ne hai messo di tempo.

– Ho dovuto convincere il farmacista a darmelo senza ricetta… e poi c’era anche un drogato di merda che rompeva le palle.

Il capo prese il Lexotan con malagrazia.

– Puoi andare.

Mentre tornava a casa, rifletté. Non gli piaceva essere trattato così. Lui aveva un compito ben preciso, e importante, ma il capo lo sfruttava anche come factotum. Lo chiamava a qualsiasi ora del giorno e della notte per chiedergli le cose più impensate. Il giorno prima gli aveva fatto sturare un lavandino.

Gli sarebbe piaciuto ribellarsi, e forse un giorno ci avrebbe anche provato, ma per il momento aveva troppa paura. Non aveva fatto una bella fine Filippo.

Si consolò pensando che Filippo, in fin dei conti, era un manovale senza intelligenza e senza importanza. Non un artista come lui, che era capace di far passare cinquanta chili di roba buona sotto il naso dei doganieri.

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