Il freddo

Siamo in tema e chiudiamo bene il 2018. Tanti auguri a tutti per un felice 2019.

Festive multicolored sparkling 2019 New Year date with fiery trails lighting up the night sky with copy space for your seasonal holiday greeting
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I freddi non sono tutti uguali.
Ad andare in bicicletta si riconoscono bene, nelle gambe nude.
C’è quello del mattino di settembre che formicola nell’aria: cerca  la pelle, per il gusto di sentirla fresca, ma basta il riparo di una strada  a imbuto fra le  case. Si stempera ed è ancora sole.
Poi ad ottobre c’è quello frizzantino che conosce le rotte del vento: batte insinuante a media altezza, giusto per infilarsi nelle maniche. Prende in giro i bottoni (che non difendono) e li umilia. Si ferma sulla schiena, come una placca d’argento. O una mano d’acqua di Po.
Ma quando sale dal basso, a novembre, e sembra un fiato di terra e di buio, allora il freddo punge gli occhi e porta li putini, lacrime bambine, amiche di magoni (mai risolti in pianto) e raffreddori, trucioli di lucciconi che non scendono, non scorrono, ma si arricciano ai bordi. Vetrini frantumati a orlare gli occhi.
Per un gioco di anticipi e rivalse, oggi è tempo di putini. Un novembre sospinto indietro dal calendario.
In casa, dopo una giornata di porte e finestre in dialogo sonoro (“prima sbatto io, poi sbatti tu“, “no, insieme insieme“), con un cielo tisico prostrato nelle pozzanghere, si saluta il freddo con l’uva americana.
Il succo scoppia dai grani, a bollire nella pentola grande. Nell’odore rumore ti senti bambina col nastro di traverso e l’emozione che scende per le guance. Il tuo compito è ascoltare la pentola: guai alzare il coperchio. C’è da sentire la voce dell’uva che picchia contro le pareti di rame. Bussa e poi si affeziona alle mani che schiacciano le graspe.
E’ bello il mosto rosso: è l’anima calda dell’uva.
S’incarnerà o si farà sublime?
Accoglierà la farina e lo zucchero per cuocere piano? Sarà dunque un sugolo di breve vita, dolce scacciamali, scacciapensieri, scacciadolori solo per stasera?
O si innamorerà del fuoco di un lumino, resterà ore e ore a stringersi nel rame per essere saba che aspetta la neve, vincotto che sa di secco e di umido, di radice e di corteccia, giulebbe capace di perdurare?
Chi vuol esser lieto sia.
Il sugolo scotta, stasera, nelle ciotole blu.

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