IMPRENDITORE DI PROMESSE

Era un imprenditore e vendeva promesse. Il buon Dio gli aveva donato l’arte della parola, ma per la legge contorta del contrappasso, gli aveva tolto le mani che erano finite sotto la taglierina di una macchina vecchia e senza protezioni. Non si era dato per vinto e aveva deciso di mettersi in proprio. Qualche soldo gli era arrivato dall’invalidità, altri dalla causa intentata contro l’Azienda per cui aveva immolato le mani, altri ancora dalle offerte di qualche buonanima, quando aveva deciso di passare una settimana in piazza Duomo con una ciotola da mendicante e un cartello con la scritta A MANI DISGIUNTE, GRAZIE.

Ma ora che le cose giravano per il verso giusto e per scherzare diceva: “ci ho preso la mano!”, tra un bicchiere di vino e un pranzo portato alla bocca da protesi di ultima generazione, la disgrazia era un ricordo sbiadito.

“Buongiorno dottore”.

“Buongiorno signor Secchi, come sta?”

Massimo Secchi fece capire di stare bene e siccome aveva fretta di gustarsi quel pranzo uscito dalle mani di uno chef che aveva studiato direttamente da Dio, disse sbrigativamente:

“Di cosa ha bisogno?”

L’altro capì che c’era da fare in fretta e rispose senza preamboli:

“Mio figlio ha perso il lavoro, non avrà mica un posto nella sua azienda…”

“Lo mandi da me fra due ore”.

Lo disse così, come si dice alla moglie: sono in tangenziale, non c’è traffico, arrivo fra mezz’ora, e l’altro capì che aveva un posto di lavoro.

Chiamò il figlio:

“Alessandro, preparati! Massimo Secchi ti aspetta fra due ore in azienda”.

Fra due ore Massimo Secchi non era in azienda. La segretaria disse imbarazzata di “portare pazienza. Non è che non voglia incontrarla, è che è un po’ incasinato”.

Così il dottore chiamò il venditore di promesse.

“Scusi Secchi, ma cosa devo dire a mio figlio?”

“Di portare pazienza. Anzi, gli dica che lo chiamo domani.”

Ma domani Secchi non fece alcuna chiamata. E le cose andarono avanti così per parecchio tempo.

Porta pazienza, non è per cattiveria, sono soltanto incasinato, ieri sera mi ha preso un attacco di diarrea, sapessi cosa mi è successo, ho bisogno, presto ci sentiamo, ma in realtà nessuno si sentì mai.

Alessandro un giorno si spazientì e chiamò la segretaria di Secchi:

“Senta, solo una curiosità; ma il signor Secchi che cosa produce?”

La segretaria sembrò leggere la risposta:

“Ma come, non l’ha ancora capito? Produciamo e vendiamo promesse. Un ottimo business, anzi, il business del momento”

L’altro riagganciò.

Secchi nel frattempo si passava tra le mani una bella coscia di pollo caldo, anzi, la passava da una protesi all’altra.

(di Stefano Re)

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  1. Ironia e attualità non mancano. Pare la fotografia del presente dove si spacciano promesse per qualcosa di reale.
    Buon 2019, Stefano e grazie per la tua collaborazione.
    Per febbraio se ci sei ci sarebbe per te la data del 3 febbraio.

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