La Linea Gialla

Bernardo guarda sempre il viso delle cassiere nei supermercati. Non ha uno scopo, gli piace solo leggere le smorfie, mentre le merci sfilano sul nastro nero trasportatore. Loro stanno così, in silenzio, concentrate. Al più un “ha la carta?” E no che non ce l’ha. Lui, Bernardo, non capisce il senso di promettere fedeltà a un negozio, svelandosi ai database di questo o quel posto.
Sugli ultimi gradini della metro, mentre scende, pensa che questa volta non gli è stato chiesto nulla, che la cassiera aveva una faccia anziana stanca, seppur l’abbia già dimenticato quel volto, e rapido oltrepassa due ragazzini che giusto all’angolo si addestrano a baciarsi con la lingua.
La piattaforma è vuota, segno che il treno è passato da poco. Lo stridere di freni deve essere arrivato dai vagoni sulla parte opposta, che con un fremito stanno ora tornando a muoversi. Una ragazza con un piercing al naso lo osserva dal finestrino che sfila via. Bernardo la nota appena, mentre cammina a cavallo della linea gialla, invalicabile; un po’ di marciapiede ancora, poi il binario sprofondato nella fossa, che ogni tanto lui costeggia con le buste della spesa in mano, illudendosi di ragionar sulla cassiera, insignificante.
Un bambino e la madre che lo tiene per mano arrivano trafelati, illusi dal rumore del treno di fronte. Si fermano a dirsi qualcosa, poi si dirigono alla più vicina panchina.
Bernardo li osserva, mentre oltrepassa ancora la linea. Fa passi piccoli, per far durare il percorso, ma in fondo sa che ogni cosa è un attimo, quell’attimo.
Sulla piattaforma di fronte, una ragazza in jeans e chador legge uno di quei giornaletti gratuiti che, forse, lasciano in giro per evitare proprio a gente come Bernardo di ragionar troppo in bilico sulla linea gialla. Lui si guarda intorno per aggrapparsi a una copia, ma niente, devono aver dimenticato quel suo lato.
Il bambino ride, la madre indica qualcosa sui binari e ride anche lei. Bernardo guarda lo stesso punto ma non nota nulla. Una delle buste fa male a una mano, però non gli va di sedersi, vuole continuare ancora un po’, sulla linea gialla. La piattaforma intanto si sta ripopolando: due signore anziane con il carrello della spesa, un ragazzo mesciato biondo con la tuta della Juve, un prete con la tonaca. Ha una faccia conosciuta il sacerdote, deve essere uno di quelli di San Matteo. Bernardo la conosce quella chiesa, perché ama il silenzio e spesso il pomeriggio ci entra quando non c’è nessuno. Si siede sul banco in fondo e guarda in giro. Sì, sì, quel prete deve venir da lì e magari lo ha visto alle volte chiedere da quel banco qualcosa a Dio. Perché lui questo fa, entra, si siede e in silenzio prova a parlarci con Dio, anche se non è convinto se lo stia ad ascoltare. Dio, se ti vuole sentire, ti legge i pensieri. Dio, se esiste, lo capisce che Bernardo è in bilico sulla linea gialla. Dio, se lo vede, lo sa che quello non è camminare, è altro.
Gli fa male anche l’altra mano ora e il treno è in evidente ritardo. Il binario è vuoto, la piattaforma si riempie, il prete si sventola con il volantino di un centro commerciale. La mano destra formicola un po’: “passata di pomodoro e aceto”, aveva scritto Marta, sua moglie. Un tipetto minuto e frenetico di donna che ci tiene alla casa. Oh! Come ci tiene. E dovreste vederla disperarsi di questo e di quello. Di questo e di quello!
Strano come il treno sia in ritardo, voglio dire in questo mondo sotterraneo il tempo trascorre in momenti sempre prevedibili e il fatto che non sia ancora sbucato dal tunnel interrompe ogni certezza. Adagiato sulle rotaie un frammento di un giornale del partito di governo. Fiumi di caratteri vuoti, massimi principi primi in fretta dimenticati e negati, che catturano comunque lo sguardo che si sporge, come il suo corpo che si sporge oltre la linea gialla, il confine ultimo di sicurezza. L’anziana signora di fronte lo osserva perplessa, fiuta il pericolo forse. Lui si sporge, la mano fa male, la busta scivola via nella fossa in un rumore di vetri rotti. Una voce all’altoparlante gracchia qualcosa, mentre la passata colora di rosso il binario vicino e l’odore d’aceto investe i vicini che iniziano comunque a guadagnare l’uscita.
“Stia attento per dio!” Urla un tizio vestito della divisa della metro.
“Stia attento se non vuole fare la fine delle bottiglie, spappolato sui binari.”
Con calma Bernardo abbandona la piattaforma, spintonato un po’ dal ferroviere che ha portato giù, insieme alla voce gracchiante, la notizia che il treno non arriverà. Fuori, un paio di pullman bianchi attendono per portare via ognuno di loro. Pare che ci vorrà tempo per riattivare la linea, che un disgraziato sia caduto dalla piattaforma. O che si sia buttato giù, proprio sotto il treno sbucato dal tunnel due stazioni prima.
“Una tragedia, una tragedia.” Continua a ripetere una signora di mezza età seduta due posti avanti.
Bernardo pensa che adesso non ha neanche la passata o una buona scusa per Marta. Guarda la mano destra con ancora i segni della busta stampati. Un uomo anziano e magro dice che la gente sta troppo bene, perché non ha fatto la guerra e poi si butta sotto i treni perché non ha le palle per affrontare la vita. Alla radio il solito politico urla qualcosa. Una goccia di pioggia riga il vetro disegnando una linea netta. Bernardo chiude gli occhi, pensa al silenzio di San Matteo e che no, lui non l’ha fatta la guerra.

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  1. una giornata ordinaria con il treno della metro abolito. Bernardo ha perso passata e aceto. Cosa dirà Marta?

    O.T. sto allestendo il calendario di Luglio. Per te ho riservato la data del 17 luglio. Confermi?

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