Cinema

Solo ora riesco a raccontarvi un’esperienza di vita che ho vissuto ieri pomeriggio e che non avevo più provato da quando ero un ragazzino: sono andato al cinema alle quattro di pomeriggio in un giorno feriale qualsiasi. La decisione, imposta dalla mia metà e non sindacabile, fortunatamente si è concretizzata con la visione di un film che contavo di vedere, più comodamente spantegato sulla mia poltrona preferita, con auricolari e pieno controllo della situazione multimediale: L’ora più buia.

Fortunatamente il cinema era vicino a casa, in zona moderatamente parcheggiabile, distante da centri commerciali schiamazzanti o luoghi di coatto divertimento. Naturalmente, durante il tragitto da casa al cinema, sono stato fatto oggetto di mille raccomandazioni su come dovessi comportarmi bene, non inveire contro i vicini molesti, non strapazzare troppo gli inevitabili personaggi che si sarebbero frapposti tra gli occhi e lo schermo, non cercare febbrilmente il telecomando per adeguare il volume alle mie naturali esigenze di ascolto e altri consigli che mi imbarazzerebbe riferire.

Entrando in sala con circospezione noto che questa è già abbastanza piena ma non faccio caso alle persone perché sono distratto da una voce femminile che proviene dal fondo della platea e che racconta agli astanti alcune note storiche relative al film, in accordo con il fatto che, trattandosi di un cinema d’essai, non ci può essere proiezione senza che qualcuno ti spieghi cosa stai per vedere e, al termine, ti racconti cosa hai appena visto.

Fortunatamente, il prologo dura il tempo di trovare il posto giusto, studiando le strane geometrie ottiche che consentono allo sguardo di passare attraverso innumerevoli file di poltrone popolate da teste in movimento. Mi trattengo dall’uccidere due signore entrate a luci spente e tatticamente venute a sedersi davanti a me e preferisco optare per il piano B, sicuramente più legale e spostarmi di alcuni posti alla mia sinistra. Mi ritrovo quindi solo e al di fuori del controllo della gentile metà.

Nulla da dire sul film, era esattamente come me lo ero immaginato: da gustare dall’inizio alla fine. La cosa interessante però, avviene in occasione dell’intervallo; questo viene annunciato dalla proditoria interruzione del film, a metà di una scena, come se, improvvisamente, fosse mancata la corrente. Infatti, per qualche istante, tutta la sala resta in un buio impenetrabile, rotto forse da qualche segno di disagio dei presenti.

All’improvviso le luci, festanti e invadenti squarciano le tenebre e la voce della signora che ha introdotto lo spettacolo invita i presenti a gradire tè, pasticcini e altre spicciole golosità poste nel simpatico buffet in fondo alla platea. E’ in quel momento che scorgo una massa di personne agée dirigersi con urgenza negli occhi verso due distinte direzioni: il buffet e il bagno.

Guardarsi intorno e domandarsi “cosa ci faccio qui” è un attimo ma resto stoicamente al mio posto presidiando il fortino e dicendo a me stesso: “Non mi avranno!” (ancora per un po’).

 

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  1. Godibile e “Guardarsi intorno e domandarsi “cosa ci faccio qui” sul fatto di essere al cinema sono un tutt’uno.
    Lo stile sobrio, ironico rende la lettura piacevole e partecipe il lettore al disagio della voce narrante.
    Merita un grosso applauso.
    O.T. per il mese di luglio è pronta la data del 10 luglio.

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