La patente

Vorrei raccontarvi come si sono realmente svolti i fatti, prima che qualcuno li travisi o altri si mettano a dire “non è come sembra”. Vi posso assicurare che è esattamente come sembra, io c’ero e lo posso confermare.

Tutto si è svolto l’altra sera quando l’ho chiamato per complimentarmi per la patente restituita sana e salva e festeggiare la fine dei mesi di sofferenza, non sua ma di noi amici, costretti a sopportare le sue geremiadi e conti alla rovescia facendo sapere a tutti che lo studio dell’aritmetica applicato a Cape Canaveral non è stato invano.

Ad ogni modo, ci stavamo trastullando in facezie quando d’improvviso mi ha detto: “Dai, ti vengo a prendere e andiamo a festeggiare”. Ho naturalmente accettato con felicità, visto che ci si vede raramente; era l’occasione per una doppia festa e avevo proprio voglia di gustarmela.

Dopo circa mezz’ora arriva sotto casa, un po’ come succedeva nella nostra comune preistoria col vecchio cinquino; salgo e si parte. Ora, raccontata così, sembra quasi l’inizio di una zingarata da Amici Miei e, forse, lo spirito era proprio quello ma, visto il giorno infrasettimanale e il lavoro del giorno dopo, la meta bizzarra e gli ardori goliardici avrebbero dovuto aspettare.

La meta è il vecchio pub, voi sapete quale; un po’ fuori mano, tranquillo, le cose giuste da bere e il barista maledetto che sa esattamente cosa portarti senza dover chiedere. Ci troviamo così a fare i classici discorsi che partono dal giurassico fino a sorvolare le mete future, ormai raggiungibili grazie al prezioso documento riottenuto.

Si fa tardi ma non troppo e bravi bravi usciamo per tornare a casa con giudizio. Partenza tranquilla, marce alte e pochi giri del motore che fa le fusa. Strada deserta e silenziosa, ormai neanche più grilli o cicale a sottolineare il buio, il silenzio rotto dalle struggenti note della canzone di Joe Sentieri “Oh, mia bella mora, dammi una mezz’ora, mi de soto e ti de sora oh, no no no no no…”; prendiamo un paio di curve comode lasciandoci cullare dall’inerzia del mezzo, la mente vuota e soddisfatta quando: “Toh, delle luci, abbassa i fari”.

Neanche il tempo di dirlo che l’anabbagliante fa il suo dovere illuminando un’allegra paletta attaccata alla quale c’è una mano. Si, a ben guardare, oltre alla mano c’e’ anche una persona che indossa un abito scuro. Ma guarda questo come va in giro in una strada buia, poi finisce che qualcuno lo mette sotto…

“Buona sera, patente e libretto, prego”.

Ecco. Se avete un’idea del concetto di gelo, questo sarà senza dubbio superato da quello provato in quell’istante. Il resto del copione immagino lo conosciate e non è servito a nulla dire “Guardi, signora guardia che si è trattato solo di un assaggio…”, anzi, il carabiniere che si sente chiamare “signora guardia” inizia a diventare sospettoso e dice al collega di portargli l’alcol test.

Abbiamo chiamato nell’ordine: una madonna (forse più di una), un carro attrezzi e un taxi. La patente ha invece preso un’orbita  differente che la porterà a incontrare il mio amico non prima di sei mesi. Da parte mia, quando ho fatto il gesto di mettermi alla guida dell’auto, il carabiniere ha gentilmente messo la mano sulla fondina e mi ha detto: “Se lei guida, io l’arresto”. Ancora adesso non capisco come mai. Un’ultima cosa: alcuni amici che sono transitati li dopo poco, ci hanno raccontato di aver visto due carabinieri in evidente stato alterato, piegati in due dal ridere sventolando un nuovissimo documento di guida. Guarda tu che gente si incontra…

(Ogni riferimento a persone e cose è puramente voluto.)

 

 

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