Disegna la tua storia – immagine di Etiliyle – Il sogno

Da questa stupenda immagine di Etiliyle ho ricavato questa piccola storia

https://etiliyle.files.wordpress.com/2019/05/photoeditor_20190520_0405525606486009117840280107.jpg?w=685

Carola si ritrovò sola all’interno del maniero circondato da erbacce alte come lei che di statura era bassettina. Portava un paio di stivali con una bella zeppa sotto le suola ma nonostante questo accorgimento stentava di arrivare al metro e sessanta.

«Riccardo» urlò ma ascolto solo il suo eco che rimbombava nel lungo corridoio appena illuminato da una stretta finestrella senza vetri né imposta.

Carola ebbe paura, perché aveva capito di essere stata troppo curiosa, infilando quella porta nonostante Riccardo l’avesse sconsigliata.

Riccardo era il suo compagno da molti anni e il loro rapporto funzionava bene. Piccoli dissapori che si affrettavano a spazzare via, chiarendo le incomprensioni, erano nubi passeggere di breve durata. Erano molti di più i punti di contatto che favorivano il loro rapporto. Riccardo era prudente e razionale, Carola impulsiva e curiosa. Quindi Lei spingeva per conoscere affidandosi all’intuito, lui ragionava sulle scelte della compagna e insieme sceglievano sempre la via maestra per raggiungere l’obiettivo.

Questa volta Carola aveva affrontato l’incognito senza confrontarsi con Riccardo e cominciava ad avere un po’ di timore di aver compiuto un azzardo.

«Vado avanti oppure torno indietro?» disse a voce alta per darsi coraggio.

Strinse gli occhi, aggrottò la fronte e si avvicinò con cautela alla stretta feritoia che dava luce e aria al corridoio.

Guardò fuori ma non vide nulla. Sembrava un posto stregato. Eppure qualcosa doveva osservare. Campi, montagne o acqua. Però con sgomento, sbiancando vedeva solo un mare di nuvole.

«Nuvole?» ribatté stringendo con le braccia il corpo. «Non è possibile. Quando sono entrata il sole era alto e non c’erano nuvole in cielo. E poi il castello non è sufficientemente alto da perdersi tra le nubi».

Fece quattro passi verso una nuova fonte luminosa. Udì il suo ciabattare sul pavimento lastricato di pietre sconnesse e il suo respiro affannoso. Si spinse verso quella luce sulla destra nella speranza di trovare le risposte ai suoi turbamenti.

Affrettò il passo ma quella luce invece di avvicinarsi rimaneva sempre alla medesima distanza. Cominciò a correre angosciata rischiando di cadere su quelle lastre di ardesia grigia instabili. Il fiato grosso divenne un rantolo con la bocca sempre aperta nella speranza d’immettere più ossigeno nei polmoni.

Svoltato l’ultimo angolo si trovò di fronte a un cancello in ferro battuto dietro al quale si intravvedeva un giardino e in lontananza l’azzurro del mare.

Spalancò occhi e bocca, mentre il petto pareva un mantice impazzito. Non poteva crederci.

«Non è possibile» affermò incredula Carola, afferrando la cancellata che si aprì con un cigolio dolce.

Con cautela avanzò verso il fondo del sentiero. Era basita. La sua curiosità la stava tradendo e la faceva andare verso un mondo ignoto.

«Riccardo» sussurrò Carola con un filo di voce. «Dove sei?»

Nessuna risposta e nemmeno l’eco delle sue parole. I suoni parevano essere assorbiti dal verde del giardino. Camminò guardinga, quando due mani forti le coprirono la visuale.

Il cuore accelerò di colpo e in un attimo pensò che sarebbe finita male.

Si dimenò cercando di liberarsi da quella presa che l’aveva inchiodata contro un muro.

«Carola».

Una voce familiare la rincuorò.

«Carola, stai facendo un brutto sogno?»

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