LA STORIA DI TORSOLO

Il signor Torsolo si era infilato in una mela. Ci era entrato quasi per sbaglio, mentre raccoglieva la frutta dal grande albero. Aveva perso l’equilibrio e mentre cascava, pregava di farsi piccolo, così da cadere su un fiore o una foglia e non farsi troppo male. Dunque si era infilato proprio in una mela caduta a terra, passando dallo scivolo che un povero vermicello si era costruito con tanta fatica. Il verme si era schiacciato contro la parete succosa della mela sperando di non essere travolto da quel piccolo signore che arrivava in picchiata dalla pianta.

“E lei che ci fa qui” aveva chiesto il verme.

“Sa che non lo so? Stavo lassù sulla grande pianta e sono caduto”.

“Ma lei è proprio piccolo” disse il verme quasi deridendolo.

“Ora sì, anzi mi faccia pensare: come potrò mai tornare grande?”

“Forse tornando indietro. Se lei provasse a fare il percorso inverso…”

Ci provò, ma appena fuori, un merlo gli si buttò contro mangiandogli quasi la testa”

“Ehi – gridò il signor Torsolo – Ma che modi sono?”

Il verme si fece una risatina:

“Mica è semplice stare in una mela…”

“Lo capisco, ma io non sono un vermicello!”. Poi guardò di sbieco il coinquilino e chiese scusa.

“Volevo dire che non sono così buono come un vermicello”.

Insomma, di parola in parola peggiorò la situazione. A volte è davvero consigliabile il silenzio.

“Ormai se ne faccia una ragione, la mela è grande e possiamo starci in due. Divideremo la polpa per non morire di fame”.

Il signor Torsolo ringraziò, ma con una smorfia dimostrò tutto il suo malumore.

“Finché la mela non marcisce, qui dentro siamo anche al sicuro” aggiunse il verme.

“E poi? Cosa sarà di noi?”

“Con un po’ di fortuna e con la mia consolidata esperienza mi infilerò sotto terra in attesa che caschi un’altra mela”.

“E io? – chiese il signor Torsolo. – E io che non ho esperienza?”

“Lei che non ha esperienza sarà mangiato come un verme alle prime armi” e  si fece prendere da una grassa risata.

Il signor Torsolo cominciò ad escogitare un piano. Risalì lo scivolo, guardò fuori senza fare rumore e con un balzo si nascose dietro una foglia caduta dall’albero. Poi agitando le braccia richiamò l’attenzione del merlo e prima che questi lo mangiasse, gli fece notare di essere un piccolo uomo.

“Ma io devo comunque mangiare” disse il merlo senza troppi convenevoli.

“Allora facciamo un patto” rispose il signor Torsolo.

“Dimmi” abbozzò curioso il merlo.

“Se mi prometti di riportarmi sulla pianta, ti farò mangiare. E senza troppa fatica”.

Il merlo strinse il patto.

“In quella mela c’è un vermicello davvero succulento. Se col becco rompi la mela, vedrai che scorpacciata. Però fai attenzione; dovrai essere rapidissimo altrimenti il verme si infilerà sotto terra”.

Il merlo obbedì e grande fu la gioia per quel pasto inaspettato.

“Ora riportami su quel ramo là in alto, è ora di ritornare grande” ordinò il signor Torsolo.

Il merlo lo prese con il becco, ma appena ebbe l’omino in bocca, sentì sui vestiti il profumo del verme e la fame ebbe la meglio.

Termina qui la storia di Torsolo che non tenne conto che della mela il torsolo se si salva finisce in pattumiera.

(di Stefano Re)

(di Stefano Re)

  1. è vero. Il torsolo se non viene mangiato tutto fa una brutta fine.
    Simpatico racconto adatto per tutte le età. Chi stringe un patto col diavolo, qui rappresentato dal merlo, finisce male.
    O.T. Il 2019 sta finendo e tra non molto si festeggia il 2020. Vuoi iniziare l’anno bene? Il primo gennaio è tuo. Grazie per la collaborazione per hai offerto sempre puntuale.

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