Bum!

Il primo a sparare fu uno che stava in un angolo. Uno che doveva stare male quel giorno e non sapeva neanche perché era lì e non al caldo, sotto le coperte. Guardava in giro dal suo angolo e si faceva i fatti suoi, come se ci fosse qualcosa di interessante da vedere; poi a un certo punto, si trattasse quasi di una cosa normale e non ci fosse nient’altro di più sensato da fare, aveva preso la pistola e bum, aveva sparato un colpo, uno solo.
Più tardi, quando gli parlarono, quando qualcuno dei giornali lo intervistò, lo disse pure che non aveva completamente idea perché da quell’angolo e in quel preciso momento gli era venuta quella cosa in testa: sparare. E a uno bassino e stempiato che naso in su aspettava il verde per attraversare.
Eppure alla fine la gente dove’ sentirsi sollevata da una responsabilità, perché da quello momento chi aveva un’arma, e ce n’erano tanti che ne avevano una da quando la paura questo aveva suggerito ai più, chiunque dicevo aveva un’arma e un angolo dentro il quale nascondersi e prendere la mira, magari perché proprio quel giorno aveva perso tutto, anche se stesso per dire, quello si mise a fare: bum, sparare.
E le persone venivano giù come passeri in mezzo alla bufera di ghiaccio. Facevano un lamento appena, ma proprio un pigolio piccolo piccolo, e crollavano a terra, tenendo i fiotti di sangue pressati, quando ancora avevano vita e non tiravano le cuoia subito. La cosa strana è che nessuno ci piangeva più o ci soffriva. Si usciva di casa salutando ed erano commiati normali, sebbene ultimi per molti; si attraversavano le strade con sguardi vigili ma rassegnati e tutto questo sembrava normale, non giusto, normale. Si attendeva così nelle dimore il suono del telefono che annunciava la notizia: la signora xxx? Sì, sono io. Sono l’agente Vattelappesca, siamo davvero spiacenti di informarla che suo marito è caduto in un attentato. Ma stia sicura che i responsabili saranno assicurati alla… Bum, sparo a interrompere la voce di uomo o una donna che giusto in quel momento, bum, uno sparo, uno solo e giù a terra. Come da piccoli nel girotondo. Non un lamento, non un pianto. Perché gli esseri umani, si abituano a tutto e impegnati come erano a seguire le varie réclames in tv stavano solo ad aspettare che arrivasse il proprio turno.
Anche di quel tizio, il primo dico, quello che aveva iniziato e che non sapeva perché, non se ne parlava più molto. Ma in realtà neanche ci si ricordava più di come si chiamasse. E a dire il vero in molti avevano il dubbio che non fosse neanche esistito. Che fosse tutta una montatura dell’opposizione per screditare il governo. E la polizia in tutto questo provava a non perdere la calma, stava ferma, attenta, barricata nelle caserme tenute lustre per le ispezioni del ministro. Fuori bum, bum, bum. Sembrava di essere a capodanno, ma quelli erano spari veri, mica a salve! E ogni sparo era una persona a terra, nel suo sangue. Dentro, il comandante passeggiava nervosamente nel lungo corridoio blindato. A vederlo da fuori sembrava davvero crucciato per la situazione, appariva lambiccarsi per trovare il bandolo di quella matassa. In realtà cercava di comprendere perché la moglie non lo avesse seguito nel suo rifugio in caserma, abbandonandosi nelle braccia del suo consulente di immagine. Anche se solo per un’ultima tempestosa notte interrotta da un colpo improvviso sparato dalla palazzina di fronte e che l’aveva fatta accasciare esanime un attimo prima dell’ultimo orgasmo.
Per settimane e mesi e anni uno alla volta, ogni uomo, donna, bambino, tutti caddero sotto i colpi senza ragione, senza senso. Sembrava che le munizioni non finissero mai: più le fabbriche ne producevano, più gli ordini si ingigantivano. Ma anche se di colpo qualcuno con un minimo di pensiero avesse bloccato le produzioni non sarebbe cambiato molto. Si aveva infatti la sensazione che finiti i proiettili gli umani si sarebbero sbranati con i denti come fiere. E finiti i denti, con le ossa o con le pietre; avevano solo quello in fondo e gli stessi animali sembravano scomparsi, impauriti forse. Avevano abbandonato quel territorio lasciandolo senza vita se non quella delle piante che piano piano avevano invaso tutto, impadronendosi delle strade, dei palazzi, svellendo con le radici che affioravano ovunque ci fosse un manufatto umano. Le chiese e i monumenti crollavano. E in fin dei conti non c’era più dio o eroe da celebrare. Solo angoli bui dove feroci esseri attendevano le loro prede. Le uccidevano e le lasciavano a terra nel loro sangue e neanche i vermi o le mosche le colonizzavano, perché pure loro si erano rintanati chissà dove. Venivano poi col tempo coperti dalle macerie e dalle fronde. Inghiottite pietosamente dal verde.
Fino all’ultima donna, smunta e sporca che per mesi girò acquattandosi nelle ultime costruzioni rimaste. Cibandosi di frutta e vomitando piccoli fiotti di sangue per qualche male terminale. Quando fu la sua ora, forse capì di essere l’ultima della specie assassina, perché scalò la piccola collina che ricordava stare di fronte la sua vecchia casa natale e si sedette a guardare. Da quel piccolo rilievo si ammirava tutto il territorio invaso da fronde e rami tenacemente in gara per raggiungere la luce del sole. Lentamente, una mano sulla fronte a ripararsi dal riverbero, girò lo sguardo intorno a sé, una, due, cento volte. Cosa cercava? Nessuno può dirlo. Un ultimo umano da uccidere? Un ultimo umano che la potesse uccidere? In realtà forse non cercava niente. Forse voleva solo guardare per l’ultima volta il mondo. Quello dove era nata. Dove era diventata donna e invece che ad amare aveva imparato a sparare.
Scese la notte sul suo corpo freddo. Scese il silenzio sulle parole degli uomini. Prima un falco, dall’alto sorvolò il colle. Poi annusando accuratamente il terreno, le bestie tornarono una a una nei vecchi sentieri. Sedimenti di sterco sotterrarono i bossoli e le ossa bianchicce dei vecchi padroni. Una vento leggero e pietoso stormiva tra le foglie.

  1. un post cruento che potrebbe essere attuale. La stirpe umana a foza di spararsi addosso sparirà in un cumulo di macerie e polvere.
    Ha ben descritto questo mondo disumano che lentamente cresce intorno a noi.
    O.T. per febbario la data proposta è 16 febbraio. Confermi?

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