Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – La nevicata

Sa questa splendida immagine di Etiliyle ho tratto l’ispirazione per questo nuovo racconto ambientato a Venusia. Lo so che la neve è un miraggio ma siamo d’inverno 😀

https://etiliyle.files.wordpress.com/2018/02/etiliyle-wordpress-com-luca-molinari-photo-etiliyle-blog-fotografia-pictures-poem-poems-poetry-poesy-pics-art-images-screenshot-share-e2809csnow-cold-winter-white-canon-eos-5.jpg?w=2000

Venusia non conosce mezze misure. Se c’è il sole, sembra un ferro incandescente e costringe la gente a mettersi al riparo, se non vuole andare arrosto. Se piove, la pioggia dura settimane e crescono i funghi in testa. Se c’è nebbia, beh! questa si può tagliare a fette per portarsi a casa roba spugnosa e maleodorante. Se nevica, un metro di coltre bianca non te lo leva nessuno.

Insomma, a parte in primavera e all’inizio dell’autunno, quando sembra che il tempo metta giudizio, nel restante periodo dell’anno è una gara agli eccessi.

Così tanto per non smentirsi l’inverno è sembrato ai venusiani che fosse arrivato un po’ precoce. Le piogge di ottobre sono state moderate, diversamente dal solito. Ha gocciolato per un paio di settimane ma nessun diluvio universale, come li aveva abituati negli anni precedenti. Poi qualche settimana di nebbia, ma niente di epocale. Sì, nebbia ma non particolarmente fitta. Ogni tanto qualche sprazzo di sole a bucare la coltre lattiginosa mai troppo spessa. In conclusione i venusiani si sono sfregate le mani perché questi due mesi stavano passando senza lasciare ricordi spiacevoli come negli anni precedenti.

Arrivati a metà novembre però li ha aspettati una sorpresa: cielo terso mai osservato in questo periodo e temperature da far concorrenza alla Siberia. I venusiani, tutti col naso rosso e congelato, camminavano a fatica per le strade ridotte a piste di pattinaggio. Gli abbracci e le pacche sulle spalle sono stati aboliti per il timore che chi li riceve possa andare in mille pezzi come un cristallo di Boemia.

I consumi di elettricità e di combustibile per il riscaldamento sono cresciuti rapidamente con andamento esponenziale. La legna per le stufe a pellet è diventata più ricercata dell’oro. A Ludi, vista l’assenza di rivendite a Venusia, non ne trovavi più. Tutto esaurito, mentre il mercato nero chiedeva cifre da capogiro per qualche metro cubo di legname. In conclusione i venusiani battevano i denti per il freddo.

Poi una sera sono arrivati nuvoloni bianchi come il latte da nord-est ma nulla ha fatto pensare alla sorpresa che ha colto i venusiani la mattina seguente. Venusia è bloccata. Nessuno riesce uscire dalla porta di casa. Mezzo metro di neve è la misura minima nei punti più fortunati. Per gli altri dagli ottanta ai cento centimetri si addensano sui portoni delle abitazioni. Di fatto bloccandoli.

Sofia guarda smarrita la coltre nevosa segnata solo dalle zampette di qualche passero affamato. Vorrebbe portare Tobia a fare il solito giretto dopo la notte passata nel chiuso della sua casa. Ha provato ad aprire la porta ma dalla fessura è entrato un rivolo di neve. A fatica, appoggiando tutto il suo corpo è riuscita a richiuderla. Dove la sera precedente aveva chiuso l’imposta non riesce ad aprirla. Ghiaccio e neve fanno da collante tipo super attack. I vetri non protetti dagli scuri sembrano fantastici merletti e pizzi bianchi.

«Tobia» spiega al meticcio che mugola impaziente, perché vorrebbe uscire. La neve non lo spaventa, anzi lo rende felice. «Siamo bloccati. Non si può aprire la porte».

Il cane la guarda con gli occhi pieni di sorpresa. È la prima volta che la sua padroncina non lo porta fuori a fare la sgambata mattutina. Non comprende quello che Sofia gli vuole trasmettere. Lui sa solo una cosa: deve uscire per soddisfare i suoi bisogni corporali. Va verso la panca dove si trova pettorina e guinzaglio per far capire l’urgenza dell’uscita.

Sofia scuote il capo in segno di diniego. Aprire la porta ha un solo significato: far entrare una valanga di neve nel piccolo ingresso.

Fuori c’è un silenzio irreale. Non sente alcun rumore. Va in cucina per controllare le scorte di cibo. “Per qualche giorno resisto” pensa aprendo frigo e sportelli. Per la legna non importa. Userà qualche stufetta elettrica se Vunel, l’azienda di elettricità e gas, tiene botta.

Sofia sta facendo l’inventario di cosa ha e cosa manca sempre seguita da Tobia che uggiola disperato, quando sente dei rumori provenienti dall’esterno.

Si affretta a correre dalla porta, che qualcuno batte. La apre con cautela e intravede il faccione rubicondo di Daniele. Ha due guance rosse e gli occhi lucidi per il fretto, tiene una badile in mano.

«Sofia ho liberato il vialetto d’ingresso» mormora col fiato che congela.

«Entra che ti faccio un bel caffè corretto con la grappa» ribatte Sofia allegra, mentre Tobia sembra un razzo infilando l’uscio aperto.

I due ragazzi ridono perché il cane non smette di urinare nel mucchio di neve accatastato di fianco alla porta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...