Il giorno nei meandri – parte prima

Diversi anni fa ho trovato un generatore di storie o almeno una traccia fornendo alcune informazioni.

Ne è uscito questo testo

Bruges, Anno del Signore 1215. Il reliquario misteriosamente scomparso induce un cavaliere a curiosare, ritrovandosi a indagare le ruberie del monaco tesoriere e della sua inquietante abitudine di contare gli spicci durante la novena. Chi è l’oscuro macchinatore? Chi ha rapito il rospo della principessa nubile?

Ho pensato ri prenderlo e produrre questo post e il suo seguito che pubblicherò qui il 29 giugno.

Ecco cosa ne nato.

fonte Wikipedia

Bruges, anno del signore 1215. Il giorno nei meandri

Nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo è custodito un reliquario, che ogni anno viene esposto il 21 giugno.

Il vescovo di Bruges celebra al vespro la santa messa alla presenza del Re e della Regina, che vivono nel castello di San Tommaso.

Loro siedono nel primo banco alla sinistra dell’altare maggiore. In realtà sono due scranni riccamente intarsiati con le scene dei Santi Giovanni e Paolo. Alla loro destra c’è il posto per la principessa Anna, l’unica figlia ancora nubile. Alle loro spalle siedono tutti i dignitari di corte con gli uomini da una parte e il gineceo dall’altra dietro la principessa.

Il reliquario contiene la lingua di Santa Genoveffa, sepolta nella stessa chiesa sotto l’altare maggiore. Ha una struttura trapezoidale in ferro e oro con pietre dure incastonate intorno al cerchio centrale dove si può venerare la lingua. Non è di grandi dimensioni: un piede di liutprando per una spanna di costaldo.

Il vescovo al termine della funzione lo solleva per farlo adorare dai dignitari e dal pubblico che affolla le navate. Poi si avvicina al Re, alla Regina e alla principessa Anna, affinché lo possano baciare in segno di augurio per l’anno che verrà.

Però nell’anno del signore 1215 il reliquario è sparito misteriosamente. Non si trova più nella sacrestia della chiesa dentro un armadio di noce.

Sparito, volatilizzato, gettando nello sconforto il vescovo e il prevosto della chiesa. Nessuno ha il coraggio di comunicarlo al Re, temendo la sua reazione violenta. Però la data del 21 giugno si avvicina.

«Cosa facciamo?» chiede il vescovo, torcendosi le mani alla presenza del suo seguito nella stanza dei bottoni.

Nessuno ha la ricetta giusta.

«Affidiamo le indagini al cavalier Servente» suggerisce timido il chierico Anacleto.

Gli astanti si voltano verso il giovane che diventa rosso, mentre urlando irrompe il monaco Girolomo.

«È la giusta punizione per il vostro comportamento licenzioso» strepita gettando nel panico il vescovo e il suo seguito.

Il canonico Matteo, il segretario del vescovo, si avvicina e gli sussurra: «Ottima idea, quella chierico» e si allontana uscendo in silenzio dalla stanza dei bottoni.

Il monaco continua a strepitare, finché dopo alcune parole soffocate non si sente più nulla.

Il canonico prende la ripida salita che porta al palazzo della nebbia, dove vive il cavalier Servente.

«Oh! Cavalier siamo in in bel impiccio» esordisce il canonico Matteo mangiandosi diverse parole.

«Si calmi, Monsignore…» esorta il cavalier Servente.

«No. Semplice canonico».

Un’alzata di spalle e gli occhi del cavalier Servente rovesciati verso il cielo chiudono l’accenno di polemica.

«Son qui che l’ascolto» dice bonario dando una pacca sulle spalle al canonico Matteo.

«È sparito il reliquario di Santa Genoveffa da dove era custodito. E oggi è il venti giugno» spiega tutto d’un fiato il canonico, accasciandosi sulla sedia dinnanzi al cavalier Servente.

«Tutto qui?»

Il canonico Matteo diventa strabico per la paura e la domanda del cavalier servente. «E le pare poco?»

«Suvvia. Si calmi» e presolo sotto braccio lo spinge fuori dalla sala dei sinceri.

«Mi accompagni sul luogo del delitto» dice il cavalier Servente facendo quasi ruzzolare il canonico Matteo lungo la ripida discesa che li portava al vescovado.

«Non qui» balbetta il canonico. «Nella sacrestia della chiesa».

La spada del cavalier Servente fa un rumore sordo sul gambale di ferro, mentre lui solleva un sopracciglio dentro l’elmo che nasconde mezza faccia.

Arrivati dove avrebbe dovuto trovarsi il reliquiario, il cavalier Servente osserva il battente dell’armadio. Nessun segno d’effrazione, come se qualcuno avesse usato il chiavistello per aprire la porta.

Dentro tutto vuoto a parte qualche soldino di rame sul ripiano inferiore.

Il cavalier Servente riemerge barcollando dall’armadio. Si aggiusta l’elmo andato fuori posto mentre era coricato al suo interno.

«Ma cosa custodite qui dentro?» domanda con tono inquisitore.

Il canonico Matteo imporpora, perché no lo sa. «Lo chiedo al prevosto Sigfrido. Lui lo saprà di certo».

Il prevosto si fa piccolo di fronte allo sguardo indagatore del cavalier Servente e diventa balbuziente. «Quiii… coonservoo lee ooffertee dei feedelii duurante lee nooveneee…»

Il cavalier Servente sbuffa e pensa che tutte le rogne capitano a lui. ‘Scompare il rospo della principessa nubile?’ e lo chiamano. A questo pensiero ricorda che stava indagando proprio su questo ma gli sembra più urgente il reliquiario da ritrovare.

«Oltre alla cassetta delle offerte?»

Il prevosto con la lingua arrotolata che gli impedisce di parlare corretto ha il viso paonazzo e non riesce a dire nulla.

«Ho capito. Suvvia si calmi. Mica la impalano per questo! Al massimo le mozzano la lingua da adorare al posto di quella si Santa Genoveffa che è sparita».

Il cavalier Servente si fa una grassa risata e si rivolge al canonico Matteo col viso serio. «Chi può accedere all’armadio?»

Il canonico aggrotta la fronte e poi spiega: «Oltre al prevosto, il monaco tesoriere che gestisce le elemosine e forse…» e lascia cadere il discorso.

«Ho capito. Un bel po’ di gente» e si toglie l’elmo per darsi una grattatina dietro l’orecchio scoprendo un pidocchio che finisce schiacciato tra l’indice e il pollice.

CONTINUA…

 

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