NON CONOSCO LA FERMATA

Stefano salì sul pullman e trovò posto davanti.

Sapeva a grandi linee dove doveva scendere, ma non aveva certezza della fermata.

Dunque si guardava attorno in cerca di punti di riferimento.

Dopo la prima sosta, suonò il campanello di stop.

L’autista arrestò la vettura sul bordo della strada davanti alla pensilina.

Stefano non scese. Cercò lo sguardo dell’autista nello specchietto retrovisore e alzò la mano in segno di scuse. L’autista accennò un rapido ammiccamento.

Stefano suonò ancora il campanello, la vettura si arrestò alla fermata successiva, ma nessuno scese.

L’autista scosse la testa.

La scena si ripeté per altre cinque volte, alla sesta il conduttore fermò il veicolo, si staccò dal sedile e dal corridoio dell’autobus cominciò ad inveire contro Stefano.

– Perché si arrabbia? – domandò Stefano.

– Perché lei continua a suonare il campanello di stop e poi non scende. Mi prende in giro?

Stefano negò con la testa.

– Spero sia l’ultima volta che arresto il mezzo per niente! – aggiunse l’autista.

Non fu così.

Il conduttore si portò a pochi passi da Stefano e gli urlò contro, ma Stefano non fece una piega.

– Scusi, ma lei sa dove deve scendere?

Stefano blaterò pochi versi, e poi disse di no con la testa.

– Posso aiutarla?

– So di dover scendere, ma non so bene a quale fermata.

– Scusi ma dove deve andare?

– Ho un appuntamento con la morte.

Il conduttore rabbrividì. Poi chiese:

– Ma chi le ha detto che deve morire?

Stefano rimase in silenzio e poi disse:

– Ho ricevuto una lettera. C’era scritto di prendere la linea 94.

– Ma nessuno comunica l’evento per lettera…

– Lei dice? Allora mi hanno preso in giro – e scoppiò in una fragorosa risata.

– E lei si presenterebbe così all’appuntamento con la morte? Lei è pazzo.

Stefano guardò l’abito e le scarpe e poi rispose:

– In effetti… Ma come ci si dovrebbe presentare alla morte?

L’autista ci pensò un attimo e poi disse:

– Dovrebbe almeno prepararsi un po’.

– E come ci si prepara?

– Ah non me lo chieda, a me non è arrivata nessuna lettera – e scoppiò a ridere.

Poi l’autista fece per tornare al suo posto ma improvvisamente si accasciò. Fece strani versi e quindi si lasciò andare bello disteso nel corridoio del mezzo. Infarto.

Stefano non fece una piega, tirò fuori la lettera che gli era stata recapitata, lesse l’indirizzo e si accorse che sulla busta c’era sì il nome Stefano, ma il cognome non corrispondeva. E poi la via non era Pascoli, ma Pescoli.

– Forse non era per me – e scese dal veicolo.

Stefano Re

  1. una storia un po’ macabra ma realistica. Nessuno riceve la lettera per annunciare la sua morte ma a volte il postino si sbaglia.
    Bella e istruttiva. perché alla morte ci si arriva sereni.
    O.T. per agosto se ci sei è pronta la data del 2 agosto. Va bene?

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