Un maniaco maschile

Questo post nasce come Il giorno nei meandri da un sito che produceva storie o meglio gli spunti di una storia. Ne generate altre due che forse un giorno proverò a tradurre in un post.

Ecco cosa aveva proposto.

UN UOMO MANIACALE

Un’attraente donna separata scopre un’irrefrenabile passione nei confronti di un vero principe azzurro, ma la loro è una relazione impossibile perché lui preferisce le minorenni.

Buona lettura

Un arazzo della sala delle udienze da Wikipedia

Il viaggio in luglio a Windsor era stato magnifico. Stranamente nella piovosa Inghilterra quei quattro giorni erano stati soleggiati e caldi con un cielo azzurro pulito e terso.

Quando Grimilde decise di andare nella perfida Albione, gli amici rimasero di stucco per la scelta: Windsor.

«Ma ti ospita the Queen nel suo castello?» domandò curiosa Gaia con un tono più che sarcastico.

«Ma c’è una locanda a Windsor?» chiese Alba che ignorava che Windsor è una ridente cittadina della contea del Berkshire e forma un Royal Borough (Città Reale) con la vicina Maidenhead.

Grimilde, che tutti gli amici chiamano Ilde, non per accorciare il nome ma perché evoca cattivi pensieri: la perfida matrigna di Biancaneve.

I suoi genitori erano stati sadici perché al maggiore hanno dato come nome Goblin e alla minore Amelia. Insomma il gotha dei cattivi dei fumetti. Goblin è diventato Lino e Amelia Lia.

Ilde, la chiameremo così come vuole lei, decise che era giunto il momento di fare un viaggio speciale. Un viaggio indimenticabile. Non più giovanissima ma nemmeno decrepita aveva conosciuto due matrimoni e altrettanto divorzi, molti amori e poco sesso. Insomma avete capito. «No? Bé, fa nulla, se ci sarà tempo vi spiegherò tutto».

Dunque Ilde era un’anima in pena alla ricerca del cosiddetto principe azzurro. «Sì, avete capito. Quello delle fiabe. Non per nulla anch’io provengo da una storia, Biancaneve e i sette nani, che mi ha impressionato da bambina».

Una sera di fine giugno prese la decisione di fare un viaggio lampo nell’Inghilterra che ama i reali. “Non si sa mai, che trovi un autentico principe. Se poi è azzurro come i puffi, tanto meglio. Basta che sia bello, ricco e giovane. Ma dove?”

Chiuse gli occhi e puntò il dito sulla carta geografica dell’Inghilterra. Ovviamente aveva barrato, perché la carta conteneva un solo nome ‘Windsor’.

Cercò sulla rete un posto per dormire e lo trovò. Una locanda, Royal Inn, vicino al castello di Windsor. Immaginò che da lì potesse tenere d’occhio chi entrava o usciva e puntare sul suo principe azzurro, ma andava bene anche di altro colore purché fosse un reale. Dalla descrizione della locanda se ne innamorò subito.

Oddio lei si innamorava in un battere di ciglia di chiunque respirasse ma ci voleva poco anche per le abitazioni e locande. Royal Inn era una vecchia stazione di posta del XVIII secolo, che conservava le stalle e la rimessa delle carrozze esattamente come lo erano ai tempi dei signorotti di campagna che qui si fermavano per mangiare, riposare e cambiare cavalli.

Ilde lo ritenne un posto speciale, ricco di fascino e non dubitava che avrebbe respirato lo spirito dell’ottocento come aveva letto da Charlotte Bronte o Jane Austen.

Contava i giorni che mancavano alla partenza, sognava ogni notte lui, il vero principe in carne e ossa che le prendeva la mano per portarla nell’alcova segreta. Era un tripudio di sensi e al risveglio era tutta bagnata, non per il caldo ma perché era in calore.

Atterrata a Heathrow in breve raggiunse Windsor prendendo possesso della sua stanza. Ebbe uno sbuffo. Il castello lo vedeva sulla cartina e basta. Doveva

per forza mettersi in moto se voleva scovare il suo principe, quello gallonato ed etichettato Royal Prince. Dalla cartina dei pub, ristoranti, taverne e affini scoprì che vicino al castello c’era una gelateria del nome invitante Ice Queen.

“Se si chiama così, vuol dire che ci va la Royal Family”.

Armata della piantina della città si affrettò a raggiungere il posto che in effetti era a ridosso del castello. Insomma distante ma visibile.

Nuova delusione. Non trovò nessun componente della Royal Family ma solo ragazzini e ragazzine foruncolosi, urlanti e sudati. «Che schifo» disse in italiano, convinta che nessuno avrebbe capito. Invece sentì lo sguardo di un signore distinto in un angolo semi coperto. Vestito elegante con la tuba sulle ginocchia sembrava proprio un reale. Anzi assomigliava tanto a… Ilde ebbe un momento di amnesia. Non ricordava il nome. “Ma sì! È lui! Quel fighetto di Filippo”.

In effetti era l’unica figura maschile adulta che stonava non poco nel contesto. “Ecco il mio Royal Prince” esultò Ilde con la sua coppetta in mano.

Erano seduti sulla stessa panca. Si spostò di lato verso il suo principe alquanto vecchiotto. Lui si spostò allontanandosi. Ilde ripeté la manovra e lui pure. “Se continua così cade dalla panca” e sorrise mentre il gelato nella coppetta era diventato un miscuglio informe.

A Ilde venne un sospetto. “Voi vedere che punta a qualche ragazzino? Non mi degna del minimo sguardo”. Collimò la sua vista con quella del presunto Royal Prince. Ebbe un collasso. Puntava a una ragazzina acerba in tutto, piena di acne nel fiore dello sviluppo. “Puah! Un Royal pedofilo mi capita tra le mani” pensò con una smorfia di disgusto. Posata la coppetta di gelato sciolto sul bancone uscì all’aria aperta. E si incamminò per The Long Walk.

«Al principe azzurro ci penserò un’altra volta» e rise di gusto.

The long Walk da Wikipedia

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