DIALOGO

Davanti ad un bel bicchiere di Pinot, i due chiacchieravano del più e del meno. Uno aveva la barba bianca che gli arrivava fino all’ombelico e l’altro la barba appena più corta.

– C’è la fila per entrare – disse quello con la barba più corta. – Forse ti devi dare una calmata.

– Ma sì, uno più uno meno che vuoi che sia.

– Ma abbiamo la fila ai cancelli; le guardie della pace non riescono a gestirli, sembra quasi lo sbarco in Normandia.

– Ah che bei tempi, quelli! Ricordo ancora i grazie che salivano fino a qui.

– Beh, dopo tutti quei morti, fu una bella vittoria.

– I vivi, vorrai dire.

– Cominciamo a formalizzarci?

– Devi essere preciso, quante volte te l’ho detto?

– è un modo di dire, che vuoi che sia?

– I modi di dire lasciali a quelli che laggiù fanno politica, qui le parole hanno ancora un senso.

– A proposito, hai sentito quello che si racconta là in terra?

– Sii più esplicito.

– Dicono che il virus non esiste.

– E tutti quei morti? Da dove sarebbero saltati fuori?

– Quei vivi, vorrai dire.

– Sei proprio uno zuccone. Laggiù sono morti e questi sono vivi.

– Beh, comunque parlano di complotti e di negazionismo.

– Sai da quanti mila anni quelli negano?

– Certo, ma un conto è negare su di te, un conto negare su dati oggettivi.

– Lo sai che sono strani.

– Li hai fatti tu, non buttargli tutta la colpa addosso.

– Ah ti sbagli di grosso. Io li ho fatti a mia immagine e somiglianza. Se mi avessero dato retta.

– Dovevi farti sentire prima, non fare la voce grossa dopo. Se li avessi obbligati all’obbedienza…

– Testone, vuoi dirmi che non dovevo lasciarli liberi?

– Magari un po’ meno non sarebbe stato male.

– E la responsabilità? Dove la metti la responsabilità?

– Con quella testa, sai dove la mettono la responsabilità?

– Non essere volgare, sai che odio le allusioni.

– Mi fai sorridere, tu che sei amore parli di odio?

– Si fa per dire, sai che perdòno tutti.

– Anche troppi.

– Cosa vorresti dire?

– Dico che dovresti tirare un po’ i remi in barca.

– Ragioni ancora come loro.

– Comunque, è proprio perché si sentono obbligati che ora parlano di complottismi.

– In che senso?

– Li hanno imbavagliati per via del virus e questa cosa li fa andare in bestia.

– Ah immagino. Sono caduti su una mela, figurati se non litigano per una mascherina.

– Comunque quel virus ne ha ammazzati troppi.

– Purtroppo giocano sempre con i giochi sbagliati. Giocano alla guerra e al piccolo chimico senza rendersi conto che sono giochi pericolosi.

– Per fortuna che li hai condannati al sudore della fronte! Quelli di lavorare non hanno voglia.

– Non facciamo di ogni erba un fascio.

– Ecco, sei anche politicamente scorretto. Guai a parlare di fasci!

– Lascia stare. La nostalgia è la catena che li condanna.

– Comunque abbiamo un problema. Abbiamo troppi morti ai cancelli.

– Vivi, ti ho detto che sono vivi. I morti li lasciamo a quell’altro.

– Non fare il politico, se non decidi come risolvere il problema, le guardie faranno sciopero.

– Che lo facciano! Uno sciopero ogni tanto non fa poi troppo male.

– Ti ricordi l’ultima volta quanti disordini? Non finivano più!

– Parli sempre come se fossi ancora laggiù. Che vuoi che sia un po’ di tempo, quando il tempo addirittura ci avanza?

– Ecco un’altra cosa che mi fa arrabbiare. Come puoi pretendere che si capisca l’eternità?

– Uffa, mi hai stancato. Bevi e taci.

– Comunque ci sono troppi morti.

– L’importante è che vengano tra i vivi.

– E se facessi uno dei tuoi miracoli?

– Ah, non c’entro col virus. Che si arrangino.

– Secondo me non ne escono più.

– Testone, senza speranza non c’è paradiso.

– Bugia. E noi dove saremmo?

– Ringrazia che hanno tirato il collo a quel gallo, altrimenti lo sai dove saresti?

– Ancora con quella storia? Se non avessi negato, tuo figlio non avrebbe realizzato quella profezia. Anziché ringraziarmi sei ancora qui a rinfacciarmelo?

– Sei permaloso.

– E tu che per una mela hai fatto su un casino?

– Vuoi litigare anche stasera?

– A che servirebbe, tanto hai sempre ragione. Sembri una donna.

– Stai esagerando. Vai al cancello e dai una mano alle guardie, altrimenti quelli fanno sciopero.

– Non è mica vero che uno ogni tanto non fa mai troppo male?

– Non ora, lasciami finire in pace questo Pinot.

– Comunque laggiù ci sono troppi morti.

– Ci penserò. Lo sai che li vorrei tutti qui.

– Dai tempo al tempo, forse c’è ancora qualcosa da scoprire.

– Tipo?

– Ma tu non sei quello che sa tutto?

– Certo, ma godo quando ti arrovelli su ciò che deve ancora capitare.

– Sei davvero qualcosa di misterioso.

– Sono, e questo basta!

(di Stefano Re)

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