Racconti impossibili – Una storia di Canterbury – quarta parte.

Prosegue la storia impossibile e le altre puntate, per chi ne avesse perse qualcuna le trovate qui.

Una notte magica San Giovanni

 

Il giorno seguente Frate Ethan si sedette di nuovo alla scrivania con tutto l’occorrente per scrivere. Prima di addormentarsi aveva riflettuto sulla novizia Alyssa convenendo che era meglio accantonare i propositi di portarla nel suo giaciglio. Sarebbe stata un’impresa disperata con zero probabilità di riuscita.

Quindi era più utile dedicarsi a indagare sulla morte del duca di Sevenoak. Un’indagine sicuramente difficoltosa ma che avrebbe potuto metterlo in luce con King James. Srotolò le pelli di agnello su cui aveva appuntato alcuni fatti, decidendo di metter in fila i possibili mandanti con motivazioni e punti a favore.

Il primo mandante, Sir Percival, era anche l’unico accusato del riuscito avvelenamento, pur non essendolo formalmente. La motivazione poteva essere per le accuse che il duca gli aveva mosso ma Prince John l’aveva negato sempre con forza. Non ricordava che gli avesse mai detto durante le confessioni settimanali di aver avuto un rapporto carnale con Lady Clarence. “Non vuol dire nulla, perché chissà quanti altri peccati non ha confessato”. Però aveva un grosso punto a favore: era lontano dal regno di Kent da oltre un mese, perché combatteva nel Galles sotto le insegne di King James.

Il secondo possibile mandante era il conte di Rochester. Questo aveva una forte motivazione a ucciderlo: la perdita dell’isola di Sheppy, un punto strategico per i commerci. Con la morte del duca aveva avuto la possibilità di recuperarla sotto la sua contea. Frate Ethan mise un bel punto esclamativo accanto a questo nome.

Anche il duca di Crowley aveva un motivo altrettanto forte: tornare in possesso completo della foresta di Surrey Hill che era una fonte di notevoli introiti per il suo ducato. La perdita del possesso di metà bosco, oltre a falcidiare i guadagni l’aveva costretto a vendere il legname a prezzi inferiori, perché aveva un concorrente temibile. Il duca di Sevenoaks aveva usato motivi pretestuosi per ottenere la metà del bosco. Con la sua morte aveva recuperato anche la parte sottratta. “Direi che anche il duca di Crowley aveva più di un motivo per ucciderlo, oltre alle possibilità di farlo” si disse il frate, appoggiandosi allo schienale. Anche lui era un probabile sospetto.

Il conte di Tonbrigde aveva giurato di fargliela pagare per l’occupazione delle sue terre in modo del tutto illegale” rifletté il frate, grattandosi la corta barbetta. “Senza muovere il suo esercito è tornato in possesso di Tunbrigde Wells con la morte del duca”.

Più rifletteva, più era convinto dell’innocenza di Prince John. “È vero che si odiavano per le accuse di adulterio mosse al cognato ma alla fine non avrebbe tratto nessun vantaggio dalla sua morte. Anzi ne avrebbe ricavato un nocumento come è poi avvenuto con la sua messa al bando dalla corte del re. Quindi è quello con le motivazioni minori. Solo una vendetta personale? Uhm! Sarebbe stato uno sciocco e lui non lo è”.

Frate Ethan chiuse gli occhi come se volesse concentrarsi sul maggiore sospettato tra quel quartetto. In realtà meditava come raggiungere il bibliotecario cieco che gestiva i preziosi volumi di King James a Maidstone. Aveva sentito dire che era molto riservato ma anche informato su tutti i pettegolezzi di corte e non solo quelli. «Lui non ci vede, ma pare che l’udito sia finissimo» e frate Ethan rise alla sua battuta. Lui non aveva avuto modo di frequentarlo. Il frate sorrise a questo pensiero, perché si era allontanato da Saint Church pochissime volte per visitare qualche chiesa di campagna nei dintorni di Canterbury per aiutare il prevosto nelle confessioni. Non conosceva neppure la strada per raggiungere la capitale del regno di Kent.

«Mi perderei fatte poche iarde fuori dalle mura di Canterbury» borbottò allegro, pensando a chi gli poteva fare da guida. Ebbe un guizzo, un’idea e sorrise. «Certamente! Sir Percival mi avrebbe dato un suo uomo come guida. Ma come convincere il priore del convento a lasciarmi partire?»

Non gli veniva in mente nulla. Vuoto assoluto. Tre squilli di campane gli ricordarono le preghiere del mattutino ma gli risvegliò la mente. Adesso sapeva come. Messe da parte pelli di agnello e penna, si avviò verso la chiesa con l’allegria dipinta sulla faccia.

«Prince John mi fornirà l’accompagnatore e perorerà la mia istanza presso il priore». Detto questo si accodò agli altri frati per le recita del primo albore.

Stay tuned for next Episode.

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