The great outdoors

Capitava spesso che si ritrovasse sul pontile la sera quando era sul lago. Cenava insieme a Sara e i bambini, poi loro si piazzavano davanti agli schermi a guardare un film e lui usciva a fare due passi.
L’abitudine a trascorrere sul lago gli ultimi giorni d’estate l’avevano presa prima di sposarsi. Possedevano una bella casa, con davanti un prato curato e le camere del primo piano e la mansarda con dei deliziosi balconcini agghindati di fiori colorati. Spesso quando si trovava a osservarla dal pontile si era chiesto cosa ci fosse lassù in mansarda. Capiva che la sua era una strana domanda: quella era la loro casa e qualcuno di sicuro la curava nei mesi di loro assenza, eppure non ricordava nessun evento o discorso relativo alla mansarda. Strano ancora di più che quel pensiero non lo sfiorasse quando era dentro, tanto da non aver mai provato a salire su per dare un’occhiata.
Apparentemente la sera non c’era un motivo che lo spingesse ad andar fuori. La giornata finiva nel tenue color pesca del tramonto dietro i monti e lui sentiva prepotente la voglia di lasciarsi quella casa alle spalle e andare verso il pontile. In quella esplorazione era sempre solo, ma sentiva che prima o poi avrebbe incontrato qualcuno, sebbene non sapesse di preciso chi e soprattutto perché. Andava sul pontile, ascoltava i suoi passi sulle assi di legno e lo sciabordio dell’acqua sui tronchi trafitti sul fondo e aspettava.
Anche quella sera stava con le gambe piantate e le mani in tasca, fermo alla fine della passerella. Gli sembrava di essere ancora una volta solo quando una voce proprio a due passi da lui richiamò la sua attenzione.
«Giro in barca?»
«Prego?»
Era un vecchio con una bella barba bianca e un cappellino verde in testa con la scritta Positano. Se ne stava su una barchetta piccolissima di vetroresina chiara e lo osservava da sotto il pontile con una smorfia divertita.
«Chiedevo: giro in barca?»
«Ma io! Adesso? Non saprei ecco.»
«Non si paga, eh! Io sto andando comunque e ho solo chiesto se vuoi accompagnarmi. Vieni quasi ogni sera da queste parti e se non sei qui per un giro in barca, allora perché?»
Lui quel tizio non l’aveva mai visto. Come diavolo faceva a conoscere le sue abitudini su quel pontile? Si disse che magari doveva abitare in una delle casette del paese e da lì lo poteva spiare dalle piccole finestre che adesso stavano per illuminarsi. Nel pensare questo si voltò indietro per identificare una finestra possibile, ma una strana nebbia stava salendo dall’acqua e per un qualche effetto ottico il pontile si era allungato in maniera abnorme. Aveva l’impressione che adesso la sua stessa casa fosse un dettaglio lontanissimo, appena accennato, e che il suo punto di vista fosse profondamente proteso nel lago. Si era mai girato prima di allora a guardare il paese? Non ricordava proprio.
«Se ti stai chiedendo come faccio a sapere delle tue sere su questo pontile, allora è la volta giusta per venire in barca con me.»
Rise, mentre tirava una cima legata a un tronco per avvicinare la barca. Con la testa gli fece cenno di saltare su, cosa che l’uomo accettò di fare con una strana assenza di volontà nel gesto. Diciamo che di colpo si trovò seduto sulla panchetta, mentre il vecchio provava a mettere in moto con uno sbuffo di fumo bianco.

Via via che la barca si allontanava dal pontile la costa sembrava svanire. Il lago non era grande, ma da quella postazione iniziò a dilatarsi e anche il cielo si vuotò di stelle. Poco prima di fermarsi si rese conto che erano immersi in un immenso vuoto scuro e che l’unica luce proveniva innaturalmente da loro e dalla minuscola barca chiara sulla quale erano seduti. Anche il motore era solo rumore e non produceva alcuna scia o increspatura visibile dietro di loro.

Quando si fermarono un silenzio assoluto piombò su di loro e l’acqua stessa si rivelò immobile, privata di ogni onda seppur piccola che urtasse lo scafo. Nulla, erano immersi in un nulla indistinto tra acqua e aria.

Il vecchio lo iniziò a guardare lisciandosi la barba.

«Niente da chiedere? Voglio dire ora che siamo qui lontani dalla costa, nessuna domanda?»

«Cosa dovrei chiedere, non capisco.»

«Allora inizio io?»

«Se ci tieni?»

«Come mai non sali in mansarda?»

L’uomo rimase un attimo interdetto, avrebbe voluto accampare qualche scusa, ma la realtà era che non ne aveva idea. Si stupì solo che il vecchio sapesse e gli proponesse quella domanda. E così rimase in silenzio a guardarlo carezzarsi la barba lunga candida.

«Vedo che non hai ancora capito! Meglio, che non vuoi capire. Faccio una domanda più semplice: sai nuotare?»

«No, non mi pare.»

«E non hai paura di stare su questo guscio di noce? Non temi di cadere giù e annegare?»

L’uomo rimase immobile come se avesse difficoltà a comprendere il senso delle singole parole. Paura? Avrebbe dovuto averne? Gli esseri umani hanno paura in questi casi. Doveva essere una prerogativa che lui non rappresentava in quel momento. Quindi, no, non aveva paura. E fu proprio mentre provava a formulare quella risposta che il vecchio lo strattonò spingendolo all’indietro. Sentì l’acqua fredda sommergerlo e il suo corpo scivolare giù per un piccolo tratto per poi tornare su. Dalla barca vide il vecchio che gli porgeva il braccio e per un po’ rimase a osservare la strana luce che li illuminava. In qualche modo risalì a bordo e si ridispose sulla panchetta stupito appena un po’ dei vestiti completamente asciutti.

«Quando l’hai capito vecchio?»

«Quando ti ho visto ogni sera sul pontile. Non ci viene nessuno in quel posto, nemmeno di giorno.»

«Cosa è tutto questo?» disse indicando con la mano tutto il vuoto intorno.

«Non saprei in realtà, penso che sia una parte non prevista ancora, magari domani troviamo tutto cambiato, le stelle, la luce del paese e le case in lontananza. Ma ora è così. Vuota.»

«Siamo solo noi due a sospettare qualcosa?»

«Non ho visto altri. Per qualche motivo rimaniamo attivi quando tutto si ferma. Per questo tu senti di dover stare fuori. E anche io. Perché dentro è tutto fermo e noi siamo attivi.»

«E fuori?»

«Fuori è così!» Il vecchio lo disse indicando tutto quel nulla in giro. «Sembra che ancora non sia stato creato. Noi siamo attivi e giriamo in questo mondo che ancora non esiste quando il resto si ferma. Ma lo vedi anche tu che non c’è nulla di interessante.»

«Perché solo noi siamo attivi?»

«Un baco. Siamo dei bachi che non hanno ancora corretto. O lasciati attivi per capirne l’evoluzione. Per esempio, ti sei reso conto che la mansarda esiste solo guardando la casa da fuori. E pensa che io invece non ho neppure una casa. Capisci? Come è possibile che io non abbia un posto dove dormire? Eppure ogni sera ti vedo da dietro una finestra arrivare sul pontile. Ho una finestra, ma non una casa. Perché sono un baco.»

«Io sto per finire le vacanze e tornare al lavoro. Sono mesi che sto per finire le vacanze e tornare al lavoro. E non ho idea di che lavoro faccio.»

«E fino a sei ore fa non avevi la capacità di nuotare. Vuol dire che stavi su un livello che non sbloccava questa possibilità.»

«E come ho fatto a sbloccarla?»

«Non ho ancora capito. So solo che hai migliorato un punteggio. Ci sono eventi che arrivano da fuori per qualche motivo e cambiano i nostri punteggi.»

«Fuori da cosa?»

«Fuori da questa cosa dove siamo. Sarà bene che iniziamo a tornare.»

«E come facciamo a orientarci, non si vede nulla.»

«È tutto intorno, basta mettere la prua al contrario e andare. Non si può sbagliare purtroppo.»

Per tutto il viaggio di ritorno rimasero immersi nei loro pensieri e anche al loro arrivo per un po’ in piedi sul pontile guardarono il nulla che avevano da poco visitato, come a volersi imprimere in memoria quel ricordo prima che venisse cancellato dagli eventi.

«Pensi che ci sia qualcuno lì fuori?»

Il vecchio sospirò, «alle volte spero di sì. Voglio dire magari fuori ci sono dei mostri, ma meglio di questo nulla.»

«Spero che fuori ci sia qualcuno che sia felice.»

«Tu non lo sei? Hai una bella casa, una bella famiglia, un lavoro. Non sai quale, ma sai di averlo. Io ho solo una finestra eppure in fondo sono felice.»

«Forse è che mi manca una mansarda.»

«Inizi a fare pure le battute.»

«Si vede che hanno aggiunto anche questa skill. Andiamo a casa?»

Il vecchio lo guardò divertito e in silenzio si diressero verso il paese. Prima di salutarsi con un cenno del capo si voltarono verso il lago. Là in fondo bagliori di luce rompevano l’orizzonte dietro le montagne. Forse qualcuno stava riempiendo il nulla di quei grandi spazi aperti.

https://youtu.be/N0VtgQF_19g

  1. Mi è piaciuto questo racconto. Il vuoto intorno a noi esiste e sta dentro e fuori. Dobbiamo osare di più e riempire questo vuoto come hanno fatto i due personaggi.
    O.T. per ottobre se ci sei la data proposta è il 21 ottobre. OK?

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