Racconti impossibili – una storia di Canterbury – quinta parte

Prosegue la storia col frate Ethan che … non dico altro. Le altre puntate le trovate qui.

Frate Ethan recitò quasi meccanicamente le preghiere del mattutino, perché aveva la mente rivolta altrove. Sbuffò al pensiero di mettersi al confessionale, prendere l’ostia consacrata e infine la colazione nel refettorio.

Tempo perso” borbottò, suscitando lo sguardo malevole del frate accanto a lui. Non aveva capito cosa aveva detto ma aveva rotto la sua concentrazione nel pregare.

Frate Ethan alzò le spalle in modo impercettibile per non creare un disputa che avrebbe prodotto solamente una perdita di tempo. “Dovrei tagliarmi la lingua a volte” pensò mentre recitava Actus fidei. Il tempo non passava mai e le lodi al Signore per il nuovo giorno non finivano più. Avrebbe voluto sbuffare per l’impazienza di correre al castello ma si trattenne.

La mattinata trascorse lenta e noiosa mentre preparava mentalmente il discorso da fare a Prince John. Ascoltò sbadatamente le confessioni di novizie e suore, che quasi non lo riconoscevano, abituate alle sue battute maliziose. Mangiato in fretta pane nero raffermo e una zuppa di cipolle, uscì dal convento.

La giornata era tutt’altro che ideale per un uomo a piedi. Una pioggia leggera bagnava ogni cosa e nonostante il cappuccio sul capo avvertiva nel corpo tutta l’umidità della giornata.

Salire a piedi fino a Devil’s Castle non era una passeggiata di salute. Il maniero stava sul cocuzzolo di una collina bassa appena fuori le mura di Canterbury, una posizione ideale per dominare la piana che si estendeva attorno alla città, capitale del principato di Sir Percival. Pur non troppo distante dalle mura la camminata, anche a passo svelto, non finiva mai.

La strada era sufficientemente larga per ospitare affiancate due carrozze oppure sei cavalleggeri armati. Ai suoi lati querce offrivano un comodo riparo dal sole estivo. Tanto polverosa d’estate, quanto fangosa era in autunno e primavera. Però ormai erano troppi i giorni pioggia e la via era difficoltosa anche per le carrozze o cavalieri. Per i viandanti era un incubo col rischio di scivolare a ogni passo.

Era la sesta ora quando frate Ethan bussò con energia al portone massiccio di quercia per farsi aprire. Borchie di rame servivano a tenere uniti diversi strati di legno ed era difficile abbatterlo anche con una testa d’ariete.

Il saio e il mantello erano ricoperti da uno spesso strato di fango come i calzari di cuoio. Erano gli effetti della camminata per giungere fino a lì.

Un soldato aprì uno spioncino quadrato per vedere chi voleva entrare.

«Sono frate Ethan» affermò stizzito. «Devo conferire con Sir Prince John Percival».

Lo spioncino si richiuse ma il portone non si aprì.

Il frate era furioso perché stava sotto la pioggia e fuori dal castello come un penitente. Una pozza di acqua fangosa si formò sotto di lui, mentre spazientito bussò con rinnovato vigore il portone. Di nuovo lo spioncino si aprì e il viso di un secondo soldato lo guardò stringendo gli occhi che mostravano stupore.

«Cosa avete? Non avete mai visto un frate infangato?» Berciò con tono irritato, mentre la sua pazienza lasciava il posto alla collera.

Anche questa volta lo spioncino si chiuse senza che il portone si aprisse.

Infuriato lanciò qualche maledizione verso di loro nominando il nome di Dio invano. Poi si raccolse in preghiera per essersi lasciato andare. Però doveva entrare e i soldati di guardia lo tenevano fuori alla pioggia che era aumentata d’intensità, mentre un vento freddo e gagliardo si insinua sotto la tonaca.

Il frate si guardò intorno alla ricerca di qualcosa. Trovò un robusto bastone abbandonato da qualcuno. Lo raccolse e con quello picchiò più volte sul portone mandando un rumore sordo.

Ancora un volta lo spioncino si aprì mostrando il viso di un giovane soldato. Con mossa fulminea frate Ethan afferrò l’elmo e lo tirò verso di sé. Il giovane rimasto sorpreso non reagì con prontezza e si trovò incastrato nello spioncino.

«Ci rimarrai lì finché questo portone non si aprirà» urlò con tutta la rabbia covata dentro.

«Ma signore chi è lei?» Il tono supplichevole del ragazzo fece ridere il frate prima di ripetere il suo nome.

«Sono il confessore di Prince Sir John Percival e se non aprite in fretta finirete nelle segrete del Castello».

«Cosa succede?» Una voce matura chiedeva informazioni sul trambusto.

Dopo un breve conciliabolo frate Ethan sentì un perentorio: «Aprite subito il portone».

Un rumore di chiavistelli e catenacci che venivano azionati indusse il frate a mollare la presa. In un batter d’occhi il giovane sparì e il portone si dischiuse.

Il capitano delle guardie trattenne una risata coprendosi la bocca alla vista del frate fradicio di pioggia e infangato come un maiale.

«Non potete presentarvi al cospetto di Prince John in questo stato. Entrate in questa stanza mentre vi procuro dei panni asciutti».

Frate Ethan intirizzito dal freddo e per la pioggia si accostò al camino, dove crepitava il fuoco. Un leggero vapore si levò dal mantello, mentre il fango tendeva a seccarsi sulle gambe e sulla tonaca. Si guardò intorno alla ricerca di un bacile e dell’acqua per darsi una rinfrescata.

«Ecco dei panni asciutti. Sir Prince è stato avvertito della vostra venuta. Alcuni servitori arriveranno tra poco con una portantina per condurvi al suo cospetto». Spiegò con tono umile nella speranza che non parlasse troppo male per averlo tenuto fuori del portone.

Il frate si diede una rapida rinfrescata prima di indossare dei panni caldi che cadevano un po’ troppo ampi.

«Questi» lo informò il capitano, indicando quello che il frate si era tolto. «Lasciateli qui. Non appena sano presentabili ve li porteremo asciutti e lindi.»

Doveva farsi perdonare per quello che avevano combinato i suoi uomini.

Poco dopo una portantina lo portò al cospetto di sir Percival.

Stay tuned for next Episode.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...