Racconti impossibili – una storia di Canterbury – parte sesta

Prosegue la storia e voi direte uffa ma io insisto. Se leggete gli arretrati qui forse cambiate idea 😀

Frate Ethan percorse un corridoio rischiarato da grossi ceri per recarsi nello studio di sir Percival. Era irritato e tutto il discorso preparato durante la camminata era svanito. Recitò mentalmente diversi Actus contritionis per espiare le male parole pronunciata davanti al portone.

Gli abiti che indossava erano di lana grezza e prudevano non poco. Il frate resistette al prurito mentre si introduceva nello studio in rosso di Prince John, sistemandosi accanto al camino. Era ancora intirizzito per la pioggia presa durante la sosta davanti al portone.

Sentì la porta aprirsi: era il maestro della casa che gli porgeva una bevanda calda. Il caldo del fuoco e del vino speziato sciolse l’umido accumulato durante la camminata. Il sangue aveva ripreso a circolare e mani e naso divennero rossi.

“Sir Percival mi vuole innervosire perché tarda a venire”. Erano queste le sue riflessioni, quando finalmente Prince John fece la sua comparsa.

Lo guardò perplesso perché non intuiva i motivi della sua venuta. “Forse ha indagato sulla fallita tresca con la novizia?” Si sentiva in ansia per il timore che le parole del frate potessero metterlo in imbarazzo.

«Ho un bel po’ di notizie da Saint Church» esordì senza troppi preamboli.

Sir Percival sbiancò e si sedette sulla sua poltrona preferita come per evitare di cadere. Da lì poteva vedere in volto il suo confessore.

«Ho raccolto voci su…» Frate Ethan fece una pausa a effetto per tenere sulle spine Prince John. Doveva fargli pagare il dispetto di essere stato tenuto sotto la pioggia per un bel po’ di tempo davanti al portone sbarrato.

«Quali voci?» Fece sir Percival con un filo di voce. Immaginava che si riferisse all’episodio della novizia Alyssa e della madre badessa.

«Le voci girano in fretta. Si spettegola su tutto anche su questo» Il frate sfumò la voce in maniera ambigua.

«Se siete più chiaro, forse sono in grado di dare qualche spiegazione». Il volto era terreo e la voce incerta.

Frate Ethan sorrise, perché capì d’averlo in pugno. Quel lontano ricordo era troppo presente nella sua memoria affinché potesse essere messo nel dimenticatoio. Rimase in silenzio guardandolo fisso. “Ben vi sta per avermi mancato di rispetto” pensò prima di cominciare il discorso della sua andata alla corte di King James a Maidstone.

«Dunque vediamo da dove cominciare» disse, estraendo delle pelli di agnello dal corsetto di lana. Un ghigno di soddisfazione comparve sul suo volto. Srotolò sulle sue gambe le pelli, mentre Prince John allungava il collo nel tentativo di leggere cosa c’era scritto.

«Allora» riprese il frate, «voi avete avuto una tresca con…». Nuova pausa del frate come se cercasse un nome, mentre sapeva bene cosa doveva dire.

A sir Percival tremò visibilmente il labbro inferiore, che si contraeva con moto involontario, mentre il piede pestava con forza il pavimento.

«Ah! Ecco ci sono! Voi avete avuto una relazione con Lady Clarence, la vedova del duca di Sevenoaks» e alzò gli occhi verso di lui.

«Vi ho già spiegato che sono tutte falsità» affermò con veemenza, ricordando la confessione del giorno precedente.

Un sorriso ironico comparve sul volto del frate. “E chi ci crede?”. Sir Percival distese i lineamenti del viso e riacquistò il controllo della mente e del corpo, perché la visita non verteva sulla novizia Alyssa.

«Saranno falsità, ma le voci dicono che nove mesi esatti dal rientro a Sevenoaks è nato il futuro duca».

Prince John si rilassò ascoltando queste parole. “Non mi disturbano, perché sono mesi che queste voci girano. Ben diverso sarebbe se circolassero l dettagli del mio tentativo con la novizia”.

«Eppure giurano che il futuro duca vi assomigli molto. Stessi capelli rossicci, il mento squadrato e il naso leggermente storto» spiegò il frate fingendo di leggere le pelli d’agnello che teneva sulle gambe.

«Ammesso che sia vero ma non lo è, vi ho già spiegato tutto ieri. Il defunto duca di Sevenoaks, pace all’anima sua, per queste malignità mi ha tolto il saluto e fatto cadere in disgrazia presso la corte di King James».

«Allora ammettete la relazione tra voi e Lady Clarence?»

«No!» Era più un ringhio rabbioso che una negazione.

«D’accordo ma non scaldatevi per questo. Io volevo discutere con voi di come riabilitare la vostra reputazione e cancellare il sospetto avvelenamento del duca di Sevenoaks».

Sir Percival sorrise e col capo gli fece cenno di proseguire.

«Ho bisogno del vostro aiuto per andare a Maidstone per investigare e scoprire il colpevole».

Prince John annuì che era d’accordo sull’aiuto.

«Dovete convincere il priore Abbey a lasciarmi partire per la capitale del regno e voi darmi una scorta per arrivare sano e salvo a Maidstone».

Sir Percival spalancò gli occhi. “Per così poco ha montato un caos incredibile”. «Cosa dovrei dire al priore?»

«Beh! Potreste raccontargli una balla qualsiasi. Ad esempio una missione delicata presso la corte, perché voi non potete recarvi là».

Sir Percival annuì appoggiando il mento sul palmo della mano e stava per dire qualcosa, quando il frate aggiunse un’altra richiesta.

«Dovete farmi accompagnare per rientrare a Saint Church. Piove e fa freddo».

Qualcuno bussò alla porta. «Avanti!» urlò uno spazientito Sir Percival e comparve il maestro della casa con tonaca e mantello del frate, che depose presso il camino.

Dopo essersi cambiato, frate Ethan ritornò in carrozza a Canterbury sotto una pioggia gelida e battente.

Tre giorni più tardi il frate comodamente seduto su una carrozza scortato dai sei soldati partì per Maidstone.

Stay tuned for next Episode.

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