Avril 14th

“Salvo Mancuso?”
Dietro lo schermo l’uomo sbadigliò e rispose con un flebile sì.
“C’è un task da allocare. Conferma?”
“Sì, metto l’auricolare.”
“Non è necessario. Il cliente 32A28S ha trovato questo biglietto. Comunicare il significato. Grazie.”
Sullo schermo apparve un mezzo foglietto di notes giallastro. Una calligrafia minuta si adagiava ordinata sulle righe sbiadite e aveva un bordo sfrangiato, come se ne fosse stato strappato un brano con fretta e non badando troppo al risultato finale.
Era da tanto che non vedeva un testo in corsivo e ci mise un po’ più del solito a formulare una possibile risposta. Forse anche perché quelle parole lo avevano colpito e di certo potevano stare in fondo a qualcuno dei suoi archivi social, come traccia residuale di vecchie ferite. Lette da lui assumevano un significato ben preciso che per qualche motivo sottolineò nella casella sotto l’immagine. Un click e si dissolse nel popup con l’accredito del task sul conto lavorazioni, nella burocrazia del dare e dell’avere.
Non si spiegava però perché avesse conservato il printscreen del biglietto. E nemmeno perché continuasse a leggere il testo, a seguire le anse della scrittura nervosa e il numero telefonico annotato sotto. D’un tratto gli fu chiaro che le cifre le aveva impresse in un angolo dimenticato della memoria, numeri che ora erano ricomparsi da un passato infelice sul suo schermo.
“Salvo Mancuso?”
Ancora distratto indossò l’auricolare e confermò con un sì.
“Il limite giornaliero di task per te è raggiunto. La QA Inc. ti augura una buona giornata.”
Retaggio di una educazione obsoleta ringraziò e salutò all’indirizzo dello schermo, ricambiato solo dal logo in dissolvenza.
Il numero continuò però ad albergare nella sua mente mentre si alzava dalla postazione, controllava al volo il conto lavorazione e alla macchina del caffè prelevava la tazza fumante. Lo immaginò su un piccolo schermo di cellulare anche quando osservò dalla finestra chiusa i ragazzini nel parco giochi contendersi un’altalena pericolosamente appesa a un vecchio telaio arrugginito.
L’idea strana gli balenò in mente ripensando all’ultimo riordino del suo spazio abitativo. Chiamarla casa sarebbe stato infatti davvero troppo, quelle cellette dentro cui aveva accettato di passare la sua reclusione erano davvero minimali. Lo stretto necessario per mangiare, dormire ed eseguire i task del sistema di recupero costi.
Quando lo avevano affidato alla QA aveva tirato un sospiro di sollievo. Essere beccato così in flagranza oramai era piuttosto comune, ma le pene spesso prevedevano condizioni pesanti. Quella era invece una discreta opportunità, anche perché spesso la società continuava a offrire task agli ex reclusi e di crediti lui ne avrebbe avuto bisogno scontata la pena.
Gli avevano dato anche il tempo di raccogliere alcune cose da portare via in una scatola lunga e piatta che aveva quasi dimenticato sul tetto dell’armadio accanto al letto.
E quel numero se non aveva sbagliato stava ancora lì dentro. Poteva ricordare male, questo sì, ma alcune cose si incidono a fuoco nella memoria, stanno in un canto in attesa che un evento accada. Una magia quasi, se si pensa a quanto tempo era passato.
Un’ombra transitò sul suo volto quando appollaiato sullo sgabello percepì la sagoma della scatola sul tetto dell’armadio, come fosse davanti la bara di un suo caro amico. Dentro, tanti pezzi di vita, quattro vecchi telefoni, quattro archivi del suo tempo che aveva comunque preferito risparmiare al macero del riciclo. Uno in particolare lo interessò: aveva una cover azzurra appena trasparente sul retro che lasciava in bella vista il logo. Provò ad accenderlo, ma dopo tutto quel tempo il display rimase buio. Frugò un po’ in una busta di plastica verde, cercando un adattatore che ricordava di aver conservato, una striscia nera di metallo con un cavo rovinato che non prometteva molto, ma che in qualche modo funzionava ancora, visto che il simbolino della batteria si illuminò subito in alto a destra sul display. Un messaggio su un fondo arancio, invocò otto minuti di pazienza per portare la batteria in condizioni minime di sopravvivenza.
Si diresse al dispenser per controllare cosa fosse previsto per la sua cena. Con un sibilo dietro la paratia il sistema inizio a preparare e nell’attesa la sua attenzione fu catturata dalla luce intensa del display del device in restart. La foto che ricordava stava ancora lì sulla home, punteggiata dalle icone delle app, ma non abbastanza da coprire il sorriso di una ragazza con un caschetto nero come il petrolio e una pelle chiarissima di porcellana. Le labbra risaltavano come carboni ardenti seppur apparentemente non esaltate da cosmetici. La ragazza indossava un maglione e disegni geometrici e sebbene sorridente aveva una velo di tristezza nello sguardo. Un movimento delle ciglia che lo scatto non aveva fermato, ma la sua memoria sì e ora che riaffiorava dal display lo rivedeva come se fosse avvenuto dieci minuti prima.
Il dispenser trillò e il vassoio con la sua cena affiorò sul ripiano. Finita l’accensione, il display si spense mostrando la progressione della carica sul bordo superiore. Prendere ora il cellulare sarebbe stato inutile, così si dedicò al cibo, mantenendo l’attenzione sul terminale che rimandava le ultime notizie dalla città intasata di pendolari imbestialiti dalla riduzione delle corse della metro.
La finestrella con il logo della QA apparve lampeggiando in alto a destra.
“Salvo Mancuso?”, chiese la voce dell’assistente.
“Sì?”
“Il cliente 32A28S ha chiesto una verifica urgente sul task NI9402. Può accettare un task straordinario?”
“Certo, non ho impegni stasera”, sorrise divertito.
“Il sistema di priorità richiesto attribuirà fino a dieci volte i crediti standard del servizio, ma il task prevede un contatto in voce. Acconsente o preferisce un avatar?
“Va bene la mia voce.”
“Grazie per avere accettato il task da parte di QA Inc. Il conto lavorazioni sarà aggiornato al momento della valutazione del cliente. Buona serata.”
Il popup con il logo svanì. Passò un minuto, poi due. Poi cinque.
Con la coda dell’occhio notò il vecchio cellulare illuminarsi e pensò che ci fosse qualche problema al cavo di carica, un falso contatto magari; finito quel task lo avrebbe ripreso e si sarebbe tolto quel dubbio che lo ossessionava. Attese altri dieci minuti: il cellulare continuava a tratti a illuminarsi e in fin dei conti poteva distrarsi un attimo e capire cosa accadeva. Staccò il telefono dal cavo e una stretta allo stomaco lo sorprese osservando il nome della ragazza della home apparire evidenziato nella finestrella della chiamata in arrivo. La quarta a vedere il numeretto tra parentesi. Non c’era un senso per tutto quello, ma lo stesso sfiorò il tasto verde.
“Salve, sono il cliente”, per un attimo la voce con forte accento spagnolo si interruppe. Dall’altra parte un uomo stava provando a leggere qualcosa che doveva aver annotato, “il cliente 32A28S. Sei Salvo Mancuso?”
Rimase in silenzio, il sistema non dava mai i riferimenti ai clienti, specie per loro che erano in lavoro penale.
“Non sono abilitato a rispondere a queste domande”, disse ricordando una vecchia favola sui controlli random al protocollo di comunicazione.
“Capisco, certo”, l’uomo all’altro capo appariva interdetto. “È che oggi ho provato con la QA. Mi avevano detto che ha un sistema infallibile per rispondere a ogni domanda. Avevo usato anche la QUORA e anche una piccola startup russa”, parlava quasi volesse compagnia più che risposte. “Come si chiamava la startup? Pravda o qualcosa di simile.”
“Come ha avuto questo numero? E da chi?”
“Sul foglio. Era sul foglio con il suo nome e il numero. Voglio dire con quel nome, Salvo Mancuso. E con la nota che solo lui avrebbe capito il senso del messaggio.”
Doveva mantenere la calma. Poteva essere un test quello. Era una follia, ma potevano avere pensato di metterlo alla prova. Farlo crollare. Doveva stare calmo e lucido.
“Quale foglio?”
“Il foglio che ho mandato oggi a QA. Lo ha lasciato Gloria prima di…”
Continuava a chiedersi cosa stesse accadendo. Forse era il caso di contattare l’assistenza QA per segnalare il caso, ma se quello era un cliente vero doveva mantenere la calma. Era importante non fare errori.
“Probabilmente c’è stato un qualche errore perché non comprendo la sua richiesta. Non credo poi che nessun servizio QA avrebbe dato un numero privato. Forse è meglio che chiudiamo qui. Le consiglio di contattare il servizio clienti per delucidazioni.”
Dall’altra parte ci fu un attimo di silenzio, “Salvo io devo sapere cosa è accaduto a Gloria.”
“Le ho già detto che non sono Salvo e poi non ho mai conosciuto nessuna Gloria.” L’ultima parte in effetti era vera e avvalorava la sua idea di un test. In fin dei conti non sapevano tutto della sua vita. Doveva stare al gioco.
“Perché allora ha scritto il tuo numero sul biglietto.”
“Chi?”
“Gloria, chi altri? Il biglietto è suo!”
“Non ho idea di cosa voglia dire, questo è un vecchissimo numero che oggi ho riacceso perché cercavo una foto. Se ho risposto è stato davvero un caso.”
“Non è vero, hai riacceso dopo il numero di Gloria sul biglietto.”
“Non ho visto nessun biglietto.”
“E tu hai notato qualcosa in più degli altri, qualcosa su quella frase in corsivo.”
“Non ho visto nessun biglietto mi spiace, nessun biglietto.”
“C’era il tuo numero e il tuo nome sul biglietto. E Gloria quel giorno è volata giù dalla sua cella. Ha rotto il vetro e si è lanciata fuori. E mi ha lasciato quel biglietto.” Dietro il microfono la voce sembrò accasciarsi stremata, “solo quel biglietto.”
Avrebbe avuto voglia di urlare, ma quella voce spenta lo colpì. Torno a sedersi, guardando lo schermo del cellulare riempito dalla foto della protagonista di una di quelle serie stupide che seguiva allora. Una ragazzina in fondo, seduta su del fieno in un angolo di quello che sembrava un maneggio.
“Non c’era scritto il mio numero su quel biglietto”, disse sapendo di fare una sciocchezza.
Un leggero tremito segnalò l’arrivo di una foto. Due brandelli di foglio accostati in malo modo sulla cicatrice dello strappo. Su uno il testo che aveva processato e sotto quello di cui parlava il tizio che voleva notizie della sua Gloria.
“L’ho strappato prima di inviarlo. Non so neppure io perché. Che è accaduto a Gloria? Perché aveva il tuo numero?”
“Non ho idea chi sia Gloria. Quel numero è solo una vecchia storia.” Adesso era stanco anche lui, aveva finalmente dimenticato e che quella storia riaffiorasse in quel modo era inspiegabile.
“Era mia figlia Gloria. Un giorno l’anno beccata in giro perché lei… Lei si faceva di non so che porcherie. Ok, non si poteva stare in giro e le porcherie doveva farsele prescrivere, ma aveva solo paura. Di qualsiasi cosa eh! Soprattutto di me e fino a che era viva anche di sua madre. La misero per un anno ai lavori penali. Poi un giorno…”, si bloccò come se avesse finito le parole in gola. Stavano lì da anni, attendevano solo qualcuno che potesse sentirle, ma non dovevano essere abbastanza da raccontare ogni singolo momento di dolore e così era rimasto senza. Muto. Respirava solo, dietro un microfono, digitalizzato e polverizzato in mille frammenti di codice iniettati dentro i cavi che lo connettevano a uno sconosciuto con un nome italiano, seduto chissà dove nel mondo.
Mancuso con calma glaciale tornò a parlare, “c’era la pandemia allora e già gli affari andavano male. Mia moglie aveva deciso che l’amore ha un costo e se la birreria oramai era vuota sette giorni su sette quel costo non lo poteva pagare lei.”
Mancuso rimase un secondo in silenzio. A guardarlo seduto si sarebbe visto che scuoteva la testa in un no, “la verità è che anche io l’avevo dimenticata dietro alle fatture e così quando si è stancata di tutto, mi sono inventato questa versione di donna interessata ai soldi. Magari lei non lo era mai stata, ma ho sempre cercato un nemico nella vita. Durante al pandemia doveva capitare a lei quel ruolo. C’era rimasta solo lei in fondo.
Stare soli mentre tutto crolla intorno è una brutta cosa. E REPLY mi era sembrata un buon salvagente virtuale per provare a non affogare. Scarichi l’app, ti registri, ottieni un codice e inventi un nome e una immagine per la tua amante virtuale: Samantha! Tutto gratis almeno per un po’.”
Con un gesto, inviò la foto della home al suo interlocutore e ascoltò dall’altro capo il trillo della ricezione.
“Questa non è Gloria, chi è?” disse l’uomo con un filo di voce.
“Un’attricetta. Di una serie che guardavo durante l’isolamento. Mi piaceva molto e il suo personaggio si chiamava Samantha.”
“Ma Gloria? Cosa c’entra Gloria in tutto questo.”
“Siamo rimasti settimane a parlare con Samantha. Parlavamo prima e dopo il sesso. Perché era quello lo scopo del servizio. Ma noi parlavamo tanto. Alle volte guardavamo anche un film o ascoltavamo musica. È stupido ok, perché una intelligenza artificiale non guarda e non ascolta nulla. Ma era bello non sentirsi soli. C’era da diventare matti per come Samantha rispondeva a ogni stimolo come se fosse umana. E magari lo era.”
“Era Gloria?”
“Non lo so. Per me era una voce. Un rendering di un software. Non ho idea che ci fosse dietro la macchina e a dire il vero non m’importava. Non volevo una storia, non volevo stare a sentire altre lagne, glielo dissi pure quando…” Mancuso s’interruppe con un pensiero in mente.
“Quando?”
“Quando è successo?”
“Che Gloria…”
“Sì dico, quando… è volata giù?”
“Ad aprile di cinque anni fa.”
“Aprile quando? Che giorno?”
“Il 16. Deve essere accaduto qualcosa due giorni prima.”
“Il 14 d’aprile pensai di poter essere di nuovo felice.” Mancuso ripetè meccanicamente la frase sul biglietto, “hai un suo vocale? La voce di Gloria intendo.”
“Aspetta”, l’uomo rimase in silenzio per un po’. Si percepiva un lento respiro e qualche rumore di fondo. Poi un trillo registrò l’arrivo del file.
Mancuso ascoltò la voce della ragazza che comunicava al padre il ritardo del treno di ritorno. La riavviò per ben tre volte, provando anche a chiudere gli occhi per cogliere ogni sfumatura e inflessione. Ogni tanto scuoteva il capo per annuire. Nessuno poteva vederlo, ma continuava a farlo.
“No, no era questa la voce di Samantha.”
“Potrebbe avere usato una voce finta con te.”
“Sì, potrebbe.”
“Cosa è accaduto il 14 a Gloria?”
“No, le domande le faccio io. Ha mai avuto una figlia?”
“Cosa diavolo significa? Certo che sì, Gloria!”
“Sei sicuro di avere mai avuto una figlia? Una figlia vera dico, non come Samantha, non la voce sintetica di una app a pagamento.”
La voce urlò qualcosa in spagnolo, una bestemmia forse. Insieme a tante ripetizioni del nome Gloria. Poi la comunicazione tacque. Mancuso rimase un minuto a scrutare il display. Poi si alzò in piedi. Accanto al dispenser, la caditoia per i rifiuti riciclabili attendeva spazzatura di ogni tipo da ingoiare. Senza neanche spegnerlo, il cellulare volò dentro e Mancuso immaginò la foto della ragazza prima frantumarsi e poi svanire per sempre. Per l’attricetta gli spiacque un po’, perché alla fine era forse l’unica donna reale di quella storia. Ma in fondo meglio così; appena in tempo per evitare strani ritorni, pensò.
“Salvo Mancuso?” La voce dal terminale si diffuse nel piccolo vano della stanza.
“Sì?”
“Il cliente 32A28S ha revocato la richiesta. QA Inc si scusa per l’inconveniente, ma grazie all’alto punteggio raggiunto nelle ultime settimane comunque ti assicura l’accredito del task straordinario. Buona sera.”
Le luci fuori stavano lentamente accendendosi. Il 14 Aprile era tra un mese e sarebbe stato il suo compleanno. Il 15 di ogni mese i contratti di REPLY terminavano le fasi free. Funzionava così, ed era quello il trucco da quando le droghe erano prescrivibili. Creare dipendenza e incassare.
Quando Samantha l’aveva chiamato terrorizzata che qualcuno potesse svelare il loro segreto, ovvero che rivelasse i loro giochi anche sul suo numero privato, era stato quasi sul punto di cedere e di comunicare la sua carta di credito per rinnovare il contratto e salvarla dal sospetto. Era stato a un passo dal credere che fosse umana. Avere sentito di nuovo la sua voce con quella forte inflessione spagnola l’aveva turbato, certo: lei avvertiva il padre che sarebbe tornata tardi per via del treno, non c’era da preoccuparsi. Ricordò che giusto quella notte lo vennero a prendere e che la sua carta fu disabilitata. Alla fine una vera fortuna, si diventa pazzi a inseguire questi aggeggi infernali. Prima o poi ti convinci che sì non è vero, ma alla fine non importa perché tu hai bisogno che lo sia. E quello conta e per loro vale oro. Quel pover’uomo chissà quanto altro aveva sborsato per seguire le tracce di una figlia che forse non aveva mai avuto. Che probabilmente era svanita come la sua Samantha, in quell’incubo costruito con cocci di storie altrui. Un attimo di ripensamento, una mancanza di senso e gli avevano servito quella storia dove Salvo Mancuso poteva essere riciclato come il nemico perfetto. E magari con qualche magia riarruolato nell’esercito dei senza vita che provavano a iniettarsi dosi di trame virtuali a caro prezzo.
Guardò fuori i bambini azzuffarsi ancora per l’altalena e ripensò a quell’ultima accorata telefonata di Samantha. A quel suo delizioso accento francese che lui aveva selezionato nelle opzioni, perché gli ricordava la moglie provenzale. E alla fine pianse.
Bon nuit ma petit fleur. Je t’aimerai toujours.

  1. Un raccontolunghetto ma ci sta tutto. Un mondo surreale tra presente, pandemia, e futuro, Artificial Intelligence, che potrebbe gestire le nostre azioni, pensieri e anche la vita.
    Un pezzo di grande effetto e mi complimento con te.
    O.T. se a novembre ci sei è pronta la data del 18 novembre per un altro pezzo meraviglioso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...