Monsieur Pennac e la fan impertinente

Bonsoire M. Pennac, ci troviamo in un Caffè Letterario sicché sicuramente tutti conoscono il suo Decalogo del lettore e chissà quante volte si sono appellati a questo o quel diritto prendendolo per “vangelo” – tanto per usare una parola ad effetto. Io sono una di loro, lo confesso. Cionnonostante ho qualche appuntino da farle, Prof, sicura che la sua intelligenza perdonerà le mie impertinenze.
Iniziamo:

1) Il diritto di non leggere.
Ahi, ogni ‘diritto’ ha il suo rovescio, Daniel e, parlando di lettura, trovo quest’ultimo lato decisamente più interessante. Un po’ come la facciata B dei vinili a 45 giri (li ricorda?) che in molti casi hanno decisamente spopolato: “I will survive” (Gloria Gaynor), “Play with fire” (gli Stones), “La canzone di Marinella” (Faber), ma ce ne sono tanti altri.
Come faccio a saperlo se ai tempi delle loro uscite ero ancora nei sogni di mamma e papà? Ho le mie fonti scritte… e lette 😉

2) Il diritto di saltare le pagine.
Su questo non ci piove. Lo faccio anch’io, specie se l’autore inzuppa le frase nella melassa o gira a vuoto nel trito e ritrito. Solo che… poi mi prende il rimorso e… torno indietro ^_^ . Ci crede se le dico che, tra uno sbadiglio e uno stropicciarmi gli occhi, in quelle pagine finisce che trovo spunti interessanti o citazioni insolite o, addirittura, indizi per scoprire il colpevole?
Già, già…

3) Il diritto di non finire un libro.
Un mio amico autore (non del suo calibro, Prof) dice che prima di abbandonare i personaggi di una storia, bisogna arrivare almeno fino a pagina 100. Eheheh, non sa quanti segnalibri ho lasciato a pagina 101, Daniel. Se ne stanno lì, buoni buoni, ad aspetare il momento giusto per andare avanti. Per alcuni è arrivato, per altri arriverà… forse.

 4) Il diritto di rileggere.
Ovvio che, di tanto in tanto, acchiappi quella voglia di “casa” che fa tornare dal proprio autore. Ma questo diritto non vale solo per i libri bensì per tutti quei passaggi che ci piacciono o che, lì per lì, non ci sono chiari.

5) Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
Anche la mano, Daniel? 
Bien sûr, ma petite impertinent, maggiormente quando ci son scritti su gli appunti per il compito di storia o il titolo di quel libro imperdibile che ti ha suggerito un’amica.
Ahahah, bien dit, Daniel.

6) Il diritto al bovarismo. 
Sì ma senza farsi prendere la mano altrimenti diventa pericoloso. Penso che la vita sia un libro da scrivere, di proprio pugno, attimo dopo attimo e… senza scopiazzare… siam mica al mondo per fare gli amanuensi. Giusto Prof?
Parfait
Yeeeah!

7) Il diritto di leggere ovunque.
Ovunque, sì. Aggiungerei pure: in qualunque posizione. Sa? io la immagino leggere in piedi con il gomito poggiato allo scaffale della libreria, o seduto in poltrona con la gamba accavallata e la schiena dritta. Invece, non oso pensare cosa direbbe se vedesse me quando leggo, Daniel… uuh mamma! Ahahah! Mi manca giusto far la verticale… Ahahah

8) Il diritto di spizzicare.
Ehm… qui mi avvalgo del diritto di non avvalermi a tale ottavo diritto… se non quando spolvero le librerie da cima a fondo.
Psst, detto fra me e lei, Daniel, questo lo sostituirei con il diritto di annotare a margine, ghirighorare, orecchiare, freccettare, sottolineare, briciolare, evidenziare e trascrivere intere frasi. Che ne dice? Non pensa che sia questo il modo migliore per “vivere” la storia? Altro che bovarismo…! 😉

9) Il diritto di leggere a voce alta.
Oh già! Vorrei vedere lei, Prof, una qualunque mattinotte o domenica pomeriggio a star in casa con una che legge a voce alta per tre, quattro, cinque ore… a parte che la voce poi sparisce. Eppure, a ben pensarci, sarebbe un raccontarsi la storia. Magari potrei anche cambiare voce a seconda del personaggio… un po’ come faccio quando leggo le favole alla mia nipotina che se la ride un mondo.

10) Il diritto di tacere.
A proposito di questo, sul suo libro ha scritto una verità che conosco da sempre e che mi farei tatuare… se non tenessi troppo all’integrità del mio color mozzarella:

«L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in un gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. […] Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità».


Je vous aime, Monsieur Pennac. Merci bien de jouer avec moi.. bonheur

  1. Ecco, lo sapevo, sei come i bambini: quando non ti si sente per qualche tempo è perché stai architettando qualcosa. Non deludi mai.
    Bien joué, hérisson!

  2. Leggo in ritardo il tuo pezzo ma sono giustificato.
    Ricordo di averle lette le citazioni di Pennac e aver rimuginato alquanto.
    Al di là di essere d’accordo o meno, ad esempio non leggere o del bovarismo su cui concordo con te, è sempre una miniera di pensieri.
    O.T Visto che il 2020 si appresta a lasciarci, finalmente, ti propongo la data del 10 gennaio. Spero che vada bene

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