12/4 – 6

Ce l’ho a morte con te.
Si, proprio te che leggi di nascosto, come se fossi un tabù da spiare.
Aspetti che io faccia una mossa falsa: un piccolo errore di punteggiatura o un banale concetto spacciato per architettura d’intelligenza.
Vuoi il mio errore così da avere qualcosa di cui parlottare con i tuoi amici, quelli che non sbaglierebbero un congiuntivo, che mai si sognerebbero di presentarsi a un evento e rovinare la loro performance per aver esagerato con i vizi.
Ma le mie parole non fanno poi così rumore, almeno non quanto il risucchio della pozione magica bevuta da una megera.
Non è colpa mia se nell’immaginario le streghe sono quasi sempre donne. È però vero che si sanno difendere dalle sopraffazioni. E che cantano come sirene.
Un po’ come la voce sporca e sofferta di Janis Joplin.
Lei sapeva tenere a bada le folle e il bullismo. Non esistevano vizi in grado di compromettere i suoi spettacoli.
Ed è sparita di scena prima che qualche vigliacco potesse chiederle di scrivere l’età su un curriculum.

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